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Tentò di investire due carabinieri: condannato a otto anni

A processo sei mesi dopo il folle inseguimento nella notte che finì con un frontale sulla piazza della stazione

Inseguimento da film nelle vie di Asti

In sei mesi è arrivata la condanna nei confronti dell’albanese che, alla fine di febbraio, aveva investito un carabiniere e tentato di travolgere un suo collega durante un’operazione di contrasto allo sfruttamento della prostituzione.
Enea Panxhi, questo il suo vero nome (nonostante avesse preso il cognome della moglie per rendere più difficile risalire alla sua vera identità che avrebbe rivelato anche i suoi precedenti), è stato condannato ieri dal gip Di Naro a 8 anni di reclusione al termine del processo per giudizio immediato; quattro anni in meno di quanti chiesti dal pm Masia.
Gravissime le accuse che lo riguardavano: tentato omicidio di due carabinieri in servizio, sfruttamento della prostituzione, lesioni stradali gravi, minacce gravi.
Negli atti del gip Morando tutta la follia di quella serata di fine febbraio quando Panxhi, 26 anni, accompagnato da un’amica, Elsa Qogia, connazionale di 22 anni residente con lui in corso Savona, si è presentato a bordo della sua Mercedes Classe A a ritirare 200 euro da due prostitute, una delle quali sua moglie.
Da tempo l’uomo taglieggiava le due donne e le obbligava a versargli non meno di 50 euro al giorno, 500 euro alla settimana e 1500 euro al mese per “concedere” il posto in cui prostituirsi.
Visti alcuni ritardi nel pagamento dell’”affitto” del posto, l’uomo da alcuni giorni stava pesantemente minacciando le due donne, spaventandole a morte e promettendo violenza anche sulle loro famiglie.
L’appuntamento per la consegna del denaro era stata fissata in via Isnardi ma Paxhi non sapeva che a tenere d’occhio il suo incontro ci sarebbero stati anche i carabinieri che stavano indagando sul giro di prostituzione da lui gestito.
Ha incassato il denaro, lo ha riposto nel portafoglio e quando è risalito sulla sua auto sono intervenuti i militari per bloccarlo. Ma a quel punto l’uomo ha fatto retromarcia per prendere la rincorsa e si è scagliato contro le due auto di servizio dei militari cercando di investirli nonostante gli avessero intimato l’alt e avessero estratto la pistola per fermarlo. Uno dei carabinieri è stato scaraventato a terra e si è ferito mentre l’altro è invece stato investito e solo la sua prontezza ha scongiurato il peggio; ha riportato fratture multiple ad una mano.
Da quel momento è iniziato un inseguimento folle per il centro storico della città.
Davanti la Mercedes che a folle velocità ha percorso le vie cittadine, anche quelle più strette, in contromano e, nei numerosi sbandamenti, urtando auto parcheggiate; dietro le auto dei carabinieri chiamate in rinforzo per non lasciarsi scappare il bandito.
L’uomo ha imboccato in contromano la rotonda della Saclà e poi si è diretto verso la piazza della Stazione dove, sempre in contromano, ha finito la sua corsa in un violento frontale contro una Fiat Multipla.
Gravissime le lesioni inferte al conducente della Multipla che ha riportato ferite non ancora compiutamente guarite (si è presentato al processo ancora con le stampelle). Con l’auto fuori uso, Paxhi e la sua amica hanno tentato nuovamente la fuga, questa volta a piedi ma l’albanese è stato subito bloccato dai carabinieri, mentre la ragazza è riuscita a dileguarsi. La sua fuga però è durata poco perché qualche ora dopo è stata segnalata la sua presenza al Pronto Soccorso dell’ospedale di Asti dove si è recata per farsi medicare le lesioni riportate nel frontale e lì è stata arrestata dai carabinieri.
Da allora i due sono rinchiusi in carcere e da detenuti hanno partecipato al processo difesi dagli avvocati Bazzano e Cellerino che hanno fortemente contestato il reato di tentato omicidio dei militari, chiedendo di “alleggerirlo” derubricandolo in lesioni gravissime.
La donna, nell’udienza di mercoledì scorso, ha definito la sua posizione con un patteggiamento a 3 anni.

Nel processo anche le parti offese (i due carabinieri e l’automobilista della Multipla) assistiti dall’avvocato Caliendo.
Nella sentenza non sono stati previsti risarcimenti danni che sono stati rimandati ad una successiva sede civile.

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