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Si punta al turismo, ma il Monferrato potrebbe ospitare scorie nucleari

Oltre il confine dell'Astigiano, nell'Alessandrino, sono stati identificati alcuni possibili siti dove costruire i depositi delle scorie con buona pace delle vocazioni turistiche su cui si investe

L’Astigiano è stato risparmiato per il rotto della cuffia, ma c’è poco da esultare perché tra le varie ipotesi messe sul tavolo per identificare i luoghi idonei per il deposito nazionale delle scorie nucleari la scelta è caduta sia nel Monferrato sia nel Torinese. In particolare nella provincia di Alessandria sono state identificate sei aree: Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento, Fubine-Quargnento, Alessandria-Oviglio, Bosco Marengo-Frugarolo, Bosco Marengo-Novi Ligure e Castelnuovo Bormida-Sezzadio. Due in provincia di Torino: Caluso-Mazzè-Rondissone e Carmagnola.

Nulla è deciso perché si parla di aree potenzialmente idonee, come si legge sul sito della Sogin (Società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi), ma per il Monferrato, che da anni sta facendo vari progetti volti ad incrementare la presenza turistica legata alle esperienze gastronomiche, alle bellezze delle colline UNESCO, alla cultura e alla storia locale, essere in parte classificato come ipotetico deposito di scorie nucleari suona come una presa in giro. Certo da qualche parte le scorie vanno messe, ma nel Piano di dislocazione dei depositi forse non si è guardato abbastanza alla vocazione dei territori che potrebbero ospitare gli stoccaggi.

UNESCO e nucleare?

Se la situazione dovesse prendere la piega che nessuno auspica, i turisti potranno passare dalle colline con le vigne riconosciute dall’UNESCO alle aree pianeggianti dei depositi nucleari con le scorie: un vero boomerang per il marketing territoriale. La speranza è che non accada nulla del genere. Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio si è detto sorpreso avendo saputo di questa ipotesi da un giorno all’altro dal momento che non è stata condivisa con i rappresentanti dei cittadini.

Alberto Cirio

«Trovo assurdo – commenta Cirio – che una scelta di questa portata sia stata assunta senza un minimo confronto con la Regione e i sindaci dei territori. È inaccettabile che da Roma piovano di notte sulla testa dei cittadini piemontesi decisioni così importanti e delicate che riguardano le nostre vite». Già ci sono state delle sollevazioni da parte di quei sindaci i cui Comuni sono stati inseriti nella lista dei papabili per ospitare le scorie nucleari, ma anche Legambiente Piemonte ha molto da ridire sulle linee guida del Piano di stoccaggio.

La posizione di Legambiente

«Lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti radioattivi è fondamentale per mettere la parola fine alla stagione del nucleare italiano e per gestire i rifiuti di origine medica, industriale e della ricerca che produciamo ancora oggi – commenta Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – La partita è aperta da tempo, non è semplice ma è urgente trovare una soluzione visto che questi rifiuti sono da decenni in tanti depositi temporanei disseminati in tutta Italia.

Per questo dal 2015 abbiamo più volte denunciato il ritardo da parte dei ministeri competenti nella pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee.

Ora è necessario che si attivi un vero percorso partecipato, che è mancato finora, per individuare l’area in cui realizzare un unico deposito nazionale, che ospiti esclusivamente le nostre scorie di bassa e media intensità, che continuiamo a produrre, mentre i rifiuti ad alta attività, lascito delle nostre centrali ormai spente grazie al referendum che vincemmo nel 1987, devono essere collocate in un deposito europeo, deciso a livello dell’Unione, su cui è urgente trovare un accordo».

Ciafani è intervenuto dopo aver visto la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee a ospitare il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico (CNAPI).

Legambiente Piemonte ricorda che in totale sono state individuate 67 aree le cui caratteristiche soddisfano i criteri previsti nella Guida Tecnica n. 29 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) del 2014 e i requisiti indicati nelle linee-guida dell’International Atomic Energy Agency (IAEA).

In Piemonte c’è l’80% delle scorie nucleari nazionali

«Il Piemonte ospita oltre l’80% di tutte le scorie nucleari nazionali – dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – stoccate nei due impianti di Saluggia e Trino. Nei due siti è depositata la grandissima parte delle scorie nazionali ad alta attività, e conseguentemente ad altissima pericolosità. Due siti riconosciuti come inidonei per la vicinanza a fiumi, falde, zone abitate, due siti la cui pericolosità per ecosistema e cittadinanza è assolutamente evidente. Al più presto si deve giungere, ancor prima del 2024, ad un accordo internazionale per il loro trasferimento in quei Paesi che gestiscono già grandi quantitativi di materiali, e che diano tutte le garanzie per trattarli in sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa del Deposito Unico Europeo. Contestualmente è necessario procedere al trasferimento di tutti gli altri materiali radioattivi nel Deposito Nazionale, scelto con oggettività e trasparenza in modo che possa rappresentare la soluzione caratterizzata dal rischio e dall’impatto più basso possibile».

Giorgio Prino

«Il documento CNAPI – continua Prino – individua in Piemonte otto siti (due in provincia di Torino e sei in provincia di Alessandria). È necessario imbastire un percorso trasparente ed un dialogo completo, partendo dai dati dei rapporti Sogin, con tutti i soggetti territoriali: istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici e comunità scientifica. Abbiamo 60 giorni per portare le osservazioni. Lo faremo come sempre basandoci su oggettività scientifiche, in tutela del nostro territorio, delle sue specificità e senza forzature NIMBY».

Oltre al Piemonte ci sono altre sei regioni identificate come aree potenzialmente idonee ad ospitare i nuovi depositi di scorie nucleari: Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia.

Berutti (Cambiamo):«Garantire trasparenza»

Del caso ha parlato anche il senatore alessandrino Massimo Berutti, segretario nazionale di Cambiamo: «Sul tema della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee per ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività è fondamentale che si lavori con la massima trasparenza e dunque con il coinvolgimento attivo del Parlamento. I cittadini di Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia, così come tutti gli italiani, meritano che processi come questo siano il più aperti e concertati possibile. Per questo scriverò al Presidente della Commissione di inchiesta sui rifiuti affinché si avvii un ciclo di audizioni per approfondire il tema e rendere il Parlamento, e dunque il Paese, partecipe dell’importante partita di consultazione e dibattito pubblico dalla quale dipendono il presente e il futuro dei territori, sia in termini di impatto dell’opera, che in relazione a tutto quello che essa significa rispetto ad eventuali opere compensative, investimenti e posti di lavoro».

Sul sito https://www.depositonazionale.it/consultazione-pubblica/proposta-di-cnapi/pagine/default.aspx è possibile consultare nel dettaglio la varie aree identificate per il potenziale stoccaggio con tutti i dettagli del caso, compresa la superficie che verrebbero ad occupare, il grado di idoneità, l’inquadramento geologico e le relazioni tecniche.

Riccardo Santagati