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Il caso

Tra pochi giorni chiuderà la Casa di Riposo: ipotesi di ricollocare i degenti fuori Asti

Le dichiarazioni di fuoco dei sindacati contro chi «non ha fatto nulla per impedire che si arrivasse a questo punto»

«È per noi traumatico arrivare a un evento come la chiusura della Casa di Riposo, come per i lavoratori, le lavoratrici e per le famiglie degli ospiti». È così che il segretario generale provinciale della CGIL, Luca Quagliotti, ha esordito in conferenza stampa, oggi pomeriggio, per confermare la notizia del giorno: le dimissioni del commissario straordinario Mario Pasino e la decisione di chiudere la struttura trasferendo altrove i 132 degenti, di cui 120 con posti convenzionati, avviando la mobilità per i 110 occupati che non hanno nessun tipo di ammortizzatore sociale.

Durante il confronto in Prefettura, al quale hanno partecipato il commissario dimissionario, il sindaco Maurizio Rasero, i rappresentanti politici della Regione, il funzionario dello stesso Ente che si occupa del “caso Maina”, l’Asl AT, la Fondazione CrAsti e la Banca di Asti, è emerso un ipotetico cronoprogramma di sgombero dell’ex IPAB che i sindacati hanno contestato senza indugi perché definitivo irrealizzabile. «Oggi ci sono state le dimissioni del commissario – ha continuato Quagliotti – e l’ipotesi di chiusura al 31 dicembre dà 11 giorni di tempo per spostare tutti gli ospiti e il personale».

A rischio anche il dormitorio con i suoi 35 posti letto

Come se non bastasse, dentro alla Casa di Riposo c’è il dormitorio maschile con 35 posti letto che, quando il Maina chiuderà spegnendo il riscaldamento, non potranno più restare. Un’altra emergenza nell’emergenza che si è creata in un giorno drammatico per il tessuto sociale della città. «Anche per loro ci sarà un problema di dove ricollocarli all’interno di questa città – ha aggiunto Quagliotti – Ma andando in ordine, di tutti gli ospiti che oggi sono alla Casa di Riposo nessuno tra quelli in convenzione sarà ricollocato ad Asti perché non ci sono posti nelle altre RSA. Saranno distribuiti nel nord e nel sud Astigiano. Il trasferimento degli stessi, secondo l’idea della Regione Piemonte, deve avvenire tra il 27 e il 31 dicembre. Noi valutiamo questa ipotesi una follia».

«Una gestione così frettolosa degli ospiti – ha evidenziato Quagliotti – determinerà anche il venire meno della libera scelta da parte dei famigliari, libera scelta che fino ad oggi era il faro dell’Asl di Asti, e che non è più necessaria, ma anche di chi gestisce le cooperative e di chi le rappresenta sul territorio. Qui la libera scelta non ci sarà».

Dito puntato contro le istituzioni regionali e locali

«Visto che la Regione Piemonte si è rifiutata per quattro mesi di aprire una discussione con noi – ha concluso Quagliotti – Abbiamo chiesto al Prefetto di convocare un Tavolo di Crisi sia per la ricollocazione degli ospiti, sia per quella del personale, tutto il personale anche delle cooperative e della ristorazione. Oggi pomeriggio la Regione non ha avuto neanche il coraggio di presentarsi per dirci che chiudevano e qui lo dico con molta chiarezza: credo che sia vergognoso l’atteggiamento che è stato messo in campo dagli assessori regionali, un totale disinteresse per il futuro della Casa di Riposo che era la più grande del Piemonte e la seconda più grande d’Italia. A chi oggi governa la Regione Piemonte della Casa di Riposo non frega nulla. Dico anche che chi rappresenta qui ad Asti il mondo bancario ha dimostrato un totale disinteresse per la struttura, per chi ci lavorava e per gli ospiti. Alla Fondazione CrAsti sono state chieste risorse economiche per far fronte alla sicurezza e quei soldi sono stati negati. Questi sono i fatti. I vertici degli istituti bancari astigiani dovrebbero dimettersi».

«Ora pensiamo a degenti e lavoratori»

Stefano Calella, segretario generale aggiunto della CISL Alessandria-Asti ha rincarato la dose delle critiche sulla gestione dell’intera partita: «È impensabile che nel giro di pochi giorni si possa mobilitare un’intera casa di riposo, ma prima di Pasino abbiamo avuto otto anni del precedente commissario, di cui almeno cinque in attesa di una modifica allo Statuto, mai arrivata, che avrebbe potuto trasformare l’istituto in Fondazione o in ASP permettendole, ad esempio, di accedere al Superbonus 110% per ristrutturare l’immobile. Cinque anni di bivacco e negli ultimi tre mesi abbiamo avuti silenzi assordanti da parte di chi stava cercando soluzioni. Oggi quelle speranze sono sparite, ma ora dobbiamo evitare che in cinque giorni si possa mettere mano a un trasferimento d’urgenza, come se fosse scoppiato un incendio. Non è pensabile, perché la libera scelta crea qualche problema dal momento che la dislocazione prevista è 80 posti nel nord Astigiano e 40 nel sud. Ora dobbiamo vedere in che modo collocare queste persone, – ha concluso Calella – ma per il personale vogliamo mettere in rete tutte le pubbliche amministrazioni per vedere se ci possa essere mobilità tra una struttura e l’altra, ad esempio tra le Asl di Asti, Cuneo e Alessandria oppure nei ministeri».

Anche Dino Penso, segretario generale della UIL FPL di Asti, non ha mostrato dubbi sul dramma che si sta aprendo. «Il Prefetto è pragmatico e ha chiesto soluzioni concrete, tenendo conto che siamo davanti a due grandi drammi: ospiti e personale ad oggi non sanno dove andranno e, in più, i lavoratori sono senza ammortizzatori sociali. Dobbiamo convocare entro domani persone che abbiano potere decisionale concreto per muoverci in fretta».

Ma Roberto Gabriele, segretario generale della FP CGIL, è stato durissimo verso coloro che reputa essere responsabili dell’accaduto: «Qui il rischio è che alcuni degli ospiti più longevi che vivono nella Casa di Riposo potrebbero avere dei contraccolpi sulla salute, anche gravi. Abbiamo fatto cinque scioperi, diverse manifestazioni, siamo andati sui telegiornali, abbiamo pubblicato decine di comunicati stampa con proposte concrete davanti alle quali abbiamo trovato nelle istituzioni un vero e proprio muro di gomma. Abbiamo visto troppe contraddizioni, troppe incertezze e anche omissioni. Quindi servirebbe un’analisi della storia della Casa di Riposo da parte della magistratura contabile e magari, perché no, di quella inquirente. Per i cittadini di Asti sarà una perdita di un presidio socio-assistenziale sanitario insostituibile e ce ne accorgeremo solo con il tempo. Senza considerare – ha concluso Gabriele – che ci sono 35 persone, senzatetto, che non sappiamo dove andranno a finire e questo è un fatto di una gravità eccezionale».

Quagliotti: «Rasero l’unico del centrodestra che ha provato a fare qualcosa»

Durante la conferenza stampa dei sindacati è stato però ricordato l’impegno del sindaco Maurizio Rasero presente in quel momento. «È da quando è arrivato questo commissario che sappiamo che la situazione era drammatica perché non c’era la volontà di una parte della città di salvare la Casa di Riposo, tant’è vero che il sindaco ad aprile disse “chi vuole salvarla si faccia avanti”.  Dobbiamo dargli atto che ci ha provato – ha osservato il segretario provinciale della CGIL Quagliotti – Diciamo che del centrodestra è l’unico ad averlo fatto. Non ci ha provato chi è in Regione e che fa parte del centrodestra, neanche gli eletti del territorio, e neanche i poteri economici. Ci hanno provato Pasino e anche qualche imprenditore, che poi ha dovuto mollare perché la condizione che poneva la Regione era che venissero saldati tutti gli 8 milioni di euro».

Infine i sindacati hanno ricordato che i contratti degli infermieri che lavorano nell’ex IPAB sono in scadenza il 31 dicembre, quindi anche per loro si deve trovare una soluzione.

Rasero: «Per i senzatetto del dormitorio stiamo già lavorando»

Per quanto riguarda i senzatetto del dormitorio, Rasero ha spiegato che «se riuscissimo con un investimento di una caldaia, a nostre spese, ad allacciare il riscaldamento dei locali dove ci sono loro, potremmo garantire la prosecuzione del servizio». Si sta cercando anche una soluzione per i pasti ai degenti, che dal 1° gennaio non sono più garantiti, nel caso arrivasse una proroga di alcuni mesi per organizzare con calma il loro trasferimento.

Sull’emergenza in sé, Rasero ha poi aggiunto: «Ho cercato di sentire tutte le istituzioni che anche oggi erano presenti e ho bussato a tutte le porte: alcune volte si sono aperte un po’ di più, altre è stato più difficile e mi hanno motivato perché. Fino a ieri sera non sembra esserci questa situazione perché sapevamo che in Acer (uno dei soggetti interessati ad una possibile acquisizione ndr) erano sembrati possibilisti a passare da 1,5 milioni a 2 milioni di investimento. Poi l’Asp avrebbe potuto investire 1,2 milioni di euro per acquisire parte dei locali e spostarci gli uffici, intenzione ribadita anche oggi dal presidente. Avevamo anche chiesto a un altro soggetto di considerare di farci un hospice. Quindi continuare a lavorare così non ti fa pensare che domani precipiti tutto. Però oggi, a un certo momento, tutto è crollato».

Intanto domani mattina in Prefettura ci sarà una nuova riunione tra istituzioni e sindacati.

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