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Profughi a Casorzo: la replica “sui numeri” del sindaco

Non vuole passare «né per visionaria né per confusa», anzi tiene a dissipare ogni dubbio sul suo operato

Il sindaco di Casorzo interviene sul caso dei profughi

Non vuole passare «né per visionaria né per confusa», anzi tiene a dissipare ogni dubbio sul suo operato. A parlare è il sindaco di Casorzo Ivana Mussa che vuole intervenire, sperando di mettere la parola fine, riguardo alla querelle sul possibile arrivo in paese di un gruppo di immigrati. Con documenti della Prefettura alla mano, il sindaco tiene a chiarire immediatamente che «la richiesta iniziale era di 25 migranti» anche se «attualmente non è previsto alcun invio di persone in paese». Quindi neanche i 5 migranti indicati, la scorsa settimana, dalla Cooperativa Senape di Casale Monferrato, vincitrice del bando della Prefettura di Asti per l’accoglienza di cittadini stranieri in unità abitative. Ma per capire come si siano svolti i fatti è necessario riavvolgere il nastro e tornare allo scorso anno. A ricostruire la cronistoria è proprio il primo cittadino: «In novembre mi telefonò in comune un collaboratore della presidente della Cooperativa, Mirella Rua, per chiedere un appuntamento con l’Amministrazione perché erano risultati vincitori del bando per la collocazione di 25 migranti in una casa del comune di Casorzo». Come spiega il sindaco, l’incontro avvenne il giorno 28 novembre: «Alla mia presenza, del vicesindaco, dell’assessore, del Tecnico comunale e dell’agente di Polizia Municipale si presentarono la presidente Rua e il suo collaboratore. A onor del vero la signora parlò di 20 persone da collocare nella casa composta da tre unità abitative. Sia il vicesindaco sia il tecnico comunale chiesero di poter accedere nell’abitazione per controllare che la metratura fosse consona ad ospitare un tale numero di persone». A seguito di questa intesa verbale, ci fu, successivamente, l’accesso negli alloggi in accordo con la proprietà. «Fu la Cooperativa stessa – sostiene Mussa – a fornirci il recapito telefonico e la copia del contratto. Nei primi giorni di dicembre avvenne il sopralluogo e furono fatti i relativi accertamenti».

L’intervento della Lega

Il primo cittadino non manca di spiegare la raccolta firme promossa dalla Lega che, sabato 8 febbraio scorso, ha allestito un banchetto per chiedere al sindaco di negare la disponibilità all’accoglienza di un numero così elevato di immigrati. «C’è stata – afferma Mussa – strumentalizzazione politica ma era solamente finalizzata a sensibilizzare le autorità competenti a limitare il numero in relazione ai 600 abitanti di Casorzo, paese privo di esercizi pubblici, impianti sportivi, luoghi di aggregazione, scuole e servizi di trasporto scadenti». Allo stand erano presenti, tra gli altri, il deputato leghista astigiano Andrea Giaccone e il collega di Fubine Lino Pettazzi. Proprio sul risvolto politico che ha preso la vicenda, il sindaco Ivana Mussa tiene a precisare: «Sono stata eletta come rappresentante di una lista civica e, gli eventuali miei orientamenti politici, non vanno ad inficiare il mio lavoro che oltre ad amministrare è anche quello di sopraintendere alla sicurezza dei miei cittadini». Proprio, in conclusione, del suo intervento Ivana Mussa lancia il messaggio più importante di tutti, quello che veramente, si spera, possa chiudere la vicenda: «Casorzo non è razzista ma, al contrario, è una città accogliente».

Un Commento

  • Silvi ha detto:

    Sì parla sempre e solo di accoglienza profughi. …..ma arrivano tutti dai paesi in guerra? E la sicurezza?
    Perché tutti da noi in Italia?

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