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Aramengo: il lupo come “regolatore” naturale di cinghiali e caprioli

Mentre è confermato l'avvistamento di un lupo due notti fa ad Aramengo, lo stesso paese che ha ospitato un seguito incontro su questo animale selvatico

Avvistamento recente

Dopo Berzano, anche Aramengo ha avuto la conferma di avere i lupi che girano per le sue strade, di notte.
La foto allegata è stata scattata da un residente del paese che, intorno alle 3 di notte, ha sorpreso l’animale sulla provinciale per Gallareto. A conferma non solo della presenza dell’animale selvatico nei boschi del Nord Astigiano ma anche del fatto che abbiano un forte timore dell’uomo e si avvicini ai centri abitati solo nelle ore in cui per strada non c’è nessuno.
E’ questa una delle certezze che appena cinque giorni prima dell’avvistamento è stata illustrata nel corso di un interessante incontro organizzato in Municipio ad Aramengo, dal sindaco Cristiano Massaia con il dottor Leone Ariemme, esperto di fauna selvatica della Citta Metropolitana di Torino che ha seguito tutti gli avvistamenti di lupi e gli esami sulle carcasse degli animali attaccati nel nord della nostra provincia.
Un salone gremito da cittadini, allevatori, qualche ambientalista amministratori comunali per capire qualcosa di più sul lupo, animale che nell’immaginario comune evoca paura e diffidenza.

L’arrivo dei lupi

Intanto, perchè e come sono arrivati i lupi fino nei boschi del nord astigiano?
«Perchè qui ha trovato un habitat ideale – è la risposta del dottor Ariemme – I lupi seguono le loro “fonti” alimentari.
Dall’Abruzzo hanno risalito l’Italia attraverso le zone boschive in netto incremento.
L’espansione dei boschi e dei terreni incoltivati produce un inselvatichimento della fauna e, dove ci sono prede, arrivano i lupi».
Luoghi comuni
Smontando anche alcuni luoghi comuni che circolano fra le persone: «Nessuno ha liberato lupi nei boschi e nessuno li alleva – è stato categorico il dottor Ariemme – I lupi hanno fatto tutto da soli. Sono passati da pochi esemplari censiti negli Anni Sessanta agli oltre 2 mila stimati oggi. E sono in aumento continuo».

Un animale solitario

Altro luogo comune sfatato è quello della presenza di branchi numerosi destinati a crescere esponenzialmente.
«Il lupo pattuglia il proprio territorio e non fa entrare altri esemplari.
Al massimo, nella stessa zona (che va da una estenzione minima di 65 fino a quasi 500 km quadrati) vivono la coppia di adulti con i cuccioli dell’anno. Come diventano autosufficienti vengono espulsi dal branco e vanno in “dispersione”, alla ricerca di un’area contigua da “colonizzare” e da presidiare per impedire ingressi di nuovi esemplari».

Cinghiali e divieti di abbattimento

Ma ci sono altre due circostanze che hanno favorito l’arrivo dei lupi oltre al rinselvatichimento delle aree: la protezione legislativa attiva da circa 30 anni che prevede il divieto di abbattimento del lupo e la contestuale “esplosione” di presenze di cinghiali e caprioli, prede molto ambite dai lupi.

Come proteggere gli animali allevati

Peccato però che finora a cadere sotto i morsi dei lupi siano state pecore, caprette e asinelle recintate.
«Questo perchè sono prede più facili da raggiungere e perchè per l’istinto del lupo devono morire gli animali che non si difendono».

Il lupo una risorsa?

Affacciando l’ipotesi del lupo come “regolatore” della presenza ingombrante e dannosa di cinghiali e caprioli.
«Se gli allevatori e i cittadini che posseggono pecore, caprette, asinelli e altre prede predilette dai lupi adottassero delle idonee protezioni del loro bestiame, come ad esempio recinzioni alte ed elettrificate, cani da guardania, stabulazione notturna e collari antilupo – ha spiegato Ariemme – il lupo sarebbe costretto a cibarsi delle prede selvatiche che, in queste zone, sono appunto cinghiali e caprioli diventando una risorsa per risolvere l’altro problema».

L’aiuto della Regione

La Regione Piemonte, dal canto suo, fornisce le reti elettrificate e i cani da guardania corredate di alimenti per mantenerli.

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