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“Tre civette sul comò”: l’almanacco dei giochi antichi (neanche troppo)

Una gustosa raccolta di come si divertivano i ragazzi di un tempo realizzata da Pippo Sacco per Astigiani Editore. Il ricavato in beneficenza

Una raccolta di Pippo Sacco

Un libro elencativo ma soprattutto fortemente evocativo per tutte le persone over 50 che hanno goduto di un’infanzia senza videogiochi.
E’ la strenna di fine anno che Pippo Sacco, cultore della storia locale, ha regalato alla città con “Tre civette sul comò”, sottotitolo “Come si divertivano i ragazzi di un tempo”. Edito da Astigiani, conta sulle pregiate illustrazioni colorate di Paolo Fresu.
Un libro di quelli cui Pippo Sacco ci ha piacevolmente abituati: non c’è trama, ma una raccolta studiata e completa di tutto quello che girava intorno ai giochi di un tempo.

Senza videogiochi

Costruzioni in legno, cubi di legno dipinti, gioco dell’oca, meccano, morra, telefono senza fili, il traforo, la trottola sono solo alcuni dei giochi da interno cui Pippo dedica brevi capitoli di spiegazione con una puntuale contestualizzazione dei periodi dell’anno in cui erano prediletti o le famiglie che potevano permetterseli oppure ancora le età e il numero di partecipanti.
E poi il lungo elenco dei giochi all’aperto, per epoche in cui i bambini finivano di corsa i compiti per scendere nel cortile del condominio o della cascina e ritrovarsi con il gruppo di coetanei.
Da Angelo bell’angelo alle gare con arco e frecce, biglie (con tutte le variazioni di gioco e regole), cavallina, “ce l’hai!”, lippa, guardie e ladri, l’orologio di Milano, la bella lavanderina, mosca cieca.

Creatività e fantasia

Un divertente e documentato capitolo riguarda la creatività e la fantasia dei bambini (oggi ormai adulti) che riuscivano, con poche cose e spesso materiali di scarto, a costruire dei giocattoli del tutto funzionali.

La “conta”

Ma non era gioco serio se non cominciava con la “conta” (e Pippo Sacco ne riporta una selezione di quelle più comuni e popolari), e non finiva con la penitenza per chi perdeva.
Passando per le filastrocche, definite, a ragione, “giocattoli sonori”.
Per inquadrare storicamente il mondo del gioco, il libro si apre con una panoramica nella storia più antica dello svago dei bambini e in una più locale con i “Cinquanta giochi fanciulleschi monferrini” in cui si riconoscono gli astigiani più avanti negli anni.
Insomma, un bel salto nel passato che susciterà qualche nostalgia in chi li ha giocati e conosciuti da vicino ma anche una bella occasione per i più giovani di scoprire che il gioco non è prerogativa moderna ma è un istinto atavico.

Parla l’autore

«Oggi i giochi sono prodotti dalle industrie – scrive l’autore nella sua prefazione – la tv ed il computer hanno ucciso la creatività dei ragazzi, eliminando i segni educativi del gioco: il movimento, la comunicazione, la fantasia, l’avventura, la costruzione, la socializzazione. Lo scopo di questa pubblicazione – conclude – è pertanto quello di registrare i vecchi tradizionali per non farli cadere definitivamente nell’oblio».
E magari per invogliare qualche ragazzino di oggi ad alzare la testa e a rivolgersi al fratellino o all’amico chiedendogli: «Facciamo finta che?…..».

Il ricavato  delle vendite sarà devoluto all’associazione Anffas.

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