Chiarlo: «Servono accoglienza,buon vino e correzione delle brutture»
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Chiarlo: «Servono accoglienza,
buon vino e correzione delle brutture»

Avere chiaro cosa fare e come farlo; ma anche cosa sia effettivamente possibile nonché le modalità per coinvolgere tutti gli attori interessati. Questi alcuni dei "punti fissi" da cui

Avere chiaro cosa fare e come farlo; ma anche cosa sia effettivamente possibile nonché le modalità per coinvolgere tutti gli attori interessati. Questi alcuni dei "punti fissi" da cui partire, a seguito del riconoscimento di Langhe-Roero e Monferrato quale "Patrimonio dell'Umanità", secondo lo storico produttore di vino Michele Chiarlo: «Ora come ora è importante che le 6 core zone partano insieme e abbiano tutte le stesse opportunità».

Scontato il riferimento alle Langhe, le aree di Barolo, Barbaresco e di Grinzane Cavour già più rinomate a livello turistico di quanto siano Nizza, Canelli e il Monferrato degli "infernot"; e in quel di La Morra esiste già, tra l'altro, un comitato Unesco. Ma nel sud Astigiano? «Innanzitutto Nizza e Canelli devono capire che, pur essendo core zone distinte, sono territori vicinissimi, li divide pochi chilometri. Ogni coordinamento andrebbe pensato insieme. Certo fare rete è difficile, la tendenza è all'individualismo, bisogna riuscire a far capire a tutti i vantaggi che si traggono dal fare squadra». Chiarlo dice di essere stato "ottimista con scongiuri" riguardo alla candidatura, sebbene lo abbia fatto riflettere molto il tempo trascorso con uno dei commissari, di origine portoghese: «Penso che abbia vissuto molto bene il nostro territorio. Mi ha detto che, se sapremo attuare una buona gestione, l'incremento turistico sarà incredibile».

Quindi quali sarebbero le criticità da affrontare? «Il miglioramento dei fondovalle, senz'altro. Con l'Osservatorio del Paesaggio di Asti e il professor Marco Devecchi proponiamo da tempo modalità di mascheramento delle aree industriali con l'inserimento di alberi. Dopotutto i turisti che dovessero raggiungere le nostre colline attraverseranno per forza anche le "buffer zone"». Un altro nodo riguarda le strutture ricettive e l'accoglienza in genere: «Chi arriva deve poter trovare uffici o persone di riferimento per "risolvere i problemi": dove andare, cosa fare. Inoltre c'è una richiesta di strutture di lusso, ma che al contempo siano ben inserite nel territorio. Agli stranieri facoltosi non interessa trovare un altro Hilton, però una strada sterrata può rendere difficoltoso l'accesso per chi arriva con una Ferrari o una Lamborghini».

Inoltre, come produttore, Michele Chiarlo mette in luce ciò che la certificazione dell'Unesco significa per la zona di Nizza: «Di fatto, diventa il territorio per eccellenza in cui si produce Barbera, anche più rilevante di quello dell'Albese; lì le posizioni migliori sulle colline, dopotutto, sono riservate al Nebbiolo». Quindi uno dei traini, anche promozionali, continuerà a essere il vino. Ma quali sono le caratteristiche che possono dare ai produttori di Barbera d'Asti, magari dell'auspicato "Nizza docg", la certezza di avere un prodotto con una marcia in più? «La Barbera si sposa bene con tutte le cucine del mondo, anche con quelle in estremo oriente, e si può bere "a tutto pasto". Sempre di più c'è richiesta per vini non muscolosi ma leggeri, che dopo il primo bicchiere ti lascino la voglia di un secondo: con la Barbera migliore succede. Questa è un'opportunità anche per chi produce per migliorare ulteriormente la qualità. Dimostriamo di meritarci il riconoscimento dell'Unesco».

Fulvio Gatti

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