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Way Assauto Piero Conti e Claudio Lu
Economia
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Intervista

«Way Assauto, mente del gruppo cinese»

Il direttore generale Conti guarda al futuro con ottimismo: «Ci siamo ritagliati uno spazio nel mercato, crescono fatturato e forza lavoro»

Guarda al futuro con ottimismo la Way Assauto, alla luce del fatturato in aumento e dei progetti di espansione della casa madre cinese, la Nanyang Cijan Auto Shock Absorber Co, cui l’azienda astigiana, con stabilimento in località Valgera, è legata dal 2011.
Nulla di paragonabile ai volumi della storica sede di via Antica Cittadella, ma una produzione di 55mila ammortizzatori all’anno che vede lo stabilimento, strettamente legato al centro di innovazione e ricerca con sede a Torino, ricoprire un ruolo di “mente” di una fetta della produzione cinese. «Parte degli ammortizzatori prodotti dalla casa madre per il mercato cinese è stata ideata qui», ammette l’ing. Piero Conti, direttore generale Way Assauto (di cui era già stato, negli anni Novanta, direttore tecnico).
Direttore, la Way Assauto è in Località Valgera dal 2018. Come vi siete organizzati tra produzione e ricerca?
Nel 2018 la produzione è stata trasferita in questa sede, più piccola e dimensionata al mercato che si stava affrontando, ai mezzi a disposizione e alla forza lavoro. Considerate le vicissitudini vissute dall’azienda, la casa madre aveva infatti deciso di trasferire in Cina le linee automatiche, dai grossi volumi, indirizzate al mercato automobilistico, lasciando ad Asti le linee di assemblaggio flessibili, dai bassi volumi, più orientate al mercato automobilistico in senso lato. Attualmente, quindi, la nostra struttura è così suddivisa: 30% circa dedicato alla produzione, 30% all’innovazione e 30% ad altri servizi (settore commerciale, amministrazione).
Ci parli della produzione…
Siamo attivi a livello di primo impianto e ricambi, specializzati nella produzione di ammortizzatori per camion, autobus e rimorchi. Tra i nostri clienti principali posso citare Iveco, Sae, Tecma e prossimamente Dr Automobiles, oltre ad una miriade di clienti minori. Nel 2020 abbiamo poi ricominciato a riaffrontare un mercato già appannaggio della “vecchia Way Assauto”, quello degli ammortizzatori per treni.
In generale nel nostro portafoglio ci sono clienti italiani (70%) e stranieri (30%).
Quali sono i vostri volumi?
Nel 2023 sono usciti da questo stabilimento 55mila pezzi. Non sono tantissimi, ma è un trend in crescita. Noi ci occupiamo di tutto, dal più piccolo componente (in totale un ammortizzatore ne conta circa 40, che vanno curati in maniera maniacale) al prodotto finito.

Innovazione e ricerca

Invece la parte di ricerca e innovazione come è strutturata?
Nel 2019 la casa madre ha deciso di investire anche su ricerca e sviluppo, per cui è stato organizzato un centro di ricerca e innovazione a Torino, strettamente legato alla nostra sede. Nel capoluogo, dove lavorano quattro ingegneri, è concentrata la parte di innovazione, qui la sperimentazione. Detto in parole semplici, il prodotto nuovo si fa a Torino, mentre ad Asti si realizza il secondo oggetto della stessa “famiglia”, oltre a svolgere la sperimentazione (prove e test). In virtù di ciò abbiamo stretto partnership con due università – il Tecnologico de Monterrey (Messico) e il Politecnico di Torino – con cui abbiamo sviluppato quattro brevetti in tre anni. Insomma, questa decisione ha rappresentato per noi un punto di svolta.
Ci spieghi…
Innanzitutto negli ultimi tre anni siamo stati coinvolti nello sviluppo di alcuni progetti della casa madre, come quello relativo agli ammortizzatori elettronici. Sono sempre idraulici, dotati però di valvole elettroniche per cambiare lo smorzamento in modo continuo. Adesso la casa madre si può presentare sul mercato mondiale come player allineato ai più grandi costruttori del mondo. Proprio nei giorni scorsi siamo stati in Stellantis a presentare il prodotto e abbiamo riscontrato un certo interesse. Ad Asti, poi, abbiamo iniziato a sviluppare applicazioni speciali per diversi utility vehicles a trazione elettrica (come le spazzatrici per le strade, ndr). Sono applicazioni di nicchia, con numeri piccoli, ma caratterizzate da elevata complessità e alto valore aggiunto che consentono di darci soddisfazione e incrementare il fatturato.
Il fatto di avere un gruppo così importante alle spalle vi ha quindi aiutati…
Certamente. Intanto il gruppo è il nostro primo fornitore, da cui arriva gran parte dei componenti a condizioni competitive di mercato. E poi condivide progetti dal punto di vista ingegneristico. Possiamo dire, in generale, che la casa madre fa da traino in termini di forza produttiva (dai loro stabilimenti escono 20 milioni di ammortizzatori all’anno), noi in termini di competenza, soprattutto per quanto riguarda i mercati degli ammortizzatori elettronici e delle applicazioni ferroviarie.

Il gruppo e lo stabilimento

Ci sono progetti di espansione?
Attualmente il gruppo comprende quattro stabilimenti che realizzano ammortizzatori (tre in Cina e uno in Italia) e quattro centri tecnici (di cui uno nel nostro Paese). Sta però valutando la possibilità di aprire un altro stabilimento in Europa o Nord Africa legato agli ammortizzatori per auto (che ci vedrebbe coinvolti nella fase di avvio grazie alle nostre competenze). Va infatti considerato che i costruttori cinesi delle auto stanno arrivando in Europa per produrre modelli elettrici, facendo concorrenza ai gruppi europei. Ha senso, quindi, che la casa madre consideri la possibilità di venire in Europa per avviare una capacità produttiva adeguata a seguire i clienti cinesi che si sono spostati qui.
Quanti siete ad Asti?
Siamo in 32, compresi i 10 ingegneri del centro innovazione (distribuiti tra Asti e Torino). Nell’ultimo anno abbiamo fatto 7 assunzioni.
Avete avuto difficoltà a trovare figure qualificate?
Sì, sia a livello di ingegneri sia di operai qualificati.
Avete progetti di ampliamento anche voi?
I numeri sono positivi. Il 2023 sul 2022 ha registrato un aumento di fatturato, e di conseguenza della forza lavoro, del 30%. Le previsioni per il 2024 sul 2023 parlano di un incremento del 50%. Nel nostro piccolo, cercando di concentrarci su nicchie di produzione e prodotti sempre più complessi, abbiamo conquistato uno spazio nel mercato, per cui al momento vediamo il futuro con favore. Aggiungo che ora in questa sede siamo un po’ allo stretto, per cui avremmo necessità di allargare lo stabilimento, intervento possibile in quest’area. Ma preferiamo farlo a ragion veduta, quando il business sarà effettivamente consolidato.

Fotogallery di Mariagrazia Billi

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