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Canelli: i carabinieri arrestano la banda di ladri delle case di riposo

Sette colpi da ottobre ad aprile. Tre a Canelli, uno a Mombaruzzo e poi a Rodello, Tortona, Strevi. Puntavano sempre alla cassaforte

Sette furti in sei mesi

Si erano specializzati nei furti alle case di riposo: luoghi relativamente “facili” per i ladri, con scarsa videosorveglianza e nessun servizio di vigilanza con addetti alla sicurezza. Forse i bottini non sono favolosi, ma giustificano comunque un viaggio dalla zona del Pavese.

Tre gli uomini che i carabinieri della Compagnia di Canelli hanno identificato (e due di essi arrestato) per sette furti avvenuti fra l’ottobre dello scorso anno e l’aprile di quest’anno nelle case di riposo di Canelli, Mombaruzzo, Rodello, Strevi e Tortona.

Identificati tre uomini

Con l’accusa di furti, rapina, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e uso di carta bancomat proveniente da furto, nei guai sono finiti un italiano di 49 residente nell’Alessandrino, un romeno di 31 anni e un albanese di 27 anni entrambi residente in provincia di Pavia.

Colpi ben organizzati

Erano pendolari molto ben attrezzati e “formati”. Gli investigatori al comando del capitano Alessandro Caprio hanno delineato il modus operandi della banda: facevano numerosi sopralluoghi preliminari nei dintorni della casa di riposo che avevano preso di mira; si spostavano dalle loro città di residenza in auto percorrendo vie secondarie per essere meno tracciabili; nel pomeriggio, durante i loro appostamenti, lasciavano nascosti nei pressi delle strutture gli arnesi utili per lo scasso e poi attendevano il calare della notte per agire. Si introducevano nei cortili delle strutture e, quando erano presenti, si premuravano di legare strettamente con fil di ferro i cancelli e le altre aperture in modo da ritardare gli interventi delle forze dell’ordine in caso di allarme. Spaccando una finestra del piano terra si introducevano nella zona dedicata agli uffici e lì puntavano dritto alla cassaforte che ogni casa di riposo ha in dotazione. Non si sono mai spostati nei reparti di degenza in cui si trovavano gli anziani ospiti. Il bottino era costituito sia dal denaro contante usato per la gestione corrente della struttura, sia da quello lasciato in custodia dagli anziani ospiti i quali spesso chiedevano anche di tenere lì gli ori di casa (in denuncia anche il furto delle fedi nuziali di una anziana ospite) e, in un caso, anche una carta bancomat con allegato il Pin (con il quale è stato effettuato un prelievo).

 

Sorpresi da una Oss che è stata minacciata

Gli arnesi da scasso servivano prevalentemente ad aprire sul posto la cassaforte. In un caso i ladri sono stati sorpresi dalla Oss del turno di notte ma, senza scomporsi, hanno finito il loro lavoro minacciandola pesantemente se avesse chiamato i carabinieri.

In alcune case di riposo sono tornati più volte. Come è accaduto a Canelli, alla Rachele e Giulio Bosca dove nell’ottobre dello scorso anno, nel cuore della notte, hanno suonato il campanello della struttura: alla risposta della Oss di turno hanno desistito e, quella stessa notte, hanno ripiegato su un’altra casa di riposo della città dove hanno portato via un bottino consistente che superava i 15 mila euro. Alla Bosca sono tornati a dicembre, ma questa volta hanno trovato solo documenti all’interno della cassaforte.

Casseforti sempre più vuote

E non è stato un caso. I carabinieri, infatti, ricevute le prime denunce che delineavano un modus operandi uguale, oltre ad intensificare i servizi di pattugliamento per prevenire altri colpi, hanno anche provveduto ad allertare le amministrazioni delle strutture, consigliando loro di non tenere contanti e preziosi all’interno degli uffici.

Un arresto in flagranza

Il risultato è stato che si è passati dai 15 mila euro del primo bottino ad ottobre ai 240 euro dell’ultimo bottino ad aprile. Mese in cui, dopo aver stretto il cerchio intorno alla banda, i carabinieri di Canelli sono riusciti ad eseguire l’arresto in flagranza di uno di loro mentre portava a segno il furto alla Seghini Strambi di Strevi, in provincia di Alessandria. Si trattava dell’albanese che ha opposto una forte resistenza all’arresto finita con una colluttazione con il carabiniere che ha anche riportato lesioni. Da quell’arresto è partita l’indagine per risalire ai suoi complici e nei giorni scorsi il gip Di Naro ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per gli altri due, così come chiesto dal pm Masia che ha coordinato le indagini dei carabinieri.

All’italiano è stata notificata in carcere, dove si trovava da qualche settimana per un precedente arresto, sempre per furto mentre il romeno si trova attualmente fuori Italia e dunque sono state attivate tutte le procedure di polizia internazionale per raggiungerlo e fermarlo.

Analisi, prevenzione, comunicazione

“L’esito di questa complessa e lunga indagine – ha spiegato il tenente colonnello Pierantonio Breda, comandante provinciale dei carabinieri di Asti – è stato il frutto di tre attività complementari: quella di analisi dei furti compiuti, quella di prevenzione e quella di comunicazione a tutti i potenziali obiettivi individuati grazie allo studio delle denunce presentate”.

 

 

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