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Incisa Scapaccino

Incisa: nessuna casa per la famiglia con il bambino disabile

Caduto nel vuoto l’appello del padre che vive con moglie e due figli piccoli in un alloggio da “occupante senza titolo”

Non è finita come sperava la ricerca di una nuova casa per la sua famiglia. Gianluca Rametta, poco prima di Natale, attraverso le colonne del nostro giornale aveva lanciato un appello per trovare una nuova abitazione.
La sua storia era un po’ particolare: l’uomo, rimasto senza lavoro con moglie e due figli dei quali uno gravemente disabile, era stato accolto nella casa dei suoi genitori, in affitto ad Incisa Scapaccino. Casa che era stata poi messa in vendita e il cui proprietario ne aveva chiesto lo sgombero.
I genitori di Rametta, intestatari del contratto di affitto, erano riusciti a trovare un alloggio piccolo adatto a loro e si erano trasferiti, mentre la giovane famiglia aveva continuato ad abitare lì, con il consenso del proprietario, fino a quando non avesse trovato una nuova casa. Le cose sono precipitate quando il padrone di casa aveva trovato un compratore e aveva chiesto alla famiglia di lasciare libero l’alloggio, ma Gianluca non sapeva dove andare e ha lanciato un appello. Chiedeva una casa nei dintorni di Incisa a canone calmierato perché non voleva essere di danno al proprietario dell’alloggio in cui viveva. Anzi, chiedeva un alloggio popolare che con il suo canone sociale avrebbe permesso alla famiglia di poter onorare l’affitto anche con il piccolo reddito di cui dispone.
Ma né l’alloggio popolare, né una casa ad affitto basso sono “usciti” e la famiglia è rimasta lì, facendo “saltare” la vendita dell’appartamento e diventando a tutti gli effetti “occupanti abusivi”. Solo il blocco degli sfratti dettato dal Covid ha impedito finora la procedura formale di sgombero.
«Sono molto amareggiato per quanto successo – dice Gianluca – e devo anche dare atto che il parroco di Incisa si è molto speso per trovarci una casa.
Qualcuno si è dato disponibile, ma quando sanno che posso pagare poco e che ho un figlio disabile, tutti hanno paura di affittare a noi. Mi hanno contattato per una sistemazione provvisoria nel Torinese, ma non posso, per qualche mese, sradicare i miei figli da Incisa, soprattutto il più piccolo che qui ha legato con le insegnanti di sostegno e tutti i professionisti che lo seguono per le sue terapie».
Un po’ di supporto Gianluca lo ha trovato nell’associazione La Tela di Matilda che lo sta seguendo soprattutto per quanto riguarda il bambino disabile, ma finora non è uscita una soluzione definitiva.
«Avrei bisogno di un lavoro che mi permettesse di pagare un affitto normale – dice Rametta – in casa posso lavorare solo io perché mia moglie deve seguire il piccolo. Non posso neppure accettare lavori molto lontani perché ho un’auto vecchissima che non sopporterebbe lunghi viaggi. Io mi affido ancora una volta a chi avesse delle soluzioni per consentirmi di risolvere questa mortificante situazione».

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