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Cronaca
Tribunale

Asti, condannato per i 56 anni di “femminicidio dolce”

E’ il termine usato dall’avvocato della moglie che si è costituita parte civile. L’imputato ha 86 anni

Dopo 56 anni di matrimonio si sono ritrovati in tribunale, davanti ad un giudice, l’uno seduto sul banco degli imputati, l’altra nei banchi delle parti civili. Un processo doloroso per entrambi, perché hanno visto sfilare durante le udienze, tutta la loro vita insieme a figlie e parenti che hanno raccontato come è stato vivere con un padre descritto come violento e una madre vittima della sua ira.
Lui, imputato per maltrattamenti in famiglia, ha 86 anni e lunedì in aula, è arrivato reggendosi sul bastone. Lei, di qualche anno più giovane, sembrava ancora più piccola ed esile sotto il peso di un allontanamento dalla sua amatissima casa per andare a vivere con una delle figlie che l’ha accolta dopo l’ennesimo episodio in cui il marito l’ha colpita con quello stesso bastone che lo sorreggeva durante il processo.
In mezzo a loro il giudice Giannone che ha condannato l’uomo a 2 anni e 2 mesi, pena sospesa vista la sua età, e ha stabilito che dovesse versare alla moglie una provvisionale di 7500 euro in attesa che una causa civile quantifichi il risarcimento per i danni morali.
La donna, alla lettura della sentenza si è nascosta il viso fra le mani e si è messa a piangere. La figlia, in lacrime anch’essa, ha solo commentato «Non doveva finire così».
Negli atti 56 anni di un matrimonio burrascoso costellato da continui litigi e, ha testimoniato una delle figlie, un padre che distribuiva sberle con cattiverie alla moglie e all’altra figlia più vivace. Un uomo, è emerso in aula, cui non andava nulla bene e che esercitava il potere sulla moglie e sulle figlie dall’alto dello stipendio che era l’unico a portare a casa.
«Ci troviamo di fronte ad un “femminicidio dolce” – ha detto nella sua arringa il difensore di parte civile avvocato Silvia Calzolaro che rappresentava la moglie – Non l’ha uccisa, vero, ma lei è morta un po’ dentro ogni volta che riceveva uno schiaffo, un insulto, un’umiliazione. E quando questo accade per 56 anni di seguito, è l’annientamento puro di una persona». Parte civile era anche l’associazione “Mai più sole” con l’avvocato Elisa Anselmo.
Il pm Sorasio aveva chiesto una condanna a 4 anni mentre il difensore dell’imputato, l’avvocato Gaia Taricco, ha posto l’accento sulle prove di tali maltrattamenti così prolungati nel tempo: «Mai un certificato medico che attestasse lesioni, mai un ricorso in Pronto Soccorso, mai un intervento delle Forze dell’ordine – ha detto – Vero che la loro relazione era segnata da continui litigi spesso per futili motivi, ma erano sempre “bilaterali”, un botta e risposta che vedeva coinvolti entrambi i coniugi. La signora aveva tutte le possibilità per separarsi, ma lo ha fatto solo ora».

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