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Asti cold case: lo chef venne ucciso per l’incasso del Capodanno del 2000

La ricostruzione di quella tragica notte

Il “film” della tragica rapina

Piero Beggi, conosciuto da tutti come “Piero del Ciabot” era originario di San Polo d’Enza (dove si tennero i funerali con una speciale guardia d’onore formata dai ragazzi della sua brigata vestiti con le giacche da chef). Carabinieri e polizia avevano ricostruito quanto avvenuto: l’uomo, che viveva in un alloggio sopra il ristorante, era stato colto nella notte dai rapinatori che lo avevano già violentemente malmenato nella sua camera da letto per costringerlo a rivelare dove tenesse nascosti i soldi degli incassi di Capodanno e della domenica. Fin da subito si pensò a qualcuno che conosceva l’abitudine dello chef di nascondere i contanti in cantina, perché al suo silenzio i banditi risposero trascinandolo nel locale sotto il ristorante e lì continuarono a picchiarlo selvaggiamente fino a lasciarlo agonizzante a terra. L’autopsia avrebbe poi accertato che ad ucciderlo fu un violento trauma cranico. Una violenza inutile, visto che i banditi se ne sono andati a bocca asciutta: vennero infatti ritrovate le mazzette di denaro nascoste in più punti oltre al milione di lire presente nel portafoglio e in tutti questi anni è sempre aleggiata una domanda: «Perché lo chef si è fatto massacrare a morte pur di non rivelare dove si trovasse il denaro?». Considerato che il locale era assicurato anche contro i furti e le rapine.

I ragazzi della brigata di cucina scortano Beggi al suo funerale

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