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Cuoco, manovale e commesso lavoravano in nero e prendevano il reddito di cittadinanza

Tre casi nell'Astigiano scoperti da agosto ad ora dall'Ispettorato del Lavoro. Maxi multa per il datore di lavoro

Controlli dell’Ispettorato del Lavoro

Un commesso, un cuoco e un manovale che, pur percependo il reddito di cittadinanza, lavoravano in nero rispettivamente in un negozio, in una pizzeria e in un cantiere edile. Sono i tre casi astigiani che l’Ispettorato del Lavoro Asti-Alessandria ha rilevato da maggio in avanti subito dopo l’entrata in vigore della nuova legge che prevede il contributo statale istituito come strumento di lotta alla povertà.
Un contributo che prevede requisiti specifici per le persone che lo percepiscono alcune delle quali non rinunciano però al ricorso al lavoro in nero per assommare un salario sommerso al reddito di cittadinanza.
E’ quanto accaduto ai tre lavoratori intercettati dall’Ispettorato che, nel corso del 2019, ha svolto una capillare attività di controllo nei confronti dei percettori del reddito di cittadinanza, sia nell’Astigiano che nell’Alessandrino con la scoperta di 14 lavoratori in nero che mettevano insieme due reati: l’impiego sommerso in contemporanea alla percezione del contributo statale di cittadinanza.
Per quanto riguarda il lavoro in nero, è il datore di lavoro che ha la peggio: chi occupa irregolarmente persone destinatari del reddito di cittadinanza ha una maggiorazione del 20% della sanzione applicata. Per i lavoratori, invece, può profilarsi la denuncia a piede libero ; se non sussistono i presupposti per la denuncia, parte comunque una segnalazione all’Inps, l’ente erogatore del reddito di cittadinanza, per una successiva istruttoria che verificherà se esistono ancora le condizioni per erogare il contributo oppure sospenderlo, oppure abbassarlo, prendendo in considerazione il reddito familiare complessivo. Va anche detto, però, che secondo l’osservatorio dell’Ispettorato del Lavoro, da quando sono stati intensificati i controlli vi è un numero in diminuzione di casi di lavoro in nero con i destinatari del reddito di cittadinanza. Troppo alto il rischio sia per il datore che per il lavoratore.

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