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Cronaca

Noccioleto attaccato da cinghiali e caprioli: «Basta, bisogna trovare una soluzione»

La denuncia arrabbiata di un agricoltore di Vaglio Serra

In un terreno a Vaglio Serra

Un attacco congiunto di caprioli e cinghiali hanno fatto perdere la pazienza ad un agricoltore settantenne di Vaglio Serra, che ha chiesto ai tecnici dell’Atc (Ambito Territoriale Caccia) di andare di persona a vedere i danni arrecati al suo noccioleto.
Lui è Franco Perrocchio di Vaglio Serra: con i suoi figli conduce un’azienda agricola che coltiva svariati ettari di terra, in parte a noccioleto e in parte a vigneto.
Da anni, come tutti gli altri agricoltori della provincia, combatte contro la fauna selvatica, ma il raid di qualche giorno fa ha fatto traboccare il vaso e si è sentito in dovere di raccontare a tutti e a nome della categoria, quanto sia urgente e indispensabile intervenire per arginare la proliferazione di cinghiali e caprioli.

Rami spezzati o pelati

Che sono entrati nell’appezzamento di Vaglio Serra dove la famiglia Perrocchio aveva messo a dimora quattro anni fa circa 1500 piante di nocciolo.
Doppio il danno arrecato: i caprioli hanno “pelato” le piante fino all’altezza di 1 metro e 20 e hanno “scortecciato” i fusti dei noccioli mentre i cinghiali, meno agili ma più pesanti, hanno squarciato diverse piantine arrampicandosi per arrivare alle nocciole che in questa stagione sono ancora morbide e verdi.
E’ lo stesso Perrocchio a spiegare la dimensione del danno: «Dai quattro anni in poi i noccioli entrano nel buono della loro produzione. I rami squarciati dai cinghiali ovviamente non si recuperano più e anche quelli scortecciati dai caprioli determinano spesso la morte dell’intera pianta. E abbiamo anche provato a rimpiazzarle con nuovi piantini, ma non attecchiscono o comunque non crescono come le altre piante più vecchie che fanno ombra. C’è anche un problema di lavorazione: fino ai quattro anni il noccioleto richiede una cura continua di pulizia con determinati arnesi che cambiano negli anni successivi. Non possiamo fare lavorazioni diverse in uno stesso appezzamento per stare dietro a piante di diversa età».

 

«Stufi di essere sotto scacco dei selvatici»

Danni effettivi e danni collaterali, come quelli “affettivi” per agricoltori che, come Franco, si fa un punto d’onore la lavorazione a regola d’arte delle sue piante. «Vedere quelle piante rovinate dopo quattro anni di cure continue mi fa proprio male – ammette – Io faccio il contadino da quando ho 11 anni, ho finito la quinta elementare e poi ho sempre lavorato nei campi. Negli anni ogni terreno comprato è frutto di sacrifici, di bonifiche, di ore di lavoro per pulirlo e per tenerlo tale. Poi, in un amen, arrivano cinghiali e caprioli e rovinano tutto. Siamo stufi di essere sotto scacco della fauna selvatica».
Perrocchio, e molti coltivatori come lui, chiedono delle azioni di contenimento più incisive perché sono convinti che la situazione stia sfuggendo al controllo.
«Qui da noi possiamo solo ringraziare la squadra di cinghialisti guidata da Valter Angeleri se ancora non ci siamo trovati i cinghiali in casa. Lui e la sua squadra fanno un lavoro straordinario, ma non possono fare più di quello che è previsto dalle normative. La vicinanza con il parco della Valsarmassa, poi – prosegue Perrocchio – è un altro problema perché all’interno dell’area protetta le nidiate di cinghiali proliferano, noi ne abbiamo le prove ogni volta che usciamo in campo e vediamo i cuccioli andare e venire da quella zona».

Nuova ordinanza della Regione

Fra le ultime ordinanze approvate dalla Regione Piemonte vi è quella secondo la quale Si prevede l’utilizzo di mezzi motorizzati su strade comunali e vicinali non solo ai soggetti incaricati ad esercitare operazioni di controllo faunistico e al prelievo venatorio ma anche ai cacciatori privati.
Ma le devastazioni della fauna selvatica costano sempre di più in termini di risarcimenti.

In un anno 42 mila euro in più di danni denunciati

In un solo anno sono cresciute di 42 mila euro le richieste di risarcimento da parte degli agricoltori all’Atc di Asti: dai circa 176 mila del 2018 ai quasi 220 mila euro del 2019. E in questo conteggio non rientrano i piccoli danni che spesso non vengono neppure denunciati dagli agricoltori e tutti quelli arrecati a privati cittadini che coltivano per hobby e quelli nei confronti di automobilisti che hanno la sventura di trovare un cinghiale o un capriolo sulla loro strada.

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