Marco Gobetti
Cultura e Spettacoli
Intervista

Villanova d’Asti, Marco Gobetti in scena domani ai Batù con “L’Anciuvé suta sal e suta prucess”

«Cercare il pubblico, non limitandosi ad attenderlo nei luoghi deputati, è di sicuro la parte fondante del nostro lavoro», dice il regista

Torna nella “sua” Villanova Marco Gobetti, attore, regista, autore di teatro, anima del Teatro del Riciclo e della compagnia teatrale che porta il suo nome. Domani sera, domenica, nell’ex Confraternita dei Batù, Gobetti va in scena alle 21 con lo spettacolo “L’Anciuvé suta sal e suta prucess”, una commedia dove le difficoltà di comunicazione si incrociano con la difficoltà di accogliere chi è diverso da noi.
Ne parliamo con Gobetti che ci traccia una panoramica della sua attività teatrale.

La pièce è parzialmente in lingua piemontese, ma tratta un tema di stretta attualità: le migrazioni e più in generale l’incomprensione e la diffidenza per chi è diverso da noi. Il teatro dialettale può quindi occuparsi anche della modernità?

«Assolutamente sì. Le lingue regionali e i dialetti che le compongono devono e possono essere usate a teatro in questo senso, secondo me. Perché mettono in moto pensieri, creano fermento. Certo, occorre che ci sia dietro un’idea di teatro, un pensiero che generi azioni. Tra l’altro, questo spettacolo non è solo in lingua piemontese, ma pure in lingua italiana. E tutti, assolutamente tutti, saranno messi in condizione di capire ogni parola. Sarà un africano, Ibrahim, a permetterci di capire ogni parola pronunciata da Anciuvé, un pover’uomo che un sogno invadente costringe a parlare solo più in piemontese: caso, questo, che gli crea un mucchio di guai».

Nella locandina si dice che il teatro deve essere “palestra di empatia”. Quanto è importante l’interazione con il pubblico?

«È fondamentale, secondo me, la collaborazione immaginifica, che richiede una reciproca assunzione di responsabilità. L’attore chiede aiuto al pubblico, per provare a portare in scena immagini ben più grandi di quelle che la scena pare poter contenere. Se scatta la scintilla, se – ad esempio – il pubblico sente sulla propria pelle ciò che accade ai protagonisti della storia narrata, nasce l’empatia fra attori e pubblico. L’empatia, in forma analoga (il sentire sulla pelle ciò che accade a un altro) può generare lo slancio solidale, da cui nasce il mutuo aiuto. Per questo, alla replica è collegata una libera offerta per azioni solidali sul territorio: pensiamo che il teatro possa anche essere palestra delle basi per una solidarietà responsabile, non gerarchica o semplicemente caritatevole».

Mi spiega qual è la filosofia del Teatro del riciclo?

«È l’azione di un attore tesa a evocare una replica precisa o un insieme di repliche trascorse di uno spettacolo cui abbia preso parte o di cui sia stato spettatore: la vicenda e le immagini dello spettacolo rivivono, così, profondamente contaminate dalla narrazione dei meccanismi teatrali e di tutto ciò che è riconducibile al rapporto tra attori, spazi e pubblici incontrati. Il “riciclo” del teatro già stato non intende essere surrogato del teatro stesso; bensì concentrato rarefatto, essenza che ne sublima la mobile immanenza, la magia: “l’altrove rimanendo”. Travaso di generi, base concreta per l’utopia. Con il “Teatro di riciclo®” si tenta la rivalutazione della natura autentica, magica, sociale e intrinsecamente pedagogica del fatto teatrale: un teatro “de-costruito” e “in costruzione”, motore possibile di culture indipendenti, di incontri liberi e di nuove sensibilità ed empatie».

Le sue origini sono villanovesi. Non si è mai interrotto il rapporto con le sue radici, con le terre astigiane.

«Mia madre, Irma Oddenino, era villanovese e ho passato buona parte della mia vita, sino alla fine del liceo e oltre, a Villanova. Il piemontese che parla Anciuvé, uno dei protagonisti di questo spettacolo, è molto simile a quello che sentivo parlare da mia nonna Carolina da bambino, in frazione Gianassi. Contadina, era una donna di umanità e intelligenza rare: non potrò mai dimenticare le perle di saggezza che profondeva, la sua accettazione tanto della gioia quanto del dolore e il suo interesse per la storia, piccola e grande, che riusciva a vedere nella sua interezza: il presente mai disgiunto dal passato, per potersi guardare intorno con occhi svegli e costruire un futuro possibilmente felice. Sento un profondo legame con queste terre, sì, perché non posso dimenticare le persone che le abitavano e, da attore, ho la curiosità di incontrarne altre. Cercare il pubblico, non limitandosi ad attenderlo nei luoghi deputati, è di sicuro la parte fondante del nostro lavoro».

Lo spettacolo è ad offerta libera e il ricavato verrà utilizzato per atti solidali di mutuo aiuto sul territorio. Ingresso con certificazione verde. I posti sono limitati ed è possibile la prenotazione tramite il link: https://forms.gle/giWsecVMZZ5FzUDX9

Nella foto Marco Gobetti in scena

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