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“Quando Ornella Vanoni mi commissionò un brano solo per lei”

Il cantautore Giorgio Conte è salito sul palco dell’Alfieri per la prima nazionale di “Bagni Arcobaleno”, lo spettacolo in cui propone il racconto della sua storia artistica

Un Teatro Alfieri nuovamente al 100% della capienza, dopo il lungo periodo di chiusura e restrizioni causa Covid, ha applaudito venerdì scorso Giorgio Conte.
Il cantautore astigiano – 80 anni di età e 60 di matrimonio con la musica – è salito sul palco per la prima nazionale del suo ultimo spettacolo intitolato “Bagni Arcobaleno”, anteprima della stagione 2021/2022 del Teatro Alfieri.
Uno spettacolo di parole e musica, un racconto della sua carriera attraverso aneddoti, confidenze, letture tratte dai suoi libri e canzoni, per far rivivere al pubblico la sua storia artistica. Iniziata, appunto, ai “Bagni Arcobaleno” di Cavi di Lavagna, in provincia di Genova.

Tra racconti e canzoni

«Io e mio fratello Paolo – ha raccontato – scrivevamo canzoni. Per fortuna ai “Bagni Arcobaleno”, alla sera, suonava un complessino: I Campioni, ex gruppo di Tony Dallara. Conobbi il musicista e cantante Roby Matano e gli feci ascoltare le mie canzoni. Mi disse: “Ok”. Diventammo amici, le ascoltò e mi propose di andare a Milano: mi avrebbe presentato al Clan Celentano. Tutto è partito da lì, da quei bagni frequentati da ragazzi».
Breve il passaggio al primo contratto a Milano firmato insieme al fratello Paolo, nonostante il parere legale del papà fosse contrario.
«All’inizio – ha sottolineato – ci trattavano come “ragazzi di bottega”, con continue richieste. Poi arrivò la chiamata di Adriano Celentano: aveva bisogno di un pezzo per la facciata B de “Il ragazzo della via Gluck”, che avrebbe partecipato al Festival di Sanremo. La musica piacque e il testo lo mise Giulio Rapetti, in arte Mogol. Si intitolava “Chi era lui”. Sanremo, prima serata. “Il ragazzo della via Gluck” venne eliminato. Paolo e io eravamo costernati. Ma, come spesso accade al festival, la canzone eliminata si rifece con le vendite. Vennero stampate un milione di copie dell’album. Sicché anche la nostra canzone sfruttò la vendita milionaria. Paolo e io, poco prima visibilmente costernati, fummo visibilmente compiaciuti».
Numerosi altri gli aneddoti raccontati, intervallati dalle canzoni scritte come autore per gli artisti dell’epoca, da suggestioni sonore e dalle sue canzoni. Il tutto condito dall’arguta ironia – e apprezzata autoironia – che contraddistingue Giorgio Conte, mostrata anche quando ha preferito ricominciare una canzone da poco avviata.

I viaggi per il mare e l’incontro con Ornella Vanoni

E così lo spettatore è stato portato a rivivere i viaggi in auto con la famiglia in direzione del mare («fu proprio la nostra amata Sestri ad ispirare a Paolo il testo di “Una giornata al mare”», ha ricordato) o l‘emozione per la telefonata di Mina che annunciava di voler incidere la sua “Deborah” (classificatasi al quarto posto al Festival di Sanremo 1968 nell’interpretazione in abbinamento di Fausto Leali e Wilson Pickett). E ancora, la soddisfazione per “Non sono Maddalena”, canzone da lui scritta e interpretata da Rossana Fratello, con cui la cantante vinse nel 1969 la Gondola d’Argento a Venezia.
Fino all’incontro con Ornella Vanoni, «di cui ero innamorato a sua insaputa», ha ammesso.
«Mi commissionò – ha raccontato – un brano solo per lei. Glielo scrissi su misura e lo intitolai “Che barba, amore mio”».
Poi il racconto dell’incontro a casa sua, a Milano: l’emozione, i preparativi, il viaggio in treno, l’arrivo e l’imbarazzo per aver sbagliato giorno. E ancora il desiderio di “farsi avanti”, sopraffatto dal suo essere «un timido ragazzo di campagna». E l’uscita di scena. «Scappai via – ha confidato – lanciando dal taxi un ultimo sguardo ad Ornella, pieno di rimpianto e già di nostalgia».

La seconda parte

Nella seconda parte dello spettacolo – cominciata dopo aver ricordato come, ad un certo punto, la sua strada si era divisa da quella del fratello Paolo – è poi prevalsa la musica, con numerosi brani storici come “Questo vivere”, “Gnè Gnè”, “La giostra di bastian”, “Stop and Go”, “La mongolfiera”, “Non sono Maddalena”. Fino ad arrivare a “Stringimi forte”, scelto dal Ministero della Cultura e dalla Presidenza del Consiglio come colonna sonora dello spot sulla riapertura dei luoghi della cultura dopo il lockdown, e all’inedito “Di quell’azzurro solo i suoi occhi”, scritta durante la pandemia. Richiesto, per numerosi brani, il coinvolgemento del pubblico, chiamato a cantare parti di canzoni e ritornelli.
Giorgio Conte è stato accompagnato della raffinata orchestrazione del bravissimo Alessandro Nidi (anche voce e pianoforte) e di Massimo Ferraguti (fiati), Simona Cazzulani e Veronica Solimei (violino), Elisa Zito (viola), Filippo Di Domenico (violoncello), Alberto Parone (batteria e basso), Bati Bertolio (fisarmonica e vibrandoneon).

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