Pronto soccorso ospedale
Cronaca
La testimonianza

Ospedale di Asti: soli contro tutti

Sicurezza: cosa succede in un normale turno al Pronto Soccorso (e non solo) con una guardia sola

Gli spari a pochi metri dall’ingresso del Pronto Soccorso, nel posto dove solitamente medici e infermieri fumatori si appartano per la pausa sigaretta, hanno squarciato il velo sull’esasperazione che serpeggia fra gli operatori sanitari dell’ospedale di Asti che si sentono sempre meno sicuri durante i turni di servizio.
Perché ogni giorno, ogni ora c’è qualche situazione di situazione che, se non gestita correttamente, può sfociare in qualcosa di ben più violento di semplici diatribe.
Fra gli osservatori privilegiati (si fa per dire), di quanto succede in ospedale in termini di affronti dell’utenza, vi sono sicuramente le guardie di vigilanza privata che, una sola per turno, si trovano a fronteggiare ogni genere di situazione.
E quello che hanno da raccontare è un vero e proprio “catalogo” di episodi purtroppo ricorrenti.
I più comuni e innocui, dal punto di vista fisico, sono gli insulti: così tanti e così frequenti da non venire neppure registrati. Urla, minacce, parolacce a medici, infermieri, oss e guardie sono diventati la normalità e quasi mai sono giustificati da uno stato alterato dal dolore o dalla preoccupazione per le condizioni gravi di qualche parente. Sono quasi sempre dettati solo dall’arroganza e dalla maleducazione e dalla pretesa di passare subito, di non aspettare il proprio turno sicuri di dover avere la priorità anche quando non è così. E poi il Pronto Soccorso è un porto di mare dove arrivano sì gli utenti che hanno bisogno di cure, gravi o meno gravi che siano, ma anche persone ubriache, altre sotto effetto di sostanze stupefacenti, malati psichiatrici esagitati.
Dalle parole si passa poi ai danni materiali sugli arredi del Pronto Soccorso ma anche di altri ambienti dell’ospedale; il livello ancora più alto è il getto di cose addosso agli operatori di servizio e quando non c’è nulla da tirare allora si passa agli sputi addosso ai camici e alle divise di chi sta lavorando.
Ad ogni intervento severo della guardia per riportare l’ordine piovono minacce: “Ti aspetto fuori”, “Torno con la pistola e vedi che fine fai”, “Ti denuncio”, “Ti cerco e sicuro che ti trovo”.
Poi ci sono i casi di vera e propria aggressione fisica.
Due su tutti: il primo è costato un paio di occhiali da vista nuovi ad una delle guardie che è riuscita a difendersi dall’aggressione ma l’esagitato le ha afferrato la montatura e l’ha completamente distrutta.
L’altro è stato molto più grave ed è accaduto pochi mesi fa quando il figlio di un paziente anziano che era deceduto nella notte, si è presentato all’ingresso del reparto di Geriatria con due spranghe di ferro incolpando medici ed infermieri di aver fatto morire il padre.
Gli operatori sanitari sono riusciti ad asserragliarsi dentro il reparto e hanno chiesto l’intervento della guardia di turno che, salita, mentre stava cercando di disarmare l’uomo è stata colpita più volte alla testa con una delle spranghe riportando una brutta ferita di cui porta ancora oggi i segni. Solo l’arrivo del collega per il cambio turno ha scongiurato danni più gravi.
I momenti più a rischio sono quando si presentano per le cure al Pronto Soccorso persone coinvolte in risse. In pochi minuti arrivano anche i sostenitori delle diverse fazioni e le risse si ripetono anche nella sala d’attesa davanti al Triage o sul marciapiede appena fuori dall’ingresso.
Dal giorno dopo la sparatoria nel parcheggio le guardie hanno l’obbligo di indossare il giubbotto anti proiettile per tutta la durata del turno.

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