Ambiente
03 Febbraio 2026 08:53:01
Anche nell'Astigiano si discute sull'opportunità di installare impianti agrivoltaici su terreni agricoli [foto I.A.]
La Provincia ha segnato un passo avanti nel percorso verso la sostenibilità ambientale e le politiche green con l'approvazione dell'atto costitutivo della Comunità Energetica Rinnovabile (Cer). Questo passaggio, discusso in Consiglio, rappresenta la conclusione di un iter burocratico iniziato oltre due anni fa. Un ruolo centrale nella progettazione tecnica e nell'organizzazione operativa è stato svolto dalla società Green Wolf Cer, con sede a Pinerolo, partner dell'iniziativa. «Il Consiglio ha approvato l'atto costitutivo affinché la comunità prendesse vita autonoma» spiega il consigliere provinciale Andrea Gamba ricordando che la Cer partirà con tre progetti pilota su immobili di proprietà dell'Ente, tra cui due istituti scolastici superiori. I Comuni interessati a partecipare alla Comunità Energetica potranno aderirvi direttamente «senza dover attivare proprie procedure pubbliche, beneficiando di una governance pubblica e un partner operativo già selezionato».
Intanto nell'Astigiano crescono perplessità sulla possibile dislocazione di nuovi impianti agrivoltaici da collocare su terreni agricoli. Gli Enti locali hanno ben poca voce in capitolo nel governare queste richieste a causa dell'attuale normativa nazionale che invece le incentiva con l'obiettivo di sostenere la trasformazione green del sistema energetico nazionale. L'ultimo caso è stato sollevato dal consigliere comunale Mario Malandrone a proposito del progetto di un impianto agrivoltaico che vorrebbe trasformare due ettari di prato, tra Canova e Palucco, in un sito energetico.
A delineare un quadro critico è il consigliere regionale del Pd, Fabio Isnardi, che parla apertamente di «buchi normativi e «anarchia» derivanti dalla legislazione nazionale. Secondo Isnardi, la norma attuale è permissiva al punto da rendere "tutto libero", esautorando le Regioni da gran parte del potere decisionale. Isnardi evidenzia diverse problematiche che stanno trasformando l'agrivoltaico in «operazioni speculative a danno dello stesso paesaggio». «I pannelli devono essere “adeguatamente sollevati" da terra su piloni di cemento, - spiega - ma si tratta di una definizione vaga che sta portando a installazioni impattanti che generano forti proteste tra la popolazione».
C'è poi un altro aspetto che per il consigliere non può essere trascurato: «Sebbene la legge preveda che l'agrivoltaico sia riservato alle aziende agricole su terreni agricoli, ci sono multinazionali che creano aziende “ad hoc". Queste società acquistano o affittano terreni, spesso da eredi degli ex proprietari che vivono lontano e non hanno interesse a coltivarli, installando pannelli e limitandosi a attività agricole marginali, come la coltivazione di foraggio o l'allevamento di poche capre, così da rispettare formalmente la norma». Ed emerge anche un dato paradossale: «In Piemonte le richieste di installazione per agrivoltaico e fotovoltaico hanno già superato l'obiettivo di produzione energetica fissato per il 2030 - conclude Isnardi - Nonostante questo, non esiste una presa di posizione volta a fermare le nuove autorizzazioni».
Intanto resta in stand-by il progetto del Bess (Battery Energy Storage System) in Regione Prata a Incisa Scapaccino. L'impianto di accumulo energetico, composto da 24 container di batterie al litio, è da mesi al centro di una dura battaglia che vede contrapposti la transizione green e la tutela del paesaggio vitivinicolo Unesco. L'ultimo aggiornamento arriva direttamente dal sindaco Ettore Denicolai: «La giustizia amministrativa non ha ancora sciolto le riserve. Il Tar, infatti, non ha ancora convocato l'udienza per discutere il ricorso. Si attende ora la fissazione del calendario per capire il destino del sito».
Anche a Viarigi non ci sono novità sul caso dell'agrivoltaico in corso di realizzazione nel vicino comune di Altavilla Monferrato. Un ricorso al Tar è stato presentato dal Comune di Viarigi, dal Comitato Tutela Viarigi e Valle Grana e da un agricoltore confinante. I ricorrenti denunciano «criticità paesaggistiche, urbanistiche e procedurali».
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