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Castello di Annone

I rom nell’hub di Castello di Annone? Le reazioni in paese tra “no comment” e ironia

Il sindaco non rilascia dichiarazioni, ma il consigliere comunale di minoranza Paolo Viarengo analizza il problema da tutti i punti di vista

È un deciso “no comment” quello del sindaco di Castello di Annone Silvia Ferraris interpellata in merito alle novità legate all’eventuale intervento del Ministro Lamorgese a cui si è rivolto il sindaco Rasero. Al Governo è stato chiesto di autorizzare lo spostamento di circa 80 rom nell’hub del paese alle porte di Asti. «Non voglio rilasciare ulteriori dichiarazioni – replica Ferraris – Per quanto mi riguarda ho parlato con il prefetto Ventrice e per lui l’ipotesi di trasferire qui i rom non è percorribile».

Ma se il sindaco preferisce non commentare, a parlare ci pensa il consigliere di minoranza Paolo Viarengo. Quest’ultimo si rivolge direttamente all’onorevole Andrea Delmastro delle Vedove (Fratelli d’Italia) che è stato il primo a suggerire, proprio al Governo, di usare l’hub per accogliere i rom di via Guerra. «Prima di proferire certe affermazioni bisognerebbe raccogliere maggiori informazioni sulla realtà locale coinvolta, al fine di meglio valutare le implicazioni di quanto improvvidamente caldeggiato. Stiamo parlando – sottolinea Viarengo – di un paese che non arriva, frazioni comprese, alle 2.000 anime. Una realtà depressa dal punto di vista economico, ambientale e sociale». In soldoni Viarengo affronta a viso aperto ciò che ad Asti si tocca con mano da quando, negli anni ‘90, il campo nomadi è stato aperto in una zona a destinazione industriale. Se metti in un dato luogo un campo nomadi non rendi attrattiva l’area in nessun caso, soprattutto agli imprenditori.

«Il mercato immobiliare poi è particolarmente asfittico con valori di scambio al metro quadro che si aggirano intorno ai 5-600 euro. – continua Viarengo – Cifre non proprio da via Monte Napoleone. Sicuramente il benefico trasferimento di una comunità rom all’interno del Comune sarà in grado di far letteralmente esplodere le quotazioni e per questo, da cittadini, rivolgiamo il nostro più generoso riconoscimento per il gentil pensiero». Ma per Viarengo, lasciando l’ironia da parte, Annone sconterebbe «decenni di scelte sbagliate» come «la frammentazione sul territorio di strutture pubbliche quali, scuole, giardini, palestre e quant’altro. Frammentazione che, oltre a non favorire la coesione sociale, rende problematici e costosi i lavori di manutenzione, favorendo al contrario incuria e atti di vandalismo».

Anche per questi motivi l’eventuale arrivo della comunità rom, in via temporanea, ma non si sa per quanto tempo, viene vista da Viarengo, in maniera ironica, come una bella opportunità: «Vuoi vedere che il trasferimento di una comunità rom, – sottolinea il consigliere – notoriamente usa alla pratica del rogo di rifiuti, non possa avere il benefico effetto di ravvivare il panorama con luci dai mille colori?».

Resta la questione sociale: «Sono circa 300 i cittadini stranieri residenti nel paese, di diverse etnie, principalmente albanesi, marocchini, nigeriani. Nella maggior parte dei casi l’integrazione è avvenuta felicemente anche se c’è ancora molto da fare e probabilmente occorrerà arrivare alle seconde generazioni per completare il processo. Vi è poi il discorso dei cosiddetti “nuovi migranti” che vede Castello di Annone un piccolo protagonista in quanto ospita diverse decine di persone, nel concentrico, nelle frazioni e nella stessa “polveriera”. Qui la situazione è un po’ meno felice sia per il fatto che, salvo rari casi, non si possa parlare di alcun processo di integrazione, ma anche perché, soprattutto in tempi di ristrettezze economiche per le famiglie, la cosa provoca spesso parecchi malumori e chiacchiericci […] In tale contesto quale bisogno c’è di innescare una bomba sociale? A maggior ragione con un popolo che per vocazione rifiuta ogni processo di integrazione? Se la gestione di 80 persone ha causato, uso un eufemismo, grattacapi a una città di 70.000 abitanti, come si può immaginare che tutto possa andare liscio un paesino di 2.000 persone?».

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