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Asti, rubata la stella di bronzo sulla tomba del partigiano Perez

La denuncia di Anpi e della figlia che non l'ha più trovata e ha scritto una esemplare lettera al ladro

Ne dà notizia l’Anpi astigiana

Una stella in brozon che ricordava il loro eroico contributo alla Resistenza è stata rubata dalla tomba del cimitero di Asti in cui sono sepolti Francesco Rosso e la moglie Maria Pia Galderisi. Rosso era noto con il suo nome di battaglia “Perez” e fu comandanti della Brigata Garibladi nelle Langhe, fondatore e poi presidente per 40 anni dell’Anpi di Asti. Accanto a lui, nella Resistenza e poi nella vita, Maria Pia, staffetta partigiana della stessa Brigata Garibaldi e proprio questa formazione era stata ricordata dalla stella in bronzo trafugata dal cimitero.

Bravata o qualcosa di più grave?

Ancora ignote le intenzioni, forse una stupida bravata, forse un atto di ignobile vandalismo o forse ancora un intenzionale attacco ai valori della Resistenza e della democrazia.

Il furto è stato denunciato ai carabinieri di Asti dalla figlia di Perez e di Maria Pia, Irene, ed è stato rubricato come vilipendio in attesa di conoscere qualche dettaglio in più.

Anpi: «Ne rimetteremo un’altra al più presto»

Su questo bruttissimo episodio interviene l’Anpi di Asti che, attraverso le parole del suo presidente, Paolo Monticone, stigmatizza fortemente l’assurdità di un atto che non trova spiegazioni plausibili che non siano quelle dell’imbecillità o della stoltezza di chi l’ha commesso. E confida nelle indagini dei carabinieri per arrivare ad individuare il responsabile. Nel frattempo, in accordo con Irene Rosso, provvederà a risistemare al più presto un’altra stella sulla tomba di Perez e di Maria Pia.

Sempre su questo furto che non ha alcun valore materiale ma un grandissimo valore storico e affettivo, la stessa figlia Irene invia un messaggio a chi si è impossessato della stella.

Di seguito riportiamo integralmente il testo firmato “la figlia del comandante”.

La lettera della figlia di Perez e Maria Pia

«E’ giusto che tu conosca almeno il significato di quei pochi centimetri di metallo con inciso  XVI Brigata Garibaldi.

C’era una volta un giovane astigiano che, pur essendo orfano e di madre vedova, fu chiamato alla leva e dovette combattere su vari fronti per trovarsi l’8 settembre 1943 ricoverato all’Ospedale militare di Bari. Un’avventura di 29 giorni per tornare in Piemonte, in gran parte a piedi. Non restò a casa imboscato, ma prese la strada dei monti e diventò Perez. Già, il nome che hai letto sulla tomba. Rimase nelle Langhe sino al momento in cui scese coi suoi 350 uomini a Torino e consegnò il suo sten nel maggio 1945.

«Chi erano i miei genitori»

Quella XVI Brigata Garibaldi racchiude tutto. La lotta, gli ideali e la speranza di un mondo migliore. Tra i suoi uomini “Cobra”, un genovese bellissimo che fu raggiunto dalla sorella, Maria Pia, quando la loro madre morì assieme a 350 civili sotto le bombe cadute su Genova il 4 settembre 1944. Maria Pia, come avrai letto sulla tomba che hai violato, divenne staffetta Partigiana della XVI Brigata Garibaldi, si unì in matrimonio con Comandante Perez.

Cobra muore in azione poco prima della Liberazione. Perez tiene testa ai tedeschi in una battaglia di 9 ore in quel di Feisoglio e per questo riceverà la decorazione di medaglia d’argento al Valor Militare.

«Fai buon uso di quella minuscola stella»

Ti racconto tutto questo perché tu sappia fare buon uso di quella minuscola stella che ti prego di conservare. Raccoglie un patrimonio di Storia Patria e umana.

Poi Perez non tornò Rosso Francesco. Fondò ad Asti la sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e ne fu Presidente per 40 anni.

Il tuo gesto non riesco a capirlo. Non può essere per monetizzare quella stella. Io l’ho scoperto alla vigilia di un Referendum che chiede di modificare norme costituzionali. Il clima elettorale neppure si respira. Allora perché?

Se sei un collezionista di cimeli….. hai scelto bene. Conservala con cura. Una stella resta una stella.

La farò rimettere: un modo di ricordare i ragazzi che non sono ritornati».

 

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