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Vinissage 2019: tutte le novità (data e location) e i “grandi assenti”

Si terrà fra Università e Palafreezer l'8 e il 9 giugno. Senza l'Officina Enoica, storici partner (che in una lunga lettera spiegano i motivi della loro assenza)

«Noi non ci saremo»

«Vorrete scusarci, ma dopo dieci anni di passione dedicati alla crescita di Vinissage, quest’anno non ci saremo», comincia così una lunga leggera di spiegazione (ma anche di sfogo) che i responsabili di Offina Enoica, storici partner nell’organizzazione del salone del vino naturale e biologico di Asti, hanno scritto sul loro sito per giustificare la loro assenza dall’edizione di quest’anno.

Cambio di location

Edizione che, intanto, registra già due cambiamenti “logistici”: la data (da maggio si passa al week end dell’8 e 9 giugno) e location (dall’ex Michelerio dello scorso anno all’Università e al Palafreezer di quest’anno). Tenendo conto che Vinissage, negli anni, ha toccato un po’ tutti i “contenitori” cittadini (Enofila, Palazzo Ottolenghi, ex Michelerio) passando per le edizioni in cui la location era “diffusa” nelle cantine del centro cittadino.

Le altre novità

Ma la novità più grande riguarda proprio il concetto di Vinissage che l’assessore alle manifestazione del Comune di Asti, Loretta Bologna, riassume in pochi punti.

Solo produttori bio

Il primo è che si vuole innalzare il livello della manifestazione portando al salone solo produttori certificati bio (in vigna o sia in vigna che in cantina). «Un passo importante, che qualifica la nostra manifestazione e le consente di essere così ancora all’avanguardia come lo fu dieci anni fa alla sua nascita – spiega l’assessore Bologna – Vinissage è nata ad Asti e ad Asti deve rimanere e crescere».

Si apre all’estero

E poi l’apertura oltre confine, per dare opportunità ai produttori, quasi tutti di piccole dimensioni aziendali, di farsi conoscere in mercati, come quelli del Nord Europa particolarmente sensibili al mondo del bio. «Per questo motivo il salone sarà accompagnato da momenti di incontro diretto con un grande distributore norvegese cui i produttori locali potranno proporre e presentare le proprie etichette».
Non casuale la scelta della location perchè Vinissage, nell’intento dell’assessore, deve essere sempre più legato alle eccellenze del suo territorio con un coinvolgimento degli studenti del corso di scienze enologiche di Astiss.

Degustazioni a pagamento

Allo studio ancora la possibilità di introdurre degustazioni a pagamento, prossima la costituzione di un’associazione di produttori di vini bio locali e previste prenotazioni di visite in cantina oltre che il confronto nei giorni del salone.

«E’ vino, non marmellata»

Diversa la lettura che danno di queste variazioni quelli di Officina Enoica.
«Nuova amministrazione, nuovo corso, nuovi consulenti e purtroppo modifica della natura stessa dell’evento – scrivono – Non è certo di marmellata che parliamo, ma di cultura del vino e dell’insieme di scelte che, a nostro avviso, spingono un vignaiolo a percorrere l’impervia strada del suo lavoro e un consumatore, consapevole, a percorrere l’antieconomica scelta dell’acquisto».
Le degustazioni a pagamento: «Denunciano un modo elitario di intendere il consumo del vino. La cultura del vino, per come la intendiamo noi, non solo non può essere a pagamento, ma non deve neppure staccarsi dalla figura del suo creatore».

«Tradiremmo noi stessi»

«Tradiremmo noi stessi e la nostra storia se accettassimo di unire la nostra immagine a presentazioni e degustazioni di vini esteri fatte in assenza dei produttori e sotto l’egida ed il cappello di un unico importante distributore. Altrimenti la degustazione diventa uno spot pubblicitario, spot che ha una sua utilità ma in altri universi, non in quello di Vinissage.
L’amministrazione ha molto ridimensionato il nostro ruolo nell’organizzazione e si è contornata di nuovi consulenti. Ha fatto bene, perché noi, a fronte di questo loro modo di intendere la cultura del vino, siamo un corpo estraneo.
Al concetto di marketing globale opponiamo la cultura delle sensibilità planetarie, al concetto di economie di scala opponiamo la rivoluzione del consumo critico, al concetto della managerialità opponiamo il concetto della contadinità e del vignaiolo artigiano. Lasciamo, – conclude la lunga lettera – con rammarico, la nuova amministrazione, i nuovi consulenti e le loro ricche visioni della cultura del vino a tratteggiare i confini del requiem di un sogno. Lo facciamo qui, riuniti come associazione, alzando i calici consapevoli che, pur nelle nostre miserie, siamo più ricchi di quanto la loro marmellata gli permetta di comprendere».

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