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23 Marzo 2026 08:07:51
Una delle planimetrie mostrate che indicano i possibili passaggi della Tso dietro Bellavista
L'esposto alla Corte dei Conti dell'urbanista, ingegnere e architetto astigiano Carlo Ratti, che contesta non solo l'utilità del futuro Collegamento Sud/Ovest, considerandolo uno sperpero di denaro pubblico (190 milioni di euro), e che solleva dubbi formali anche sull'iter della progettazione, affidata dalla Regione ad Anas «senza le procedure di gara previste dal Codice degli appalti», ha scatenato commenti e prese di posizione da parte di molti politici astigiani.
«Rispetto agli esposti credo che la magistratura contabile farà le sue valutazioni - osserva l'assessore regionale alle Infrastrutture e Opere pubbliche Marco Gabusi - Regione, Anas e Provincia hanno approvato atti vagliati da tutti gli uffici giuridici dei vari enti e quindi non abbiamo dubbi. Nel merito dell’opportunità di realizzare un collegamento Sud/Ovest, c’è una volontà di larga parte del territorio, sindaci e imprenditori nel richiedere l’opera. È legittimo che chi vive nell’area interessata dall’opera tenti tutte le strade per non farla realizzare, ma noi andiamo avanti convinti della bontà del progetto».
Gabusi chiama anche in causa coloro che distinguono i competenti, «contrari alla realizzazione», dagli incompetenti «favorevoli». «Questi, come la consigliera comunale Briccarello, dipingono ancora una volta come ci sia una parte che si ritenga superiore moralmente e intellettualmente e un’altra che prova con semplicità a risolvere le questioni che da anni affliggono la città».
Contro l'urbanista Ratti si pone lo stesso sindaco di Asti, Maurizio Rasero, che replica: «Diventare famoso non vuol dire in automatico avere la verità in tasca. Sovente c’è chi filosofeggia dimenticando la realtà. Rispetto le posizioni altrui, ma rimango della mia: - continua - il Collegamento Sud/Ovest è un'opera strategica per il territorio, non solo per il comune capoluogo. Speriamo la Regione prosegua con decisione e forza perché è da troppo tempo tempo che attendiamo questa infrastruttura».
Dall'altra parte della barricata, contro l'opera come prevista in termini di consumo di suolo, di costi e di utilità, si schierano diversi esponenti del centrosinistra tra cui il potenziale candidato a sindaco Michele Miravalle (Pd): «Ci sono città che pagherebbero oro per poter contare sui suggerimenti urbanistici dell’architetto Carlo Ratti e invece, ad Asti, la Regione fa spallucce e continua a voler buttare soldi pubblici in un progetto che, così com’è, non serve. Nell’ultima versione è addirittura sparito il collegamento con l’ospedale. Lo ribadiamo ancora una volta, - prosegue Miravalle - Asti ha un enorme problema di traffico “interno”, di persone che devono entrare in città, soprattutto dal Sud della provincia. La Tso serve invece solo al traffico in “attraversamento”, a coloro che devono “aggirare” la città. Quella montagna di soldi andrebbe investita per interventi sulla viabilità leggera urbana così si migliorerebbero la qualità della vita e dell’aria per tutti gli astigiani. Perché non chiedere alla concessionaria della Asti-Cuneo di progettare la strada lungo Borbore, l’apertura di via Falletti, il collegamento San Fedele-via Torchio? Quelli sì che sarebbero interventi utili».
Per i consiglieri comunali di Uniti si può Vittoria Briccarello e Mauro Bosia, «l’importante contributo dell’autorevole voce di Ratti dovrebbe portare a una riflessione generale, in primis di carattere tecnico-amministrativa: quanto si rischia, da un punto di vista di sostenibilità economica, nel realizzare una maxi opera senza adeguare gli studi? In secondo luogo c'è una riflessione politico-sociale. La provincia vive un calo demografico costante e apparentemente irreversibile, basti osservare che nel 2013 c'erano 219.000 abitanti, oggi sono 207.000, una media di mille abitanti in meno all’anno. Con questo trend saremo meno di 200.000 quando la tangenziale sarà pronta, e ovviamente a diminuire sarà la fascia di popolazione che si sposta in auto visto che ci saranno meno giovani e più anziani. Bisogna chiedersi al massimo come mai, a fronte di questa diminuzione importante delle persone che usano per recarsi in città, il traffico lungo le direttrici di ingresso sia aumentato vertiginosamente: la risposta è nelle scelte scellerate di questa amministrazione come la pista ciclabile in via Gramsci, la mancata riapertura dell’uscita di San Fedele in tangenziale o la rotonda dell’ex mulino di corso Savona. Il paradosso è che l’amministrazione che ha creato questo intasamento oggi, anzi ieri, propone di risolverlo con una tangenziale fra 15 anni».
Per Briccarello e Bosia la possibilità di "circumnavigare la città", come aiuterebbe a compiere la tangenziale Sud/Ovest, è già possibile facendo diventare gratuito il transito tra i caselli autostradali di Asti Est e Asti Ovest. «Ma il problema del traffico cittadino risiede in alcuni importanti flussi di automobili legati ad alcuni orari, come l’ingresso delle scuole superiori e l’arrivo dei pendolari alla stazione. Che si entri da corso Torino o da corso Savona, per come è fatta Asti, sempre in centro di dovrà andare, e quindi la tangenziale risulta assolutamente inutile per risolvere questa situazione».
Il consigliere Mario Malandrone (Ambiente Asti) è contrario all'opera considerandola fuori tempo massimo e non utile alla mobilità di oggi. «Come evidenziato anche da Carlo Ratti, si tratta di un’infrastruttura pensata con logiche di un’altra epoca, che non risponde ai reali bisogni di traffico di oggi - spiega Malandrone - Ma il punto ancora più grave è un altro: in tutti questi anni, Provincia, Regione e Comune di Asti non hanno dato alcuna risposta concreta alle proposte alternative che sono state avanzate più volte. Proposte semplici, realistiche, ripetute nel tempo e sistematicamente ignorate. Non si è investito seriamente sul trasporto pubblico locale: nessun vero potenziamento delle linee bus, nessuna strategia per rendere il servizio più efficiente e attrattivo».
«Allo stesso modo, - continua Malandrone - non si è intervenuti con quei piccoli ma decisivi interventi sulla viabilità che potrebbero migliorare davvero i flussi: rotatorie da ripensare, collegamenti leggeri tra assi già esistenti, ottimizzazione dei nodi critici. Interventi mirati, meno costosi e realizzabili in tempi brevi, che avrebbero potuto portare benefici concreti già da anni. E invece nulla: nessuna pianificazione seria, nessuna sperimentazione, nessun cambio di approccio. Si continua invece a puntare su un’opera mastodontica, dai tempi lunghi e dai costi elevatissimi, senza aver prima nemmeno tentato soluzioni più intelligenti e moderne».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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