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Attualità
La storia

Una famiglia all’improvviso: la storia di un ristoratore di Tigliole che ha accolto Olga e i suoi tre figli

Ha ceduto a loro il B&B collegato al locale e anche una sala del ristorante. Il suo appello: «Lo consiglio a tutti, è un’esperienza umana meravigliosa»

Sono stati fra i primi ad accogliere una famiglia ucraina in fuga. E’ oltre un mese, infatti, che Olga e i suoi tre figli vivono nella pace delle colline di Tigliole ospiti di una coppia che ha messo le camere del suo B&B a loro disposizione. E che, per farli stare più comodi, ha anche rinunciata ad una sala del ristorante trasformata in salotto e studio per i ragazzi.
Il ristorante è Al Picchio e la coppia è quella formata da Pinuccia e Natale Zanotel.
A Tigliole Olga e i suoi figli sono arrivati tramite alcuni conoscenti dalla loro città di origine, Mykolai, a 60 km dal Mar Nero e a 130 dalla martoriata Odessa.
Olga è una donna la cui corporatura mostra ancora fieramente il suo passato da giocatrice di basket nella squadra della sua città. Poi un infortunio ha fermato la sua carriera ma lei era rimasta nel mondo sportivo come istruttrice del “vivaio” di ragazzi. Quando i tre figli (hanno 14, 11 e 5 anni) hanno cominciato scuola, ha messo a frutto il diploma per estetista. Il marito è un tecnico che lavora sulle linee elettriche dell’alta tensione ed è rimasto a casa.
«Io sono fuggita perchè eravamo vicinissimi alle bombe – racconta – Da casa nostra di giorno si sente il rumore delle esplosioni e di notte si vedono le fiamme alte ogni volta che vade una bomba. La linea del fuoco è a pochi chilometri da noi. Non volevo più che i miei figli assistessero ai bombardamenti e avevo troppa paura che arrivassero anche da noi».
Per ora il marito non è stato chiamato nelle fila dei riservisti: «Stanno chiamando i più giovani, dai 18 anni in su e poi lui serve per ripristinare le linee elettriche nei posti bombardati, per dare di nuovo luce a chi è rimasto nelle città distrutte».
Una donna forte che si scioglie in lacrime appena sa di avere una giornalista davanti: «Lo deve scrivere sul giornale che Pinuccia e Natale hanno salvato la vita a me e ai miei figli, lo deve scrivere. Qui siamo in pace, abbiamo trovato un posto sicuro e una famiglia che ci aiuta in tutto. Non potevo chiedere di più per me e per i miei figli».
I ragazzi riescono a continuare a studiare grazie alla DAD con l’istituto scolastico della loro città (la scuola di Tigliole ha regalato loro un computer per seguire le lezioni) mentre la piccolina ha trovato nel cane di casa un grande compagno di giochi.
«La nostra vita è cambiata di colpo – raccontano Pinuccia e Natale – da due che eravamo siamo diventati sei ed è stato fantastico. Mangiamo a tavola come una vera famiglia, abbiamo sempre i ragazzi in giro per casa, c’è vita, ci sono risate, anche pianti e litigi come in ogni famiglia che si rispetti. Ma è un’esperienza fantastica. E’ molto più quello che loro stanno dando a noi di quello che noi stiamo dando a loro».
Con un grazie al sindaco Daniele Basso che ha fatto tutto il possibile per agevolare gli aspetti burocratici insieme a Questura, Asl e alla farmacista che ha eseguito i tamponi a tutti e quattro.
Un invito rivolto a tutte le famiglie che hanno un po’ di spazio in più per accogliere i profughi: «Accogliete questa gente, aiutatela, creiamo una rete per consentire loro di frequentare connazionali ospitati qui in provincia di Asti. E’ un’esperienza che consiglio a tutti».

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