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Cronaca
Emergenza veterinaria

Peste suina africana, i casi accertati salgono a 27 e si trovavano tutti nella zona infetta

La CIA denuncia: “Si abbattono i maiali sani in via precauzionale mentre si continuano a lasciare i cinghiali liberi di estendere l’infezione. Perché devono essere gli allevatori a dover pagare il conto di questa emergenza veterinaria?”.

Arriva dall’Istituto Zooprofilattico di Piemonte e Valle d’Aosta l’aggiornamento del lavoro di monitoraggio e di campionamento ed analisi sulle carcasse di cinghiali rinvenute in Piemonte e Liguria dalle task force alla ricerca degli animali morti potenziali vettori di peste suina africana.

I numeri di casi accertati salgono a 27 e sono suddivisi così: 14 in Piemonte e 13 in Liguria. Tutti sono stati trovati nella zona infetta perimetrata dentro i  114 comuni in cui vigono già stringenti provvedimenti riguardanti l’attività venatoria e le attività all’aperto.

In tutto, alla data di ieri, erano state analizzate 147 carcasse, delle quali 104 in Piemonte e 43 in Liguria.

Mentre interviene la CIA con un comunicato che chiede precisi interventi per arginare il diffondersi del contagio.

Una campagna di controllo e riduzione del numero degli ungulati con figure qualificate e strumenti innovativi nei 114 comuni dell’areale infetto. Questa la proposta non più rinviabile di Cia-Agricoltori Italiani al tavolo interministeriale che ha affrontato l’emergenza Peste suina africana (PSA). Secondo Cia è tempo di agire con tempestività e razionalità per evitare ricadute economiche e sociali irreparabili, prendendo esempio dai Paesi Ue che hanno eradicato in poco tempo la malattia di cui il cinghiale è il principale vettore. La PSA, studiata da decenni e non trasmissibile all’uomo, è, infatti, altamente pericolosa per i maiali e potrebbe avere un impatto fortemente negativo sul mercato suinicolo, da cui dipende l’industria salumiera, fiore all’occhiello del comparto agroalimentare italiano, con molte eccellenze anche in Piemonte.

<Non è stato sparato un colpo contro i cinghiali infetti ma già si abbattono i maiali che non sono malati – denuncia Marco Pippione, direttore di Cia Asti – il peso della peste suina non può ricadere tutto sulle spalle degli allevatori che nella zona infetta e nella zona cuscinetto subiscono il danno economico del macello di capi sani, mentre i cinghiali circolano in libertà. Questo dopo aver messo in campo tutte le costose misure di biosicurezza e prevenzione previste>.

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