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Cgil e Uil in piazza: «Chiediamo la rivalutazione delle pensioni»

Ieri il presidio in piazza San Secondo in occasione dello sciopero contro la Legge di bilancio

Cgil e Uil in piazza San Secondo, ieri (giovedì), per lo sciopero generale contro la Legge di bilancio, definita «iniqua».
I sindacati territoriali hanno infatti aderito alla manifestazione di protesta che si è svolta in tutto il Piemonte, calendarizzata dalle 4 alle 8 ore a seconda delle categorie.
In piazza San Secondo, dalle 8.30 alle 9.30, si è svolto un presidio alla presenza, tra gli altri, di Luisa Limoni, segretaria regionale Flc Cgil; Luca Quagliotti, segretario generale Camera del lavoro di Asti; e Silvano Uppo, segretario generale provinciale Uilm Uil.
Diverse le questioni criticate dai sindacati. «Il Governo – è stato ricordato in piazza – ha deciso di abbassare le tasse sui patrimoni, portando l’aliquota sui redditi da capitale dal 26% al 14%; di estendere la Flat Tax ai redditi sino agli 85mila euro e di aumentare il tetto del contante a 5mila euro, favorendo evasori e mafiosi. Inoltre ha diminuito la tassa sull’extra gettito delle imprese energetiche. Non solo. Ha deciso di bloccare la rivalutazione delle pensioni e di rendere più difficile l’accesso alle pensioni per le donne, inserendo norme penalizzanti per il diritto alla finestra di “opzione donna”. La tanto annunciata riforma della Legge Fornero, quindi, si riduce all’inserimento di quota 103 (41 anni di contributi e 62 di età), una norma che riguarda poche migliaia di persone».

Le richieste

«Chiediamo a questo Governo, che è stato eletto dal “popolo dell’astensione” – ha aggiunto Luisa Limoni – l’aumento delle pensioni fino ad una forbice tra il 4 e il 7 volte il minimo, insieme al superamento della Legge Fornero con una vera riforma pensionistica che preveda la possibilità di andare in pensione dopo i 62 anni di età o con i 4 anni di contributi, oltre al mantenimento di “opzione donna” con le regole attuali, il riconoscimento del lavoro di cura per le donne e una pensione di garanzia per i giovani».
«Non va dimenticato – ha poi aggiunto Silvano Uppo – che la mancata rivalutazione delle pensioni si accompagna ad una congiuntura economica caratterizzata da un’inflazione al 10%, determinando seri effetti negativi. Per fare un esempio, a causa di questi due fattori chi percepisce una pensione di 2.500 euro lordi nel 2023 perderà nella sostanza una mensilità intera».
Luca Quagliotti ha infine ricordato la mancanza di investimenti nei settori della scuola, della sanità e dei servizi sociali, insieme all’assenza di previsioni di assunzioni per i servizi pubblici e di risorse nell’ambito della ricerca pubblica.

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