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Asti: muore di mesotelioma a 59 anni ma le cause risalgono a quando prestò servizio militare sulla nave scuola

Sentenza della Corte d'Appello nei confronti di un saldatore astigiano che ha lasciato moglie e una figlia ancora piccola

L’uomo deceduto otto anni fa

Sul decesso di Salvatore Chirminisi, astigiano, avvenuta a 59 anni nel luglio del 2011 c’era solo una certezza: la causa della morte per mesotelioma pleurico, il tumore provocato dall’inalazione di particelle di amianto.
La moglie, che da Cherminisi ha avuto una figlia ancora minorenne, non ha mai smesso di cercare il responsabile della morte del marito.
E la Corte d’Appello di Torino sembra averlo trovato: la Marina Militare Italiana.

Salvatore Chirminisi

Già assolti due astigiani

Il caso di Chirminisi era già stato trattato in un processo a carico di due imprenditori astigiani titolari di una ditta che si occupava di rimozione di coperture e tetti, comprese lastre in amianto. Ma in primo grado, ad Asti, i due imprenditori furono assolti perchè non era stato possibile ricollegare direttamente l’insorgere del mesotelioma con l’attività lavorativa in quella ditta, prima come dipendente e poi come socio.
Fra i documenti che erano stati presentati durante il processo anche il curriculum di Cherminisi, che di titolari di lavoro nella sua via ne ha cambiati davvero tanti con mansioni di saldatore, operaio generico, posa di lastre in eterni e serramenti, carrellista, fabbro.
Alcuni di questi incarichi lo hanno portato a contatto con l’asbesto, materiale letale per i polmoni umani.

Il periodo sulla Amerigo Vespucci

Ma prima ancora della sua attività lavorativa è quel servizio militare in forza alla Marina ad entrare nel mirino della magistratura.
Chirminisi prestò servizio dal novembre del 1971 all’ottobre del 1973 sulla nave scuola più bella del mondo, la Amerigo Vespucci.
Una nave che tutte le marine ci invidiano ma che dalla sua costruzione avvenuta nel 1931 al termine della bonifica completata nel 2011 è stata una trappola per i polmoni e la salute dei marinai che ci vivevano. Perchè la concentrazione di manufatti e coibentanti in amianto era altissima: veniva usato nelle sale macchine ma anche negli interruttori elettrici di grosse dimensioni e poi ancora nelle tute ignifughe che ogni settimana, a rotazione, l’equipaggio era tenuto ad indossare per fare le esercitazioni. Questo e molto altro nella consulenza tecnica del dottor Ferruccio Galletti, nominato dalla Corte d’Appello di Torino.

Era addetto alla sala macchine

«L’amianto – si legge nella consulenza – era anche nei materassini, nei cuscini e nelle coperte che servivano per isolare la parte calda e consentire di operare sulle macchine in situazioni i emergenza o di manutenzione e il signor Chirminisi trascorreva metà della sua giornata all’interno della sala macchine. Il moto ondoso – precisa ancora l’esperto – e le vibrazioni del motore provocavano lo sviluppo e il distaccamento di particolato dalle tubolature esposte al processo di deterioramento».

Non poteva non aver manipolato amianto

In conclusione, scrive ancora il perito «Il signor Chirminisi non poteva non manipolare o toccare materiale costituito da amianto».
A fronte di questa affermazione, il presidente della Corte, Clotilde Fierro con i giudici Michele Milani e Caterina Baisi ribaltando la sentenza di primo grado ad Asti, ha ritenuto sufficientemente provata l’origine del mesotelioma in Salvatore Chirminisi condannando il Ministero della Difesa a pagare una speciale elargizione di 200 mila euro alla vedova e alla figlia dell’uomo oltre ad un assegno vitalizio di 500 euro mensili ad entrambe e uno speciale assegno di mille euro.
«Giustizia è stata fatta – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni difensore della famiglia e presidente dell’Osservatorio nazionale Amianto – E’ stato riconosciuto che la morte di Cherminisi è riconducibile all’attività di servizio nel veliero Amerigo Vespucci, la nave scuola che aveva componentistica in amianto. Fino al 2015 sono stati almeno 530 i casi di mesotelioma tra coloro che svolsero servizio nella Marina Militare».

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