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“Lavoro di squadra e corsi universitari innovativi per il rilancio dell’Astigiano”

E' emerso alla tavola rotonda promossa all'Università di Asti dal Centri studi per lo sviluppo rurale della collina

Tavola rotonda al Polo universitario

Fare rete sul territorio per superare la crisi generata dalla pandemia.
E’ l’intento comune emerso nei giorni scorsi in occasione della tavola rotonda “Quali prospettive per il territorio astigiano dopo il lockdown per Covid 19”, organizzata dal Centro studi per lo sviluppo rurale della collina presso il Polo universitario astigiano.
Per l’occasione si sono confrontati numerosi relatori, sollecitati dal prof. Marco Devecchi, docente dell’Università di Torino e presidente del Centro studi.
In apertura i saluti del Prefetto, Alfonso Terribile; di Mario Sacco, presidente del consorzio Astiss che gestisce a livello amministrativo il Polo universitario astigiano e di numerose altre autorità. A seguire la tavola rotonda che ha visto partecipare, tra gli altri, Giorgio Calabrese, presidente del comitato scientifico Astiss; Mauro Carbone, direttore Atl Langhe Monferrato Roero; Roberto Cerrato, direttore del sito Unesco dei paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato; Alberto Maffiotti, direttore Arpa; Filippo Mobrici, presidente Consorzio Barbera d’Asti e il commissario Asl Giovanni Messori Ioli (collegato via web).
L’incontro era volto ad un confronto per individuare le azioni da attuare per il rilancio del territorio dopo la pandemia di Coronavirus, da cui sono emersi numerosi spunti. Tra questi, la volontà di ripartire dalla formazione, dall’università, dai giovani.

Il ruolo dell’università

«L’università è in prima linea nelle attività di promozione culturale e sociale – ha affermato Mario Sacco – attraverso i corsi di laurea, la didattica, i docenti, le iniziative a vario livello con lo scopo di fare rete con la realtà locale, ma anche con gli Enti e gli atenei piemontesi e nazionali».
«Dal confronto che ho avuto recentemente con i responsabili dei corsi universitari (Tecnologie alimentari per la ristorazione, Scienze viticole ed enologiche, Infermieristica, Scienze Motorie, Servizio Sociale) – ha proseguito – è emerso come l’emergenza sanitaria abbia evidenziato la necessità di proseguire nella formazione di professionisti nell’assistenza sanitaria (infermieri, operatori socio-sanitari). Parimenti, è stato confermato l’interesse per i corsi e master del Polo astigiano, anche dall’estero (soprattutto per Scienze viticole ed enologiche), tanto il trend di studenti interessati a partecipare ai test selettivi a settembre è in costante crescita di anno in anno».
Ragionando più a lungo termine, Calabrese ha sottolineato come sia importante, in questo periodo storico, «formare le figure professionali che sappiano leggere il futuro in termini terapeutici e non solo preventivi. Figure professionali che si differenzino dalle altre, innovative e non copiate da altri atenei, che sappiano gestire la realtà di un mondo in cui saremo sempre di più e sempre più “allo stretto”. E, quindi, destinati a convivere con un maggior numero di malattie».
A questo riguardo ha ricordato quando, lo scorso settembre, in occasione di una riunione del comitato scientifico, aveva proposto di istituire un corso o master con la Facoltà di Farmacia di Torino per formare esperti in Cosmetologia farmacologica da prodotti alimentari, professione innovativa in Italia nell’ambito della cura e del benessere della persona.
Sempre riguardo allo sviluppo di nuovi corsi, mentre è stata sottolineata l’unicità di Scienze viticole ed enologiche, essendo incentrata su produzione e ricerca, Mobrici ha espresso una necessità da parte del mondo del vino. «Abbiamo bisogno – ha affermato – di esperti che conoscano bene il territorio e aiutino gli imprenditori del settore a “venderlo”, con il vino ambasciatore».

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