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Canelli, sgombrata l’ex stazione dai bivacchi dei vendemmiatori: «Ma farli dormire all’aperto è meglio?»

Polemiche a seguito dell'intervento con il quale sono stati ripuliti i locali dai materassi usati dagli stagionali per il rifugio di fortuna

La denuncia di “Sotto il baobab”

Ancora in primo piano il tema dei vendemmiatori stagionali in arrivo dall’estero, molti dei quali senza un tetto sotto cui dormire. E’ di stamattina la notizia, postata su social, dell’associazione Sotto il baobab che addetti delle Ferrovie hanno sgombrato l’ex stazione ferroviaria di materassi e povere cose lasciate dai lavoratori che non hanno alloggio. «Lo sappiamo che in Italia dormire fuori è un reato, ma allo stesso tempo lasciare dormire degli esseri umani sotto la luna costituirebbe un delitto – scrivono dall’associazione -. Stasera i vendemmiatori torneranno dalle vigne pieni di polvere e di sudore ma il posto di fortuna dove passare la notte non ci sarà».

Il sindaco: un intervento legittimo

Sul web i commenti sono volati, tanto che il sindaco Paolo Lanzavecchia, a fine mattinata, ha diffuso un videomessaggio sul canale istituzionale per chiarire l’episodio. Fornendo anche spiegazioni sulle polemiche che si erano levate per il “no” del Comune all’installazione di una tenda per il ricovero di dodici soggetti nel cortile della sede della Croce Rossa. «L’intervento prende le mosse dalla recente polemica che si è sviluppata a seguito di uno sgombero effettuato della Polizia Ferroviaria sul territorio canellese di materiali abbandonati, probabilmente bivacchi di persone che dormivano alla stazione, provvedendo alla messa in sicurezza del sito – dice il sindaco -. La tratta ferroviaria è sotto la competenza della Polizia Ferroviaria e non compete al Comune effettuare controlli se non segnalare situazioni anomale. Confermando l’assoluta legittimità dell’operazione, entro nel merito delle polemiche che si sono sviluppate sui social sullo sgombero dei beni portati via dalla stazione. Parliamo dei flussi stagionali, del problema che ha Canelli di immigrati che arrivano dall’estero per la vendemmia e che senza di loro l’uva non verrebbe staccata. Non si parla, però e come qualcuno vorrebbe insinuare, di politiche migratorie, che non ci competono, ma del mondo del lavoro».

Chi lavora in vigna deve avere contratto e casa

Prosegue Paolo Lanzavecchia. «Il 24 luglio con la Prefettura e altre associazioni abbiamo stilato un protocollo per andare a eliminare l’annoso problema dei flussi stagionali. A giudizio dell’amministrazione chi viene a lavorare a Canelli, e ripeto ne abbiamo bisogno, deve essere in possesso di un contratto di lavoro e avere una possibilità abitativa, che gli venga data dall’azienda agricola o dalla cooperativa che lo impiega affinchè questa domanda-offerta si incrocino prima e non si debba andare ad assoldare un immigrato che siede sulla panchina in piazza giornalmente».

Le aziende agricole da tempo avevano stipulato gli accordi

Il primo cittadino conferma che «le aziende agricole di lunga data hanno già stipulato contratti mesi prima della vendemmia con lavoratori che già conoscono e non assumendo nessuno che staziona sulla panchina.

Il rischio del circuito del caporalato

 

Il fenomeno di raccattare il lavoratore in piazza dove non dorme od eventualmente ospitato dalla Caritas, che fa molto sul nostro territorio, cade nel vortice del caporalato. Quello che ho già detto alla Caritas è che ospitare persone che hanno bisogno è lodevole ma non si può ripercuotere sul mondo del lavoro. Se sono un lavoratore che deve pagare vitto alloggio devo guadagnare di più rispetto ad un vendemmiatore ospitato alla Caritas che può permettersi di guadagnare di meno. Ciò non vuol dire che l’associazione non debba fare accoglienza, bensì durante il periodo dei flussi migratori vendemmiali dobbiamo mettere la Caritas in condizioni che non debba intervenire o sopperire ad un ingranaggio che non funziona nel mondo del lavoro».

«La tenda avrebbe creato false aspettative»

Chiosa il sindaco. «Nel periodo di emergenza Covid-19 abbiamo chiesto alla Caritas di occuparsi delle 25 persone ospitate, ma anche avessimo consentito di mettere la tenda alla Croce Rossa avremmo dato ospitalità a dodici persone, con altri cinquanta che chiedevano un letto. Non avremmo risolto il problema ma creato un effetto tam-tam dove queste persone sanno che vi era un posto di accoglienza arrivando senza contratto di lavoro».

Paolo Lanzavecchia, in chiusura, sgombera il campo «da ogni scelta politica migratoria e sull’accoglienza bensì deriva da una scelta che deve cambiare il mondo del lavoro in agricoltura».

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