La spagnola fece molte vittime
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Spagnola, Asiatica, Spaziale: le epidemie del secolo scorso, analogie e differenze con il Coronavirus

Pandemie, epidemie, termini che oggi impariamo a conoscere un po’ meglio grazie anche alla maggiore informazione ma che, soprattutto i meno giovani, hanno già conosciuto nella loro vita

Le vecchie epidemia e il Coronavirus

Pandemie, epidemie, termini che oggi impariamo a conoscere un po’ meglio grazie anche alla maggiore informazione ma che, soprattutto i meno giovani, hanno già conosciuto nella loro vita. E, se la pandemia è un’epidemia che si espande molto rapidamente in tutto il mondo, l’epidemia è una malattia infettiva con una ben delimitata diffusione nello spazio e nel tempo, differenze sottili ma determinanti. Sono tre le pandemie influenzali che si sono verificate durante lo scorso secolo, tre nomi che a distanza di anni sono rimasti indelebilmente scolpiti nella memoria collettiva, tre nomi che evocano morti e catastrofi: Spagnola nel 1918, Asiatica nel 1957, Spaziale nel 1968 e, adesso il Coronavirus. o Covid 19, nata in Cina ed esplosa a livello mondiale.

Ai primi del ‘900 fu un’ecatombe

La terribile Spagnola, tra il 1918 e il 1919, causò circa 50 milioni di decessi (anche se qualcuno ne ipotizza 100 di milioni), un virus nuovo che uccise, stranamente, soprattutto persone con età inferiore ai 65 anni poi, fino al 1957 tutto tornò nella norma. La nuova pandemia della fine degli anni ’50 di morti ne causò circa due milioni e fu una malattia influenzale di origine aviaria nata dal virus H2N2, lo stesso che negli anni 1968-1969 causò l’influenza di Hong Kong, pandemia sviluppatasi nell’omonima città, molto simile all’Asiatica ma meno letale che causò perdite stimate tra le 750.000 e i due milioni di persone. Quest’ultima epidemia è quella che molti ricordano ancora, che solo in Italia provocò circa 20.000 morti e che allora come adesso, anche se la risonanza mediatica fu certamente inferiore, svuotò le strade e riempì gli ospedali.

L’articolo della Nuova Provincia dell’epoca

Era chiamata anche “spaziale”, l’influenza del ’69, e in un articolo della Nuova Provincia datato 31-12 1969 si leggeva “…l’influenza non accenna a diminuire…la sottovalutazione del fenomeno ha ormai lasciato il posto a una preoccupazione giustificata anche dall’elevato tasso di mortalità che sfiora il 5%…”. “Si è fatto ricorso a tutto il potenziae sanitario disponibile – riferiva il prof. Ollino che all’epoca sostituiva il Direttore Sanitario – tutti i medici sono in servizio e tutte le corsie utilizzate” mentre il dott. Caratti tranquillizzava “le farmacie astigiane stanno facendo fronte alla situazione e la carenza di medicinali è sentita solo per la mancanza di qualche di antibiotico”… le situazioni drammatiche registrate nei grandi ospedali di Torino, Milano o Roma fortunatamente ad Asti non hanno avuto riscontro.”

Ospedali stracolmi

Parole che richiamano l’attuale momento, quello che nomineremo come il periodo del Coronavirus, quello che alla fine diventerà ricordo ma che è il ripetersi di situazioni già vissute, un’emergenza per cui sono state coniate regole e divieti. Quello che mancava allora erano i cosiddetti “social”, era internet, era l’accanimento nel cercare notizie.

Alcune regole

Adesso c’è la zona gialla e la zona rossa, due mesi fa guardavamo attoniti quello che succedeva in Cina, adesso replichiamo sulla nostra pelle. C’è paura e diffidenza e se ti viene da tossire cerchi di farlo lontano da orecchie indiscrete. Non darsi la mano, non baciarsi, non abbracciarsi, tenere la distanza di almeno un metro dalle altre persone, lavarsi spesso, a lungo e con cura le mani in un modo prestabilito, sono solo alcune delle regole da seguire, semplici ma che stanno modificando le nostre abitudini, misure di prevenzione e di contenimento per questo virus ancora sconosciuto.

Monica Jarre

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Una risposta

  1. Può godere di qualche immunità chi ha avuto l’asiatica?

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