Nuovi centri commerciali, anche Ascomè critica. «A noi serve meno burocrazia»
Economia

Nuovi centri commerciali, anche Ascom
è critica. «A noi serve meno burocrazia»

Dopo le recenti dichiarazioni contro la Porta del Monferrato fatte dal presidente della Confesercenti Mauro Ardissone (che ha accusato il sindaco di non voler prendere una secca e critica posizione

Dopo le recenti dichiarazioni contro la Porta del Monferrato fatte dal presidente della Confesercenti Mauro Ardissone (che ha accusato il sindaco di non voler prendere una secca e critica posizione sul progetto), anche il direttore di Ascom Confcommercio Claudio Bruno interviene sulla vicenda sottolineando come quel tipo di proposta «non abbia su Asti spazio alcuno per poter essere realizzata». Bruno ricorda che, quando si presentò il primo progetto di massima sul grande insediamento commerciale, la superficie destinata a ricettività, turismo e promozione del territorio fu la parte più interessante e che le associazioni di categoria andarono a ridefinire gli spazi per ridurre al minimo quelli di distribuzione «nell'ottica di valorizzare i prodotti del territorio e non di spostare lo shopping degli astigiani dal centro alla periferia». Non solo. Una delle condizioni sul progetto messe da Ascom (ma anche da Confesercenti) fu quella di non collegare il polo commerciale con la città e di renderlo raggiungibile solo dall'autostrada.

«Mettendo un'informazione mirata, gli interessati potrebbero venire in centro – aggiunge Bruno – ma l'accesso per gli astigiani dovrebbe avvenire esclusivamente entrando sull'A21». Il pagamento di un pedaggio, pur minimo, servirebbe a disincentivare i cittadini nel raggiungere il centro commerciale a discapito del piccolo commercio ma, contemporaneamente, sarebbe ideale per i turisti in transito. «È chiaro che bisognerebbe metterci un brand di grande richiamo, di qualità e di eccellenza, ma il nostro è e rimane un secco no a strutture invasive per il piccolo commercio». Quindi non un nuovo Borgo all'ennesima potenza, per intenderci, ma qualcosa di innovativo la cui formula non è però ancora stata ben definita. «Il commercio di Asti ha invece bisogno di semplificazioni normative per quanto riguarda la concessione delle licenze – aggiunge Bruno – E' necessario favorire quelli che sono gli insediamenti locali ma anche riformare il Piano del Commercio guardando ai prossimi 10 anni». Anche sulla questione Agrivillage, da tempo fermo ai nastri di partenza, Bruno ha delle proposte ben chiare.

«Non dev'essere un insediamento di grande distribuzione e occorre un fondamentale vincolo sulla destinazione d'uso. Però credo sia necessario riconsiderare tutto il progetto alla luce del fatto che sono passati 4 anni dalla proposta e le cose sono profondamente cambiate. Non dovrà essere una delocalizzazione delle attività in centro, assolutamente no, ma un polo di valorizzazione dei prodotti del territorio, non solo di Asti ma di tutto il Monferrato». Per l'Ascom una via di mezzo sarebbe riprogettare Agrivillage escludendo ogni ipotesi di metamorfosi da outlet del gusto a qualcosa di più simile ad un centro commerciale, mantenere singole attività da circa 70mq di superficie e sfruttare il sito anche come polo ricettivo. «La ricettività ad Asti nel suo complesso va bene, per quanto riguarda i termini numerici, ma ciò che non funziona sono gli spazi, oggi insufficienti per accogliere congressi con 200/300 persone. È su quello che bisogna lavorare».

Riccardo Santagati

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