treno alla stazione di cocconato
Attualità
Linee “sospese”

Sulla ferrovia Asti-Chivasso treni, bici o… navette?

Il no del Coordinamento per la mobilità integrata e sostenibile all’ipotesi di pista ciclabile e l’idea innovativa di una linea per navette elettriche lanciata dai sindaci Tasso e Luzi

L’ipotesi di trasformare la ferrovia Asti-Chivasso in pista ciclabile non piace al Coordinamento per la mobilità integrata e sostenibile (Co.M.I.S.), che ha raggruppato comitati e associazioni di pendolari, nonché privati cittadini che sostengono il trasporto pubblico, la mobilità sostenibile e l’ambiente. La Asti-Chivasso non è al momento dismessa, ma sospesa dal 2011 e potrebbe essere riattivata dopo i lavori di adeguamento e messa in sicurezza a carico di Rete Ferroviaria Italiana.

«I vantaggi del treno»

«Ci chiediamo – sottolinea il Coordinamento – perché tanto impegno venga profuso a favore delle piste ciclabili mentre per la ferrovia si è mantenuto sempre un atteggiamento passivo; e pari dedizione fosse stata dedicata al trasporto pubblico, forse non ci troveremmo in questa situazione e avremmo meno traffico veicolare sulle strade, meno inquinamento. In un programma a medio-lungo termine la riattivazione del traffico commerciale della Asti-Chivasso soddisferebbe la necessità dichiarata dal primo cittadino di Cocconato di un servizio più diretto tra Astigiano e Chivassese, ma soprattutto le esigenze dei residenti e dei turisti, fungendo inoltre da incentivo per chi volesse trasferirsi ad abitare dalle città in centri più piccoli, alla ricerca di uno stile di vita più sano, a beneficio di quel ripopolamento dei nostri comuni tanto agognato».

Per il Co.M.I.S tale servizio potrebbe essere garantito dal treno, non dall’autobus che deve scollinare ogni pendio. L’ubicazione delle stazioni nel fondovalle potrebbero essere risolto con autobus che colleghino i concentrici, adibendo i piazzali a punto di interscambio. Sulla limitata utenza evidenziata dall’assessore regionale Marco Gabusi, il Co.M.I.S. replica che il servizio era esercitato in maniera inadeguata e le corse dei bus avvenivano in concorrenza con quelle dei treni anziché integrate con essa. «Per definire l’utenza – spiega il Coordinamento – si dovrebbe considerare il numero degli abitanti residenti nei territori attraversati dalla ferrovia, nonché origine e destinazione degli spostamenti: solo così se ne avrebbe un quadro completo. Ci chiediamo inoltre quale utilità avrebbe la pista ciclabile per i pendolari, dal momento che realisticamente sarebbe davvero funzionale solo dove ci si deve spostare per brevi tratti. I percorsi per le biciclette dovrebbero essere piuttosto realizzati sulle molte strade di campagna che già esistono».

Mai come in questo momento, secondo il Co.M.I.S., ci sono risorse a disposizione dei trasporti pubblici e della mobilità sostenibile, punti cardine del piano europeo Nex Generation Eu. «Ci chiediamo come sia accettabile da parte dei sindaci dei piccoli comuni passare da costi nulli, nel caso della ferrovia attiva, a costi da quantificare per la realizzazione e la successiva gestione della pista ciclabile, quando da sempre lamentano la scarsità di fondi delle loro casse. Ricordiamo infine che la Fondazione FS ha dichiarato il suo interesse per la tratta Asti-Chivasso per sviluppare il turismo ferroviario che già oggi, dati precovid, attira tutti gli anni migliaia di persone con l’ulteriore possibilità di unire il cicloturismo grazie a carrozze appositamente attrezzate per il trasporto delle bici».

Le possibili soluzioni

Uno studio dell’Agenzia Mobilità Piemontese del 2017 aveva evidenziato che la riattivazione del servizio sull’intera tratta comporterebbe vantaggi significativi sui tempi di viaggio, ma l’investimento annuo per l’esercizio appare molto elevato (2,20 milioni di euro in più rispetto ad oggi) a fronte di un’utenza inevitabilmente limitata. Occorrerebbero almeno 700 mila euro per gli interventi di consolidamento della galleria tra Cocconato e Brozolo, lunga 2.300 metri, e in quella più breve di Cortanze, che furono all’origine dell’improvvisa chiusura della linea. Purtroppo col passare del tempo è cresciuto il deterioramento dell’armamento: in più tratti i binari sono ormai invasi da rovi, erbacce e piante e inoltre sono state asportate tutte le barre dei passaggi a livello.

Intanto, dopo la proposta di utilizzare la linea come metropolitana leggera (ormai tramontata per gli alti costi) o per treni storici, sostenuta dalla Fondazione FS, e l’ipotesi della trasformazione in pista ciclabile, portata avanti con determinazione dal sindaco di Cocconato Umberto Fasoglio e altri colleghi astigiani, i primi cittadini di Montiglio Dimitri Tasso e di Montechiaro Paolo Luzi lanciano un’idea innovativa. Preso atto che la riapertura della linea ferroviaria è obiettivamente utopistica, propongono di non limitarsi alla creazione di una semplice ciclabile in pannelli prefabbricati che potrebbero rendere difficile la manutenzione e il decespugliamento delle banchine con i trattori, ma di realizzare una più solida pista asfaltata, per consentire un uso polifunzionale e non solo turistico-sportivo: in un prossimo futuro, potrebbe, ad esempio, essere creato un sistema di mobilità pubblica con navette elettriche.

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3 risposte

  1. Non sono daccordo con la realizzazione di una pista ciclabile utilizzabile dalle persone comuni solo con il tempo bello e in determinati periodi dell’anno. I ciclisti sportivi professionisti o dilettanti non ne farebbero comunque uso in quanto la pista non avrebbe le caratteristiche richieste per chi fa questo sport, ovvero tratti in salita o discesa, curve strette e quant’altro.

    1. Non solo. Il treno, grazie alla possibilità di caricare bici, favorisce il turismo “ciclistico” in quanto ampia enormemente (e nella max sicurezza / comodità rispetto all’uso dell’auto) il raggio di azione dei ciclisti

  2. Scrivere che la riapertura della ferrovia è obiettivamente utopistica signica ignorare svariati FATTI tra cui l’elevato tasso di inquinamento ambientale (la pianura padana è la zona più inquinata d’Europa) ed il cambiamento climatico in atto (il settore dei trasporti pesa per circa 1/3 nelle emissioni di CO2).

    Quando finalmente capiremo
    – che NON possono esser i bus la soluzione al problema dello scarso utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico locale stante il fatto che arrancano nello stesso caotico ed inquinato traffico automobilistico
    – che SONO i treni gli unici mezzi realmente attrattivi (se ovviamente ben gestiti) in quanto più sicuri, comodi, veloci, a minor impatto ambientale in assoluto, che minimizzano le perdite di tempo (in treno si può leggere, lavorare, socializzare, …) che consentono la cosiddetta mobilità attiva (trasporto gratuito di bici, monopattini, …)
    – che è possibile far in modo che i bus siano collaborativi con i treni tramite servizi di navetta tra stazioni ferroviarie intermedie e comuni trasversali alla tratta ferroviaria)
    – …
    allora non solo saranno riaperte TUTTE le linee ferroviarie sospese, ma saranno anche TUTTE elettrificate con sommo vantaggio per l’ambiente.

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