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Il caso

Bike sharing cancellato: «L'ennesimo fallimento istituzionale che pesa sulle tasche dei cittadini»

La minoranza tuona contro la sospensione del servizio e accusa l'amministrazione Rasero di una «retromarcia che lascia i cittadini con meno servizi e più spese». Chieste le dimissioni dell'assessore all'Ambiente

bike sharing asti presentazione risultato

Le bici del servizio bike sharing che stanno per essere ritirate

Appena saputo della cancellazione del servizio di bike sharing ad Asti, che chiuderà i battenti il 28 febbraio, l'opposizione consiliare non si è fatta attendere nel condannare la scelta definendola «un fallimento istituzionale che pesa sulle tasche dei cittadini».

«La decisione di eliminare il servizio di bike sharing ad Asti, attivato appena due anni fa, rappresenta l’ennesima dimostrazione di una gestione miope e contraddittoria della mobilità urbana - commenta dal gruppo Uniti si può Vittoria Briccarello - È difficile non definirla una decisione vergognosa, soprattutto se si considera il contesto in cui avviene e considerato il fatto che, poco tempo fa, il collega consigliere Malandrone aveva chiesto in merito alla sostenibilità dell’iniziativa e, come sempre, la risposta era stata nebulosa. Da un lato si sono realizzate piste ciclabili di dubbia utilità, progettate e costruite senza una visione organica, spesso percepite dai cittadini come interventi improvvisati e scarsamente funzionali. Emblema del triste primato, il sorriso dolce amaro causato da Striscia la Notizia. Dall’altro, proprio mentre si chiede alla popolazione di cambiare abitudini e adottare mezzi sostenibili, si elimina uno degli strumenti più concreti e utili per farlo: il bike sharing».

Per la consigliera Briccarello la scelta «non è solo incoerente, è un colpo diretto alle tasche dei cittadini ed è la dimostrazione che tra ministero ed enti noi non contiamo nulla». E ancora: «Si investono risorse pubbliche in infrastrutture ciclabili che non rispondono ai bisogni reali della città, mentre si taglia un servizio che avrebbe potuto incentivare davvero la mobilità sostenibile, ridurre il traffico e offrire un’alternativa economica agli spostamenti quotidiani. Non si può continuare a proclamare l’importanza della mobilità green mentre si smantellano gli strumenti che la rendono possibile, mentre la città soffoca di smog, mentre l’auto è l’unico mezzo consentito».

Anche il consigliere comunale del Pd Michele Miravalle contesta la decisione sotto tutti i punti di vista: «Alcuni mesi fa in Consiglio comunale la giunta si dichiarava soddisfatta dei numeri e del servizio e ora, si chiude. È l’ennesimo segnale che questa amministrazione ha smesso di governare, non ha più progetti, non ha più idee, eppure manca più di un anno alla fine del suo mandato è proprio questo dovrebbe essere il momento in cui si raccolgono i frutti di ciò che si è seminato - osserva Miravalle - La sensazione è di una giunta che “tira a campare”, senza preoccuparsi di ciò che verrà dopo di lei. Restano le domande senza risposta: perché non si sono cercati per tempo i finanziamenti per proseguire il servizio di bike sharing? Perché non è stato informato il Consiglio comunale delle difficoltà? Sono stati cercati altri finanziamenti, anche privati, per rimediare al taglio dei fondi ministeriali? Perché in tutte le altre città il bike sharing c’è e funziona e ad Asti dobbiamo toglierlo?».

Per il consigliere di Europa Verde - I Verdi, Gianfranco Miroglio, la morte del bike sharing di Asti «è una scelta assolutamente vergognosa perché era un primo segnale che Asti aveva dato, soprattutto dal basso — cioè dalle persone che usavano il servizio — di voler andare in un’altra direzione a fronte dei problemi del traffico».

«Viene sbaraccato il servizio perché mancano i soldi che aveva erogato la Regione, ma il fatto è che l'amministrazione non mette un centesimo: o viviamo di "elemosine" che vengono da fuori, oppure i progetti sono destinati a fallire - spiega Miroglio - Tutto quel che viene detto su questi argomenti è pura propaganda, non c'è nessuna volontà di mandare avanti determinati contenuti». Secondo Miroglio il caos sul tema non è scollegato alla progettazione delle piste ciclabili «realizzate sprecando soldi in modo incompleto e con risultati controproducenti, perché la gente le vive come un fastidio anziché come una risorsa. Di fatto la rete ciclabile non esiste: sono solo "monconi" di piste ciclabili che creano imbarazzo alla viabilità».

Infine c'è il consigliere di Ambiente Asti, Mario Malandrone che aggiunge di aver chiesto, in aula, dati puntuali su utilizzo e sostenibilità economica del bike sharing. «Ero stato rassicurato: tutto funzionava, le criticità erano solo percezioni - ricorda - Oggi, invece, il servizio chiude per mancanza di fondi». Per Malandrone «l'amministrazione Rasero 2 rischia di essere ricordata per il fallimento del bike sharing: un servizio presentato come strategico per la transizione ecologica, inserito nei documenti e nel Paesc, ma senza una reale copertura strutturale e senza un piano di sostenibilità nel tempo. Non si può parlare di mobilità sostenibile e poi non cercare risorse, non rivedere tariffe, non correggere le criticità evidenziate. Avere piste ciclabili senza un servizio funzionante è come avere la PlayStation senza videogiochi».

Secondo il rappresentante di Ambiente Asti, «non è un incidente di percorso: è un problema di programmazione e di capacità amministrativa. Di fronte a un risultato così, qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità politica. Le dimissioni dell’assessore all’Ambiente sarebbero un atto di coerenza».

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