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Asti, la donna che faceva prostituire l’amica disabile sarà processata a porte chiuse

Ha scelto il rito abbreviato. Per la stessa vicenda nei guai due agenti di polizia che non avevano segnalato cosa stesse capitando in quell'alloggio

Nei guai anche due agenti di polizia

Quando si presentavano alla porta di quella ragazza che riceveva clienti a casa sua per prestazioni sessuali a pagamento, si “dimenticavano” di essere degli agenti di polizia e, come tali, obbligati a riferire e denunciare un reato anche quando ne venivano a conoscenza liberi dal servizio.
Così, quando quella giovane donna ha fatto riferimento al fatto che “lavorava” con una ragazza disabile, loro avrebbero immediatamente dovuto fare rapporto, mentre invece così non è stato. E sono finiti nei guai perchè quella circostanza è stata captata da colleghi che stavano effettuando delle intercettazioni nell’ambito dell’indagine che poi avrebbe portato all’arresto della giovane donna.
Lei, gravemente indiziata di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione della disabile è già sotto processo che si svolge secondo la modalità di rito abbreviato.
I due agenti, invece, sono imputati per aver omesso di denunciare all’autorità giudiziaria il delitto di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.Ma questa non è la sola indagine per sfruttamento della prostituzione che la Procura di Asti ha coordinato negli ultimi mesi.
E si tratta di procedimenti che hanno un filo comune che li unisce e sul quale il sostituto procuratore Fiz ha incardinato le indagini.

Italiani sfruttatori

Riguardano, infatti, persone che non ricalcano la figura classica di sfruttatore, ma ugualmente lucrano sul lavoro delle donne che offrono prestazioni sessuali a pagamento.
Si tratta di quattro uomini, tutti italiani, che approfittavano dell’attività di prostituzione facendosi pagare affitti di alloggi ben di più del reale prezzo di mercato oppure organizzando delle piccole feste private in cui lui “portava” le ragazze e raccoglieva il denaro dei clienti che accedevano solo su invito.

Quelle feste ad inviti

Per queste feste è stato indagato un enologo di 60 anni che reclutava prostitute di nazionalità sia italiana che straniera, per mettere in piedi dei privè cui invitava un selezionato cerchio di amici e conoscenti.

Padre e figlio prendevano 350 euro di affitto  a settimana

C’era anche una coppia padre e figlio che approfittava del lavoro delle prostitute. Proprietari di una serie di piccoli appartamenti da dare in affitto ad Asti, ache per poco tempo, erano loro stessi a contattare le escort che mettevano annunci su vari siti internet, offrendo gli immobili in locazione, ovviamente in nero e con costi che arrivavano fino a 350 euro alla settimana. Per la dimesione e la tipologia degli alloggi era un prezzo decisamente esoso praticato solo perchè i due sapevano degli “incassi” delle donne che li occupavano e approfittavano della loro attività.
Ovviamente senza un solo contratto registrato.
E, sempre in giudizio abbreviato, è arrivato il processo a carico di un altro imprenditore, sessantenne anche lui, di Asti, anche lui proprietario di alcuni alloggi in città.

Procurava gli alloggi e i clienti  in cambio di una percentuale

Anche per lui lo sfruttamento consisteva nel mettere a disposizione delle escort gli appartamenti dove esercitare la loro professione ma, in più, procurava loro dei clienti e si faceva consegnare una parte del prezzo pattuito per le prestazioni sessuali.
Indagini che sono state eseguite tutte dall’aliquota della polizia in seno alla giudiziaria della Procura condotte direttamente dal pm Fiz.

Daniela Peira