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Violentò il trans che si tolse la vita qualche mese dopo: barista condannato a 6 anni

Sentenza ad Asti per il tragico episodio avvenuto ai giardini Alganon. La vittima, Miguel, 19 anni, non si riprese mai dalla violenza e si suicidò 4 mesi dopo

Inflitta una pena più pesante di quella chiesta dal pm

Condanna pesante quella che il collegio di giudici ha inflitto ad un cittadino di origini romene, Simion Ioan Razvan: sei anni di reclusione per i reati di violenza sessuale e lesioni aggravate ai danni di un giovane trans di Asti.
Giunge così ad una prima conclusione la tragica vicenda di Miguel, il ragazzo di 19 anni che denunciò la violentissima aggressione sessuale avvenuta la sera del 30 aprile del 2017 ai giardini Alganon, all’altezza di piazza Roma.
Una denuncia sofferta che denotava il grave stato d’animo in cui versava, tanto che quattro mesi dopo aver subito la violenza sessuale, si tolse la vita nell’abitazione di via Mameli dove viveva con la madre.

Il drammatico racconto della madre

Proprio la madre, in tribunale davanti al presidente Amerio e ai giudici Beconi e Bertolino aveva ripercorso il calvario degli ultimi mesi del figlio: da quella tragica sera aveva smesso di uscire con gli amici, a stento si presentava al lavoro, era dimagrito moltissimo perché rifiutava di cibarsi, non disdegnava l’alcol, passava ore davanti a programmi televisivi-spazzatura.

Dalla violenza al suicidio

L’avvocato Marco Dapino, che in tribunale ha rappresentato gli interessi legali di madre, padre e sorella di Miguel, ha indicato chiaramente nella violenza sessuale subito lo spartiacque nella vita già travagliata del ragazzo a causa della difficoltà di accettazione della propria sessualità. La violenza ha segnato il declino che avrebbe portato al gesto estremo.

I fatti

Quella sera, ha raccontato il ragazzo in denuncia, lui si trovava ai giardini Alganon quando è stato avvicinato da un gruppo di uomini che hanno cominciato a deriderlo, ad offenderlo e a prenderlo in giro. Ma è stato il ritorno indietro di uno di loro che gli ha cambiato per sempre la vita: secondo la denuncia lo ha spinto contro un muretto aggredendolo per ottenere un rapporto sessuale con prepotenza e violenza. Il ragazzo era riuscito a sfuggirgli, ma sul posto erano rimaste ciocche dei suoi capelli, un suo paio di occhiali e una manciata di biglietti da visita di un locale pubblico del quale Simion era socio.

Telecamere e testimoni

A lui la Polizia era risalita grazie ad alcune importanti testimonianze di avventori del vicino Barcelona e all’analisi dei filmati della videosorveglianza della piazza che, pur non immortalando la violenza sessuale, riprendono chiaramente prima il passaggio del gruppo e poi l’imputato che si stacca, torna indietro e ripassa sotto le telecamere qualche tempo dopo.
Anche se, per un testimone, il racconto in aula è stato diverso da quello fatto nell’immediatezza dei fatti. Per lui i giudici hanno disposto il rinvio degli atti alla Procura con l’ipotesi di falsa testimonianza.
Il pm Fiz ha chiesto a carico di Razvan una pena inferiore di 6 mesi a quella inflitta dal Collegio.

I punti della difesa

Tre i punti sui quali si è sviluppata la difesa sostenuta dall’avvocato Calzolaro: nessuna telecamera ha ripreso la violenza, né la vittima fuggire. E poi Miguel non si è lasciato rertare al Pronto Soccorso quindi, agli atti, non ci sarebbero prove mediche che comprovino l’avvenuta violenza. Respinge con forza, per conto del suo cliente, una qualsivoglia responsabilità nella successiva decisione di Miguel di togliersi la vita, perché per stessa ammissione della famiglia era in preda a profondi conflitti interiori per l’accettazione della sua sessualità.

Si faceva chiamare “maschio alfa”

Nessuna di questi tesi è stata accolta dal tribunale che ha condannato Razvan (conosciuto con il soprannome di Johnny e che sul suo profilo Facebook si definiva un vero “maschio alfa”) anche al pagamento di 30 mila euro di provvisionale ai familiari di Miguel in attesa che un tribunale civile quantifichi il risarcimento danni complessivo.

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