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Cronaca

Omicidio Fassi, caso risolto
ma manca ancora il coltello

E' durato mezz'ora l'interrogatorio di garanzia a carico di Pasqualino Folletto, l'uomo di 46 anni che ha confessato di avere ucciso Maria Luisa Fassi. L'incontro di fronte al gip

E' durato mezz'ora l'interrogatorio di garanzia a carico di Pasqualino Folletto, l'uomo di 46 anni che ha confessato di avere ucciso Maria Luisa Fassi. L'incontro di fronte al gip Morando si è tenuto questa mattina alle 9,45 e si è concluso poco dopo. Nelle carte del gip la conferma di quanto Folletto aveva già dichiarato ai carabinieri e al sostituto procuratore Luciano Tarditi nel pomeriggio di venerdì scorso quando, convocato come testimone, è crollato e ha confessato il delitto.

Scontata dunque la convalida dell'arresto in attesa di un giudizio che non dovrebbe tardare ad arrivare e che passerà sicuramente dalla scelta di un rito abbreviato per usufruire dello sconto pena di un terzo.
Ma la confessione non basta e gli inquirenti stanno verificando, punto per punto, la ricostruzione fatta da Folletto. A partire dal confronto con le testimonianze raccolte durante le indagini, con una persona che avrebbe notato Folletto fuori dalla tabaccheria alle 7,15, prima dell'apertura, dunque, e la cliente che si sarebbe trovata con lui in negozio poco prima del delitto. Presto verrà disposto l'incarico per la consulenza sulla Renault Megane alla ricerca di tracce di sangue della vittima lasciate da Folletto nella fuga; quando è stata sequestrata era stata lavata di recente e non aveva più i tappetini anteriori, ma è molto probabile che qualche microtraccia sia sfuggita ad una seppur meticolosa pulizia. I vestiti che indossava quella mattina sono irrecuperabili, perchè ha dichiarato di averli bruciati, insieme agli scarponi per farli sparire.

Prosegue invece la ricerca dell'arma del delitto, quel grosso coltello da cucina che l'uomo ha preso a casa sua con l'intenzione di usarlo per la rapina. Nell'interrogatorio di venerdì ha dichiarato di averlo lanciato dal finestrino dell'auto al fondo di corso Casale, nei pressi della rotonda per Caniglie. Da allora si avvicendano squadre di carabinieri, con il metal detector, per recuperarlo lungo la scarpata, ma finora non è ancora stato ritrovato. In giornata dovrebbe intervenire una squadra di operai del Comune per tagliare arbusti e piccole piante ai piedi della riva dove i carabinieri potranno tornare a cercare l'arma. Proseguono anche gli accertamenti sul reale stato patrimoniale dell'uomo e sul suo dichiarato stato di indigenza. I primi dati rivelano che lui e la sua famiglia potevano contare su un reddito che non si può proprio definire "da fame" e che i debiti sarebbero derivati non tanto dalle visite e dalle cure della figlia maggiore affetta da una grave malattia degenerativa, ma dalla propensione dell'uomo a dilapidare il denaro alle slot machine e con i Gratta & vinci.

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