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Il green pass? L’odissea 2.0 di un’infermiera vaccinata di Asti

Ha lottato un mese contro il sistema informatico del Ministero della Salute per ottenere il suo certificato verde

Immaginate di essere un’infermiera, da 18 mesi in prima linea per curare i malati di Covid, favorevole al vaccino e impegnata a promuovere la campagna di vaccinazione tra i cittadini, ma di incappare in un “bug” informatico che vi impedisca di ottenere il green pass come se foste una “no vax”. Un disservizio che vi costringa a vivere per circa un mese in una sorta di “limbo digitale”, con tutte le nefaste conseguenze del caso. È successo a una dipendente dell’Asl AT, un’infermiera, tra le prime ad essere vaccinate contro il Covid-19 che, a luglio, a provato a scaricare la sua “carta verde” pochi giorni prima di partire per le ferie. Da quel momento è iniziato un calvario che ha dell’incredibile e che dimostra quanto, certe volte, la tecnologia cui siamo soggetti può rivelarsi un’arma a doppio taglio, specie quando se ne perde il controllo.

Tutto nasce da un errore di trascrizione

L’infermiera, infatti, non si era accorta che al momento della prima dose del vaccino, a fine dicembre, era stata registrata con un errore anagrafico. Errore di per sé banale, se non fosse che la trascrizione dei dati, con il refuso, è stata poi inserita nel sistema informatico dell’Asl AT e da qui confluita, con un secondo trasferimento, nell’attuale sistema gestionale delle vaccinazioni di proprietà del Ministero della Sanità. Quindi l’infermiera del Cardinal Massaia, pur regolarmente vaccinata, non risultava iscritta con le sue reali generalità e dal momento che il green pass viene generato dal Ministero, e non dall’Asl o dalla Regione, non c’era verso di ottenere il certificato. Perché la donna, essendo stata vaccinata senza la prenotazione sull’attuale piattaforma regionale, non era in possesso né del codice AUTHCODE identificativo, né aveva ricevuto alcun sms sul cellulare.

L’infermiera ha quindi passato giorni a contattare uffici, a parlare con il call center del Ministero, a mandare mail di aiuto e a cercare in rete come farsi riconoscere il diritto di avere il suo green pass senza il quale, e qui siamo al paradosso, non solo ha dovuto cambiare i piani per le vacanze, ma è stata anche messa alla porta da un bar cittadino perché sprovvista della certificazione. Ha anche provato ad avere il documento recandosi in una farmacia, aprendo il fascicolo sanitario digitale della Regione Piemonte, con lo SPID, ma nulla da fare. Per l’Asl il problema era sulla piattaforma del Ministero, per quest’ultimo era nei sistemi informatici della Regione e avanti così per un po’ di settimane. L’Asl AT, in realtà, è riuscita a intervenire in parte correggendo i dati dell’infermiera e facendole ottenere un corretto certificato di avvenuta vaccinazione, ma per il green pass nulla fa fare.

L’intervento risolutivo dell’assessorato regionale

Fino a quando, pochi giorni fa, la donna ha avuto modo di contattare un collega infermiere che lavora all’assessorato regionale alla Sanità. Quest’ultimo si è immediatamente attivato con il dirigente dei Sistemi Informativi e, alla fine, sono riusciti a risolvere la singola criticità facendole avere l’agognato green pass.

«Si è trattato di una delle tante anomalie che il sistema del green pass ha generato, ma come Regione siamo in prima linea per monitorare questi casi, risolverli e segnalarli al Ministero della Salute affinché non si ripetano – commenta l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi – Abbiamo tecnici molto esperti, ma il problema è che abbiamo scoperto, un po’ per volta, molte anomalie come quella che ha interessato l’infermiera di Asti. Problemi dovuti alla piattaforma ministeriale, l’unica autorizzata a generare i green pass».

Per l’infermiera l’odissea 2.0 nata nel tentativo di ottenere il certificato verde è durata un mese, ma altri sanitari si sono trovati in condizioni simili. È stato suggerito al Ministero di attivare una sorta di canale d’emergenza, con un incaricato territoriale che possa con un semplice click sul computer rettificare a questi errori. Sviste che, in alcuni casi, possono però mettere a dura prova la pazienza di chi si trova a dover combattere contro la peggior burocrazia digitale.

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Una risposta

  1. Mi trovo nella stessa situazione. Sono un infermiere e dopo mesi ad aver dato il mio contributo per la causa mi trovo senza green pass.

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