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Dopo l'ennesima spaccata in centro chieste le dimissioni dall'assessore alla Sicurezza Giacomini

L'opposizione interviene dopo il furto in via Cavour ai danni del negozio Imagine e accusa il rappresentante di Fratelli d'Italia: «Abbiamo atteso oltre quattro anni per azioni e interventi concreti, sono arrivate solo chiacchiere»

Luigi Giacomini

L'assessore alla Sicurezza Luigi Giacomini, esponente di Fratelli d'Italia

Ad Asti non c'è pace per l'assessore di Fratelli d'Italia Luigi Giacomini che, a pochi giorni dalla querelle sulla sospensione del servizio di bike sharing, per la quale la lista Ambiente Asti ha chiesto le dimissioni «come atto di coerenza», torna a essere al centro di una nuova querelle e di nuove richieste di dimissioni. Non più per lo stop al progetto delle bici elettriche, ma a causa della Sicurezza della città che, ancora una volta, deve fare i conti con l'ennesima spaccata notturna in pieno centro e un maxi furto ai danni di una delle più note attività di via Cavour.

A farne le spese è stato il negozio "Imagine", svaligiando da due malviventi intorno alle 5 di domenica mattina. «La nostra città continua purtroppo a registrare episodi di insicurezza e atti criminali di rilevante gravità, come l’ultima spaccata notturna con furto ai danni del negozio di lusso Imagine, in via Cavour - tuonano i consiglieri di opposizione - Il terzo episodio in pochi giorni nel cuore commerciale della città, che ha causato danni ingenti e profonde preoccupazioni tra i commercianti e cittadini. Questi fenomeni non sono casi isolati, ma manifestano un quadro di crescente insicurezza e senso diffuso di abbandono percepito dai cittadini. Pensiamo cosa accadde poco tempo fa a Viatosto».

L'assessore Giacomini è il primo a essere chiamato in causa dai gruppi di opposizione: «Purtroppo, a queste gravi preoccupazioni dei cittadini non sono seguite risposte adeguate e coerenti. Di fronte a questo Luigi Giacomini, il responsabile della Sicurezza della giunta, nonché segretario di Fratelli d’Italia, partito che sventola la bandiera della sicurezza, senza garantirla, minimizza il problema. Le dichiarazioni rese dall’attuale assessore alla Sicurezza sembrano non accorgersi dell’escalation di eventi criminali che stiamo registrando ad Asti e rifiuta di assumersi ogni responsabilità, dando la colpa alla mancata vigilanza individuale dei cittadini, alle altre istituzioni, ai "maranza". Come rappresentanti eletti troviamo inaccettabile che non vi sia un piano credibile, misurabile e immediatamente attuabile per garantire sicurezza reale ai cittadini, alle imprese, ai commercianti, soprattutto da chi tanto parla di sicurezza, ma poi non attiva virtuose reti di prevenzione al disagio».

Dai consiglieri di minoranza viene rimarcato che l'Arma dei Carabinieri e la Polizia, estendendo il discorso a livello nazionale, «sono in condizioni di vistosa difficoltà, con pochi mezzi e risorse finanziarie e strumentali al minimo. Inoltre entrambi i Corpi vivono sono sotto-organico di 10.000/12.000 agenti e neppure il piano di assunzioni previsto per i prossimi anni è destinato a coprire il deficit».

«Dopo quattro anni di completa inerzia, di fronte a una città più insicura di prima, chiediamo con fermezza le dimissioni immediate dell’assessore alla Sicurezza di Asti, che non è stato neanche capace di chiedere ai suoi colleghi di partito al governo maggior attenzione per Asti - concludono dalla minoranza - Non ne possiamo più di sentire in Consiglio comunale proposte strampalate tipo "facciamo venire i paracadutisti al Movicentro" oppure parlare di "risorse" senza nemmeno informarsi sui fatti. Abbiamo atteso oltre quattro anni per azioni e interventi concreti, sono arrivate solo chiacchiere e farneticazioni».

La replica di Giacomini: «Questore e prefetto fanno il Piano della Sicurezza, non l'assessore»

Dal canto suo, l'assessore Giacomini non intende fare alcun passo indietro o dare le dimissioni: «Secondo l'opposizione, in una città con 74.000 abitanti, una quindicina frazioni, una rete stradale che supera per estensione quella di Torino, tre pattuglie che girano di notte, una della polizia, una dei carabinieri o della finanza e una della municipale, con funzione di rilevare gli incidenti, possono bastare? Secondo me, no. Inoltre mi risulta che il Piano sulla Sicurezza sia fatto dal questore e dal prefetto, non dall'assessore».

E aggiunge rispondendo a quanto fatto in questi anni: «Ho sempre fatto la mia parte, ho anche presentato richiesta di rinforzi, ma sono decisioni che devono essere condivise da tutte le autorità interessate, non solo dall'assessore alla Sicurezza. Purtroppo quanto accaduto in via Cavour, nel negozio di vestiti e in gioielleria, è opera di professionisti del settore che in pochi minuti colpiscono e spariscono nel nulla. È gente che non guarda la presenza di telecamere, ma agisce in un attimo sapendo esattamente come muoversi».

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