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Il caso

"Furbetti del pass disabile", lo sdegno di Vincenzo Soverino dell'Aisla contro chi ne approfitta

Dopo la scoperta di almeno 190 permessi usati illecitamente chiede controlli ancora più serrati per difendere i diritti dei veri disabili che ne hanno bisogno

Vincenzo Soverino Aisla

Vincenzo Soverino dell'Aisla

Vincenzo Soverino, esponente dell'Aisla (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) e da vent’anni volto e voce delle battaglie per la disabilità nel territorio astigiano, non usa mezzi termini per commentare gli ultimi dati sui controlli dei permessi di parcheggio per gli stalli gialli. Con 190 casi di abuso accertati solo ad Asti, la questione non è più inquadrabile come semplice svista burocratica, ma appare un vero «fenomeno che sfocia nell'illegalità». I Marchesi del Grillo del talloncino azzurro, che permette di poter parcheggiare sugli appositi stalli per disabili e, se necessario, anche nei parcheggi blu, gratis, sono una piaga che va affrontata e combattuta.

Soverino, i numeri parlano chiaro: 190 furbetti scoperti ad Asti. È solo la punta dell'iceberg?

Secondo me, sì. Un plauso va all'ufficio competente e alla polizia municipale per i controlli incrociati, ma temo che questo sia un problema molto più diffuso. Il fatto è che il pass disabili ha un enorme valore economico: permette di parcheggiare non solo negli stalli gialli, ma se questi sono occupati di sostare anche negli stalli blu, gratis, così da accedere comodamente a uffici, scuole e supermercati. In grandi città come Roma, un pass usato impropriamente può valere tra i 4.000 e i 5.000 euro l'anno di mancati pagamenti allo Stato. È una vera e propria truffa.

Quali sono le strategie più comuni usate da chi vuole aggirare le regole?

C'è chi tenta di scannerizza il permesso di un parente e chi continua a usare quello di un famigliare ormai defunto. Il pass è strettamente legato al titolare: se il disabile non è a bordo, il documento non può essere usato. Ho visto giovani, nei centri commerciali, scendere dalle auto, esporre il pass velocemente e poi riporlo nel cruscotto una volta finito l’acquisto. Più che un pass diventa un passepartout adoperato per comodità da chi ha le gambe buone. Ci sono piccoli dettagli che si possono notare: se un pass disabili, già rilasciato da 3 o 4 anni, appare come nuovo è perché non resta sempre esposto alla luce del sole, sul cruscotto, ma viene utilizzato "mordi e fuggi". Quindi potrebbe indicare un uso improprio. Ora, non dobbiamo generalizzare perché non tutti i disabili che hanno diritto al pass hanno problemi a camminare, per esempio i cardiopatici; ma di certo il fenomeno degli abusi è diffuso, non solo ad Asti.

Lei ha una lunga storia di attivismo e già dodici anni fa aveva lanciato un segnale forte.

Sì, quando collaboravo con il Comune feci installare 120 cartelli con una frase che mi ero inventato: "Questo posto non è un privilegio, è un atto di civiltà. È anche tuo, difendilo". Già allora mi battevo perché i tagliandi venissero restituiti quando il titolare non ne aveva più bisogno perché, ribadiamolo: il pass che riporta nome e cognome dell'utilizzatore, ma non la targa del veicolo, non è trasferibile a terzi o adoperabile come un lasciapassare da chiunque lo esponga.

Spesso l'abuso avviene proprio da parte di chi ha avuto la disabilità in casa. Come se lo spiega?

È la cosa che mi duole di più. Se hai vissuto le difficoltà di caricare una carrozzina, di affrontare un gradino o di non trovare posto, come puoi approfittarne ora che non ti serve più perché, magari, il tuo parente che lo usava è mancato? È un paradosso morale: chi ha toccato con mano queste fatiche dovrebbe essere il primo a rispettare i diritti degli altri.

Oltre alla repressione, lei punta molto sull'educazione, in primis nelle scuole.

Collaboro con le scuole di Asti e di altri comuni, sempre a titolo di volontariato gratuito. Il mio obiettivo è sensibilizzare i ragazzi affinché diventino loro stessi i controllori delle buone prassi invitando i genitori a rispettare i diritti dei disabili non occupando gli stalli gialli, non parcheggiando sulle strisce o sopra i marciapiedi. Se un bambino dice al papà "qui non possiamo parcheggiare", il messaggio è molto più potente di una multa.

Quali misure concrete servirebbero per fermare i furbetti dei pass gialli?

Bisogna migliorare l'identificazione del reale utilizzatore perché oggi il pass riporta anche la sua foto, ma è sul lato che non si vede quando esposto sul cruscotto. Servono sanzioni più severe, non solo la decurtazione dei punti, ma anche il sequestro dell'auto a chi compie questi abusi. E poi controlli costanti per disincentivare ogni atteggiamento illegale. Però, essendo in prevalenza un fenomeno "culturale", bisogna partire dal rispetto dei diritti altrui e dall'osservanza delle regole del vivere civile.

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