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Cronaca
Codice Rosso

Violenze sessuali: «Il lockdown ha reso nuovi luoghi della città insicuri per tutti»

Due episodi di violenza in pochi giorni. L’analisi di Elisa Chechile, referente del Centro Antiviolenza di Asti L’Orecchio di Venere

Nel giro di una settimana due bruttissime storie di violenza sessuale: una ragazza in cerca di lavoro e il ragazzino adescato al Parco della Resistenza. Ad occuparsi di questi casi sono gli operatori specializzati del Centro Antiviolenza di Asti L’Orecchio di Venere.
Episodio, quelli denunciati, che hanno allarmato anche gli operatori che da anni si occupano dei reati sessuali.
«Analizzando le denunce e le persone che abbiamo ricevuto nell’ultimo anno e mezzo – dice Elisa Chechile, responsabile dell’Orecchio di Venere – siamo giunti alla conclusione che il lockdown ha profondamente modificato la mappa dei posti sicuri della città. Luoghi che prima erano frequentati da molte persone e dunque potevano essere scelti in tutta sicurezza per incontri con persone che non si conoscono, oggi sono invece molto rischiosi. E il Lungotanaro è uno di questi.
I prolungati divieti di uscire di casa e di muoversi liberamente, hanno fatto cambiare le abitudini ai cittadini che hanno semplicemente smesso di frequentare alcune zone. Così in città si sono create zone d’ombra di cui forse non ancora ci siamo resi conto: luoghi svuotati dalle persone, le “sentinelle” di ciò che accade in strada.
«Bisogna riaccendere un po’ di “fari” di attenzione e, anche se nei limiti, una sana diffidenza verso persone che non si conoscono. Se si cerca un lavoro meglio rivolgersi ai centri per l’impiego, alle agenzie interinali, ai sindacati per accertarsi bene delle intenzioni di chi ci offre un lavoro. Va anche sottolineato, però – dice ancora Elisa Chechile – che Asti offre una rete di sostegno che, come dimostrato anche in questo caso, funziona».
E se di episodi di violenza sessuale particolarmente efferata come in questo caso per fortuna ce ne sono pochi, sono in aumento invece quelli fra le mura di casa.
«In una sola settimana, l’ultima, sono arrivate 6 richieste di aiuto ai nostri numeri e ai nostri sportelli – rivela la responsabile dell’Orecchio di Venere – Purtroppo anche in questo fenomeno vi è una responsabilità del lockdown che ha soffocato le normali discussioni in famiglia finendo per alzare di molto l’asticella dell’intolleranza reciproca. Non si riesce più a gestire il conflitto di famiglia, anche il più lieve: si passa subito alle vie di fatto. La sensazione è che dentro tante famiglie ci siano altrettante “bombe ad orologeria” pronte ad esplodere al minimo screzio».
Detto questo, il Centro Antiviolenza L’Orecchio di Venere non conosce ferie: rimarrà regolarmente aperto per tutto agosto come sempre aperta resta la rete di sostegno fra il Centro e le forze dell’ordine che spesso sono le prime ad intervenire e a raccogliere le denunce.

Per contattare il Centro comporre il 1522 (numero nazionale) oppure lo 0141/090009 (numero attivo 24 ore su 24 con segreteria telefonica dedicata a cui è possibile lasciare il proprio recapito per essere ricontattati, oppure ancora il 366-92.87.198 (numero sempre attivo per le emergenze). Via mail all’indirizzo centroascolto@criasti.it.

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