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Mobilità green

«Il servizio di bike sharing chiude perché da solo non sta in piedi, ma ora si cercheranno altri fondi»

L'assessore Giacomini risponde alle critiche sulla sospensione del servizio spiegando che funziona, ma senza i contributi regionali ha costi non sostenibili per l'Asp. L'ipotesi è partecipare a bandi per cercare di reperire le risorse

Bike sharing e Giacomini

L'assessore all'Ambiente Luigi Giacomini risponde alle critiche della minoranza sulla sospensione del bike sharing

«Nonostante i buoni risultati ottenuti in termini di gradimento da parte dei cittadini, il servizio non può proseguire senza i fondi ministeriali». Fra pochi giorni, il 28 febbraio, si fermeranno le bici rosse del bike sharing di Asti dopo due anni dalla messa in funzione avvenuta, grazie a fondi regionali, con un accordo tra l'Asp e l'azienda Vaimoo di Bari. Un servizio pubblico che andava bene e che ha saputo creare interesse tra cittadini e turisti, come evidenziato da un primo bilancio parziale diffuso nove mesi dopo l'attivazione. Funziona, piace ed è utile per rendere Asti al passo con i tempi sul fronte della mobilità sostenibile: quindi perché gettarlo alle ortiche? L'abbiamo chiesto all'assessore all'Ambiente Luigi Giacomini.

ll bike sharing funziona, aiuta a non utilizzare le auto private e rende la città più appetibile per i turisti. Perché eliminarlo dopo che il Comune ha anche fatto investimenti per creare una pista ciclabile e diverse corsie ciclopedonali?

Il bike sharing è un servizio che l'Asp è riuscita ad attivare, in forma sperimentale, grazie al contributo di un bando ministeriale e in collaborazione con la ditta Vaimoo. È la prima volta che abbiamo visto ad Asti un servizio di questo tipo dato che, la volta precedente, era stato chiuso perché rubavano le bici o le danneggiavano. Questa volta non abbiamo mai avuto problemi di questo tipo perché la manutenzione e la gestione delle biciclette elettriche è stata sempre fatta da Vaimoo, perfettamente, grazie al sistema di geolocalizzazione. Nessuno ha mai rubato una bici.

Allora perché chiuderlo da un momento all'altro?

Purtroppo si chiude perché da solo non sta in piedi. Durante il periodo invernale non viene utilizzato, ma viene soprattutto usato in primavera e in estate da un'utenza già abituata ad andare in bicicletta. Però è stato un esperimento che ha dato modo di sensibilizzare i cittadini all'utilizzo delle biciclette e questo è molto positivo.

Il servizio da solo no sta in piedi dal punto di vista economico, esattamente come il trasporto pubblico non si regge sui biglietti venduti. Però gli utili dell'Asp non potrebbero coprire i costi?

L'Asp avrebbe potuto, ad esempio, acquistare le biciclette elettriche, assumere due persone per la manutenzione, e gestirlo "in house". Ho contattato i vertici dell'Asp, siamo rimasti d'accordo che non finisce qua, che dopo la sperimentazione bisogna andare oltre. Secondo me il risultato di questi due anni è stato positivo, ma visto che la Regione non ha più stanziato fondi, mi auguro che da qui a breve ci sia di nuovo un bando per destinare delle risorse nel settore.

Nell'attesa del bando, non c'è modo di tenerlo operativo?

Sono d'accordo con i vertici dell'Asp che a breve studieremo il modo per fare un avviso pubblico volto a individuare operatori economici interessati a svolgere servizi di micro-mobilità, anche di un altro bike sharing. Non ho intenzione di fermarmi su questo progetto perché ci ho creduto molto e ci credo ancora. Grazie all'Asp abbiamo avuto questa occasione; adesso cercheremo di rimettere in piedi il servizio, magari con un altro gestore e altre risorse. Inoltre è un servizio che rientra nel Pums, il Piano urbano della mobilità sostenibile e, dopo l'approvazione del Paesc, il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima, potremo sfruttare anche bandi europei.

Dall'opposizione hanno chiesto le sue dimissioni per il fallimento dell'iniziativa.

Col cavolo che mi dimetto: ci ho messo la faccia, ci credo e mi sono sbattuto per questo progetto.

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