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Doping al Palio 2014: chieste le condanne

Quella di giovedì doveva essere la giornata della sentenza del lunghissimo e complesso processo sul doping al Palio di Asti del 2014, ma ancora una volta bisognerà attendere diverse settimane per arrivare alla parola fine per il primo grado

Chieste le condanne per il doping del Palio

Quella di giovedì doveva essere la giornata della sentenza del lunghissimo e complesso processo sul doping al Palio di Asti del 2014, ma ancora una volta bisognerà attendere diverse settimane per arrivare alla parola fine per il primo grado.
Alle 17, infatti, il giudice Chinaglia, dopo aver ascoltato fin dal mattino gli ultimi testimoni, la dettagliata requisitoria del pm Deodato e le arringhe del plotone di difensori, ha gettato la spugna e ha deciso di rinviare per repliche al 28 novembre.

Le richieste di condanne

Un punto fermo però è arrivato giovedì ed è quello delle richieste di condanna (e di assoluzione) formulate dal pm Deodato.
L’assoluzione riguarda Alessio Micheli e Paolo Pierino.
Per tutti gli altri 19 imputati, invece, sono state avanzate richieste di condanna che vanno da un minimo di 2 mesi ad un massimo di 2 mesi e 20 giorni.
Richieste che hanno dunque riguardato Antonio Villella, Laura Coda Zabert, Dino Pes, Giuseppe Piccinnu, Livio Vedele, Valter Pusceddu, Maurizio Farnetani, Mario Cottone, Andrea Fabris, Patrizio Serra, Alessio Scaglione, Giuseppe Zedde, Enrico e Luigi Bruschelli, Sebastiano Murtas, Alessandro Chiti, Silvano Mulas, Gianluca Fais e Antonio Binello.Per tutti l’accusa è di maltrattamento di animali sotto il profilo di somministrazione di antidolorifici e prodotti cortisonici nei giorni prima del Palio per renderli più performanti per la corsa che, allora, era ancora alla terza domenica di settembre.

Il metodo usato per le analisi

Giovedì l’udienza si è aperta con un “chiarimento” sul metodo usato dall’Istituto Zooprofilattico di Asti per compiere le analisi sui campioni di urine e altri reperti biologici acquisiti dalla task force di veterinari provenienti da tutto il Piemonte nelle stalle astigiane in cui erano ricoverati i cavalli alla vigilia del Palio.
Il tecnico di laboratorio che ha materialmente eseguito le analisi e che ha poi riportato gli esiti nel documento ufficiale in mano alla Procura, ha specificato che, seppur il documento risulti codificato con il metodo E.L.I.S.A., in realtà al suo interno contiene delle analisi fatte anche con altre metodologie come la spettrografia.

Le contestazioni della difesa

Suscitando la protesta dei difensori che già durante tutto il processo avevano contestato l’utilizzo del metodo E.L.I.S.A. perchè non accreditato e che ora scoprono che non era neppure l’unico protocollo seguito.
Una contestazione che il pm Deodato ha fortemente contrastato, difendendo la sua indagine e la validità e l’attendibilità dei risultati in atto.
Facendo anche due affermazioni importanti. La prima è che, secondo il pm, il fatto che un metodo non sia accreditato non significa affatto che gli esiti cui si perviene siano nulli o inutilizzabili. E poi ha rincarato la dose con una constatazione: «Non c’è stato un solo difensore che abbia presentato risultati diversi da quelli prodotti in atti, per confutarli».
Gli avvocati nelle loro arringhe hanno invece continuato ad attaccare la metodologia usata per le analisi e hanno ricordato che il Palio di Asti si corre su autorizzazione regionale che va in deroga ad alcune norme alle quali invece si rifa il capo di accusa.

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