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Tari, il calo del 2% non basta: la città resta tra le più care d’Italia e la raccolta differenziata arranca

Europa Verde lancia l'allarme sul fatto che, nonostante la lieve flessione del costo medio, un’analisi approfondita dei dati Uil e di Cittadinanza Attiva rivela una realtà preoccupante

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La raccolta dei rifiuti e il costo della Tari continuano a essere al centro del dibattito politico [foto di repertorio]

Se è vero che, stando a un recente studio della Uil, Asti è l'unica città in cui la Tari è scesa del 2%, con un costo annuale medio di 469 euro, ben lontano dai 630 euro di Pisa, è anche vero che la tariffa resta molto alta colpendo le tasche degli astigiani in maniera esagerata, specie se si analizzano i dati con più attenzione. Così hanno fatto gli esponenti di Europa Verde - Verdi Asti rilevando che il quadro d'insieme è molto più critico e allarmante. Un quadro che prende in considerazione anche l'indagine sul costo della Tari pubblicato da Cittadinanzattiva.

«In Italia ci sono 110 capoluoghi di provincia: considerando al primo posto Cremona, dove una famiglia di tre persone spende 196 euro all'anno, seconde Udine e Trento, 199, ciò che spende una famiglia astigiana colloca Asti al 89° posto, tra le più care - osserva il consigliere comunale Gianfranco Miroglio - Certamente, ci sono una ventina di capoluoghi di provincia, come Napoli, Reggio Calabria, Genova, Catania e Pisa dove si spende di più, ma in 88 si spende anche molto, molto di meno: tutto il Piemonte, ad esempio, spesso spende la metà. Asti resta significativamente molto più cara rispetto alla media regionale e nazionale. Ancora peggiore la classifica Uil sulla Tari complessiva: Asti 95°, tra le più care».

In effetti, dall'indagine della Uil, il confronto con le altre città del Piemonte è impietoso per il capoluogo astigiano, che risulta essere, ancora una volta, la città più cara della regione. Mentre ad Asti si sfiorano i 470 euro (per un nucleo familiare di quattro persone in un'abitazione di 80 mq), i cittadini di altre province piemontesi godono di tariffe più basse: Alessandria 414 euro, Torino 365 euro, Verbania 292 euro, Cuneo 270 euro, Biella 241 euro, Vercelli 220 euro e Novara: 204 euro (che è anche una delle più economiche d'Italia).

Oltre al peso economico, a preoccupare Europa Verde - I Verdi è l'efficienza del sistema di gestione dei rifiuti. Dal 2019, la raccolta differenziata ad Asti ha registrato un calo del 2,82%, un dato che posiziona la città tra le ultime nel Nord Italia. Il trend negativo coinvolge l’intera provincia: tra il 2023 e il 2024, oltre 80 comuni su 117 hanno perso percentuali di differenziata. Un altro campanello d’allarme riguarda la produzione di rifiuti indifferenziati. Asti, ricordano I Verdi, produce infatti 162,99 kg per abitante di "indifferenziata", superando ampiamente il limite massimo di 126 kg imposto dalla Regione Piemonte. Paradossalmente, la produzione totale di rifiuti ad Asti è tra le più basse del Nord, ma secondo Europa Verde - Verdi questo non è un segnale di sostenibilità, bensì un indicatore della crisi economica che attraversa il territorio.

Il quadro si completa con altre note dolenti come l'evasione fiscale e la qualità del servizio. «Asti registra una delle maggiori evasioni Tari del Piemonte - conclude Miroglio - e sono state segnalate pesanti critiche da parte di Corepla per la scarsa qualità della raccolta differenziata, che ha portato i Comuni a dover pagare diverse multe». Secondo gli esponenti di Europa Verde, è quindi impossibile non considerare la gestione dei rifiuti «come uno dei problemi più gravi e urgenti della città».

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