Export, riorganizzazione e ricercaLa ricetta “anti crisi” della Vernay
Economia

Export, riorganizzazione e ricerca
La ricetta “anti crisi” della Vernay

Fatturato e dipendenti in crescita per lo stabilimento di località Rilate, appartenente al gruppo americano dal 1985. «Realizziamo articoli in gomma per il controllo di fluidi adatti a vari utilizzi. Le esportazioni hanno raggiunto quota 93%, rivolte soprattutto all’Europa». Con 85 dipendenti, il fatturato previsto per il 2013 è di 20 milioni di euro…

Questa è la storia di un’azienda controcorrente: dal 2008, anno in cui è cominciata la grave crisi economica internazionale che stiamo vivendo, ha registrato una crescita del fatturato, che ha consentito di assumere altri dipendenti e investire sui macchinari. Parliamo della “Vernay” di Località Rilate, unico stabilimento produttivo italiano del gruppo americano, con sede ad Atlanta, che produce particolari in gomma destinati al controllo dei fluidi e che, come tali, vengono impiegati nel settore auto, medicale, informatico (stampanti). Gruppo che, nato nel 1935, conta 6 stabilimenti nel mondo, cui si aggiungono vari uffici commerciali, e che comprende circa 700 dipendenti. Ad essere precisi non è stato il gruppo americano ad “aprire i battenti” nell’Astigiano, in quanto ha acquisito, nel 1985, un’azienda familiare che prima si trovava a Montafia.

Ma qual è il segreto che ha consentito all’impresa di non subire gli “attacchi” della crisi? «I fattori di cui tener presente sono numerosi – spiega Vanna Villata, amministratore delegato dello stabilimento – ma, come ricordo sempre ai dipendenti, non bisogna mai allentare l’attenzione in quanto al giorno d’oggi basta poco per invertire la tendenza. Comunque, in primo luogo bisogna considerare che, da sempre, la nostra produzione è orientata ai mercati esteri (l’export rappresenta il 93% delle vendite) – innanzitutto verso l’Europa (46%), cui si aggiunge la Germania (che da sola ci occupa oltre il 23%) – mentre la “quota Italia”, che negli anni scorsi rappresentava il 15%, ultimamente è scesa appunto sotto il 7%».

«Poi, prosegue – bisogna considerare che, dalla metà del 2010, il gruppo ha adottato una diversa organizzazione, non più per unità geografiche ma per funzioni, cosa che ci ha consentito di lavorare in modo più efficace e sinergico con le altre unità produttive. Infine il fatto che abbiamo personale addestrato a ricoprire più mansioni, cosa che ci consente di far fronte senza difficoltà ad aumenti o a cali di commesse (l’unica riduzione è stata nel gennaio del 2009, quando abbiamo lasciato scadere alcuni contratti temporanei)». La produzione nello stabilimento è continua e si basa su tre turni, quindi si lavora anche di notte ma, solo in rari casi, nel fine settimana. La materia prima viene acquistata, dopodiché i particolari vengono realizzati sulla base del disegno portato dal cliente (o concordato con lui) utilizzando presse e vari macchinari che stampano le placche di gomma da cui si ricavano i particolari che poi vengono controllati, trattati e imballati. Il tutto per una produzione che ammonta a 240 milioni di pezzi all’anno, che è rivolta in grande maggioranza al settore auto.

«Negli ultimi anni – sottolinea l’amministratore delegato – abbiamo introdotto vari sistemi migliorativi nell’ambito produttivo, principalmente sviluppati “in casa”, ovvero ideati dai nostri tecnici in linea con la “filosofia” del gruppo, che sprona tutti i dipendenti a suggerire miglioramenti nel loro ambito, premiando chi trova soluzioni vantaggiose. Tra questi, sistemi di controllo della produzione e l’introduzione del “QR code”». E’, questo, un codice a barre bidimensionale impiegato per memorizzare informazioni generalmente destinate a essere lette tramite smartphone. «In questo modo – prosegue – tutte le informazioni relative ad uno stock di produzione vengono lette tramite tablet invece che scritte su fogli di carta».

A fianco di queste innovazioni, le “direttive” impartite dalla sede americana: l’introduzione di sistemi che consentono di produrre il pezzo singolo senza la placca, in modo da ridurre lo spreco di materie prime; un sistema di segnalazioni visive a supporto dell’operaio che lavora alla macchina; l’introduzione delle “5 S”, ovvero del principio dell’ordine degli oggetti e degli utensili funzionale al lavoro che si deve svolgere. «Visto l’aumento del fatturato dal 2010 (quello del 2013 è previsto intorno ai 20 milioni di euro) – ricorda – abbiamo deciso di espandere lo stabilimento aggiungendo altri macchinari, che abbiamo acquistato usati e che poi abbiamo sistemato, in base alle direttive imposte dalla sede per esigenze di risparmio».

Altro input dall’America il coinvolgimento dei dipendenti, non solo in ambito professionale ma anche nel tempo libero. «In occasione del Natale, ad esempio – conclude – abbiamo organizzato tornei di bowling e serate conviviali, durante cui abbiamo premiato coloro che hanno partecipato a simpatici concorsi interni, relativi ai temi aziendali (dalle torte alle fotografie) e alcuni dipendenti che hanno raggiunto la pensione o anniversari significativi di “attaccamento” all’azienda, ovvero che hanno raggiunto 10 e 20 anni di attività». Questi i loro nomi. Ad essere andati in pensione a fine 2012 sono stati l’ing. Guido Pavanetto, managing director Vernay Europa Holding e presidente del CdA della Vernay Italia; e Vittoria Travagli, addetta all’imballo e spedizioni. Per aver raggiunto 10 anni di attività sono stati premiati: Francesco Di Leo, Claudia Bassi, Francesca Mancuso, Lucia Varilotta, Roberto Novara, Stefano Rusconi, Teresa Salatino. Per i 20 anni di attività i riconoscimenti sono andati ad Enrico Coppo e Gabriella Mossino.

Elisa Ferrando

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