Politica
28 Febbraio 2026 09:58:51
Il Movicentro di Asti
Non si placano i toni sullo scontro, iniziato nell'ultimo Consiglio comunale, sul Movicentro di Asti e, in particolare, sulla paternità dell'opera che continua a dare problemi, non da ultimo la chiusura della passerella tra corso Savona e il corridoio laterale a causa di gravi infiltrazioni d'acqua.
Il Movicentro, costruito 21 anni fa, è da molti considerato più una spina nel fianco che un bene utile alla collettività. Se per il sindaco Rasero la «schifezza» del Movicentro, come l'ha definito in aula, è stata voluta dalle precedenti amministrazioni di centrosinistra, - ha citato ex amministratori locali come Claudio Caron (che fu presidente dell'Asp) e Vittorio Voglino (ex sindaco di Asti tra il 2002 e il 2007) - per il centrosinistra la paternità dell'opera non è imputabile solo a un "colore amministrativo".
A rispondere a Rasero sono i consiglieri di minoranza Mauro Bosia e Vittoria Briccarello di Uniti si può: «Il concetto di Rasero è questo: se il Movicentro non fosse mai nato, ora la Giunta di destra non sarebbe criticata poiché incapace di gestire un’opera di 25 anni fa (il progetto definitivo è del 2002 ndr). Lo stesso ragionamento vale per tanti altri esempi. Se il vecchio Ospedale di via Botallo non fosse mai stato costruito, ora la destra, che governa la città da 9 anni, non avrebbe il problema del bubbone irrisolto. E ancora, se non fosse mai sorta la Caserma Guastalla, ora la destra non avrebbe il problema di un altro orribile contenitore vuoto. E che dire del vecchio Casermone? Anche qui, se non fosse mai sorto, ora la destra non avrebbe il problema di un rudere che crolla e che la Giunta non risana».
Uniti si può cerca di ricostruire la nascita del tanto contestato edificio: «Il progetto Movicentro parte nel 1994, Giunta Bianchino, Presidente Asp Giordano: in accordo con la Provincia, le Ferrovie e la Regione Piemonte si ragiona su un progetto di interscambio trasporti pubblici locali e ferrovia. Nel 1998, ai tempi della Giunta Florio, nella cui maggioranza sedeva in rappresentanza della Lega Rasero, non esisteva alcun progetto definitivo del Movicentro. Tale progetto viene proprio redatto nel corso della Giunta Florio con la supervisione della Regione sotto la presidenza di Ghigo. Quindi, in continuità amministrativa, una Giunta di diverso colore (Voglino ndr) procede con un progetto ritenuto valido. La realizzazione del Movicentro avviene con la Giunta Voglino, Presidente dell'Asp Caron».
Per gli amanti delle date, l'iter costruttivo del Movicentro, come riportato da una relazione di un sopralluogo tecnico della Regione, può essere riassunto così: approvazione progetto preliminare 01/09/2002; approvazione progetto definitivo 15/01/2004; approvazione progetto esecutivo: 20/12/2004; appalto lavori 08/11/2005; fine lavori 30/10/2008; collaudo 21/12/2009; entrata in funzione 21/12/2009.
Da qui la constatazione di Uniti si può che punta a ribaltare le responsabilità del progetto: «Se la Giunta Florio e la sua maggioranza, tra cui Rasero, avessero ritenuto sbagliato il progetto, potevano fermarlo - continuano i consiglieri - Ma, in una logica amministrativa di continuità, tre Giunte hanno attivato l’opera. Se gli amministratori odierni non sanno gestire l’opera o non trovano sbocchi per la stessa, ciò non è certo imputabile agli amministratori di 25 anni fa. Se gli amministratori odierni non trovano soluzione ai contenitori vuoti non è certo colpa di tutti quegli amministratori che, all’epoca, fecero sorgere quelle opere. Scaricare le responsabilità sulle scelte del passato, senza alcuna considerazione per la continuità amministrativa, è troppo comodo».
Il j'accuse da parte del centrosinistra va poi oltre il Movicentro e richiama quelli che definisce «eclatanti fallimenti di opere portate avanti da Giunte uguali a quelle guidate dall'attuale sindaco: il tentativo di copertura del “cortile del Collegio” in occasione di Asti Teatro, tetto movibile costato decine di milioni di lire, mai visto funzionare e gettato nel ferro vecchio; i costi relativi allo smaltimento rifiuti con progetti, incarichi, tecnologie mirabolanti quali il “digestore”, mai portate a termine e costate centinaia di milioni; Valle Manina bis, anche qui incarichi, rilievi geologici e progetti con centinaia di milioni di costi gettati al vento. E Rasero certo ricorderà l’acquisto di un progetto di Palasport, chiavi in mano, con oltre 5 mila posti e piscina connessa, pagato o parzialmente pagato, oltre 300 milioni, che non ha mai visto la luce».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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