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Il caso

Maxi conguagli per Collina Volta, l’opposizione consiliare lancia il monitoraggio mensile e chiede la revoca delle costituzioni in mora

Parte l'operazione "fiato sul collo" per avere aggiornamenti periodici sui compiti affidati all'amministrazione Rasero dopo la votazione dell'ordine del giorno

Un momento del Consiglio comunale aperto su Cascina Volta

Un momento del Consiglio comunale aperto su Cascina Volta

Continua lo scontro politico, culminato martedì sera in un Consiglio comunale aperto, sulla gestione dei conguagli per l'area P.E.E.P. di Collina Volta e via Spandre. I consiglieri comunali di minoranza hanno formalizzato una duplice offensiva contro l’amministrazione comunale: da un lato la richiesta di revoca immediata delle messe in mora inviate ai residenti per i maxi conguagli non ancora versati e, dall'altro, l’avvio di un controllo ispettivo mensile per verificare che la Giunta si attivi, velocemente, come disposto dall'ordine del giorno votato in aula.

«Revocare subito le messe in mora»

Con una lettera indirizzata al Comune, i consiglieri di opposizione hanno chiesto formalmente di procedere alla revoca e alla contestuale dichiarazione di inefficacia delle costituzioni in mora, inviate ai proprietari coinvolti nel caso, con la scadenza per i pagamenti fissata al 15 marzo scorso. Secondo i firmatari, tale richiesta «trova fondamento nelle criticità e negli elementi di fatto e di diritto, emersi durante la seduta consiliare, che rendono opportuno e necessario un riesame complessivo dei provvedimenti adottati, al fine di garantire trasparenza, correttezza amministrativa e tutela dei cittadini coinvolti». Per questo viene richiesta l’adozione di un apposito provvedimento scritto «che disponga in modo chiaro la revoca e l’inefficacia degli atti indicati, dandone tempestiva comunicazione agli interessati».

Fiato sul collo: parte il monitoraggio mensile

Per evitare che gli impegni assunti il 25 marzo siano portati avanti con celerità, è stato stabilito un metodo di controllo serrato su quanto farà la Giunta per osservare il mandato inserito nell'ordine del giorno approvato in aula: il 27 di ogni mese verrà presentata una nuova interrogazione consiliare per fare il punto della situazione.

«Il nostro obiettivo - spiegano i consiglieri di minoranza - è evitare che ritardi amministrativi o errori procedurali ricadano ancora una volta sui cittadini». Nella prima di queste interrogazioni, i dodici firmatari (Briccarello, Malandrone, Bosia, Ferlisi, Vercelli, Cerruti, Miravalle, Sutera, Miroglio, Migliasso, Saracco e Crivelli) pongono quesiti precisi all'amministrazione guidata dal sindaco Rasero.

Si domanda «se sia già iniziato l’iter relativo all’individuazione dell’esperto per il parere pro veritate che deve determinare se sussistano soluzioni percorribili al fine dello stralcio degli interessi e delle spese legali; se sia già stato individuato il professionista per il parere pro veritate e quali siano i tempi previsti per la sua consegna; se sia in corso lo studio di soluzioni tecniche per evitare che gravino sui residenti gli interessi e le spese legali; se sia stata formalizzata la sospensione della richiesta degli interessi e delle spese legali, notificando tale provvedimento alle famiglie che hanno ricevuto la messa in mora; quale sia lo stato della verifica per lo scorporo della quota capitale relativa alle aree effettivamente adibite a servizi pubblici e viabilità, come previsto dagli indici urbanistici del comparto; se si è intrapresa la sospensione della richiesta della quota capitale, degli interessi e delle spese legali; quali passi concreti siano stati fatti per disciplinare la definizione agevolata e la rateizzazione lunga delle somme residue, onde garantire la sostenibilità economica per i nuclei familiari coinvolti; in quale data e con quali modalità si intenda convocare il primo momento informativo pubblico per aggiornare i cittadini sull'avanzamento di questi impegni.

A supporto della loro tesi, i consiglieri richiamano, tra gli altri atti, la Deliberazione di Giunta 262 del 2017, che già stabiliva come il Comune non dovesse computare interessi derivanti dai propri ritardi e una recente delibera della Corte dei Conti (129/2025) che ha ribadito un principio cardine: i costi derivanti da condotte inefficienti della pubblica amministrazione non possono essere scaricati sui privati.

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