La Nuova Provincia > Economia e scuola > “Io, docente in quarantena, costretto a saltare il concorso e a ricominciare da capo”
Economia e scuola Asti -

“Io, docente in quarantena, costretto a saltare il concorso e a ricominciare da capo”

Lo sfogo di Carmine Monaco, supplente di Matematica al Giobert, che ha visto sfumare la possibilità di diventare professore di ruolo

Parla Carmine Monaco

«Nei giorni scorsi ho dovuto saltare la prova scritta del concorso straordinario per l’immissione in ruolo perché positivo al Covid. E, purtroppo, il Ministero dell’Istruzione si è già espresso sull’impossibilità di prove suppletive. Penso che quanto accaduto sia il fatto più ingiusto che sia mai verificato nella scuola negli ultimi anni».
Sono le parole di chi si definisce «un docente deluso», ovvero Carmine Monaco, 31 anni, insegnante di Matematica all’istituto Giobert dove svolge una supplenza annuale. «Considerata l’emergenza sanitaria – racconta – ero certo che partecipare al concorso sarebbe stata una corsa ad ostacoli tra l’evitare di contagiarsi (diversi i casi che si sono verificati al Giobert ad ottobre) e lo schivare le eventuali quarantene fiduciarie o sperare che finissero prima del 30 ottobre, giorno della fatidica prova di Matematica e Fisica a Novara. Però pensavo che fossimo “tutti nella stessa barca”. Ma, in realtà, ho scoperto che non era proprio così».

La delusione

«In tutta Italia ci sono stati candidati – prosegue – che si sono messi d’accordo con i presidi prendendo aspettativa e scomparendo due settimane prima del concorso, cosa legalmente possibile ma eticamente molto scorretta, considerando le difficoltà che avevano le scuole, alle prese con tanti insegnanti a casa».
«Altri ancora, in quarantena, sono riusciti ad ottenere la possibilità di fare un tampone prima della prova e, qualora negativo, hanno fatto in tempo a partecipare. Al contrario, docenti con maggiori ristrettezze economiche, che vivono ancora con i genitori, sono stati costretti a dover scegliere tra la salute dei propri cari e la possibilità di un impiego fisso».
«E io cosa ho fatto? Mi ammalo in media una volta ogni quattro anni e l’8 di ottobre mi è venuta la febbre alta con tosse. Anche su suggerimento del medico ho richiesto un tampone e ho aspettato 17 giorni per farlo. Risultato, positivo. Concorso saltato. La conseguenza è che, professionalmente parlando, dovrò ricominciare da capo, come se fossi appena laureato. Allora penso: avrei potuto chiedere aspettativa come altri. O avrei potuto evitare di prendere servizio fino ad ottobre per avere la certezza di partecipare alla prova, chiedendo ai miei genitori i soldi per vivere in questi due mesi, disinteressandomi della mia missione. E invece no, mi dico che ho fatto bene. Sono però convinto che questa ingiustizia sociale non fosse necessaria. Perché danneggia chi a scuola ci è davvero andato e ha servito con passione e amore per il proprio lavoro lo Stato e le giovani generazioni».

Articolo precedente
Articolo precedente