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Crisi

Call center, dopo Konecta annunciati ad Asti altri 62 esuberi

Comunicati martedì dalle aziende Tecnocall e Mediacom che avevano vinto l'appalto Iren nel luglio 2024 - Le reazioni di Michele Miravalle (Pd) e Mauro Bosia (Uniti si può)

Call center, dopo Konecta annunciati ad Asti altri 62 esuberi

Dopo Konecta, che lo scorso dicembre ha annunciato 150 esuberi in Piemonte, altri due call center con sede ad Asti dichiarano licenziamenti.
E' stata infatti comunicata martedì ai sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, via posta elettronica certificata, la procedura di esuberi nelle sedi astigiane di Tecnocall e Mediacom, società che nel 2024 avevano costituito un Raggruppamento temporaneo di impresa (Rti) per partecipare all'appalto Iren, che poi avevano vinto "sottraendolo" a Konecta (ex Comdata).


In virtù di quel trasferimento di commessa, era scattata la clausola sociale, per cui i lavoratori che alla Konecta, con sede in via Guerra ad Asti, si occupavano della commessa Iren, erano stati assunti dalle due aziende vincitrici dell'appalto, che in base ai vincoli della clausola sociale avevano aperto una sede in città (entrambe negli ex uffici Tubosider in corso Torino). Così 59 dipendenti sono passati a Tecnocall, che ora annuncia 30 esuberi; 62 a Mediacom, che comunica 32 licenziamenti.

La voce dei sindacati

"La ragione - commenta Carmela Pagnotta (Slc Cgil) - è legata al calo di volumi della commessa evidenziato dalle due aziende, che hanno aperto una procedura di licenziamento collettivo. Ci sono 45 giorni di tempo per avviare la trattativa sindacale ed eventuali tavoli istituzionali. Ad oggi non sappiamo se l'intenzione sia quella di avviare esodi incentivati o la procedura di licenziamento basta sui criteri di legge".
Molto preoccupata per la situazione Carmen Aiello, Rsu Slc Cgil insieme a Vincenzo Boglione, eletti insieme a Maria Campisciano e Anna Perretta (Fistel Cisl) e Loredana Cravanzola (Uilcom Uil). "Il nodo della questione - commenta Aiello - è proprio legato al volume del lavoro. Passando i mesi la situazione è diventata sempre più grave. Nei prossimi giorni fisseremo, insieme alle segreterie regionali di riferimento, un incontro con le aziende per discutere di una situazione che ci ha lasciato senza parole. Di sicuro lavoreremo in modo unitario per far sentire la voce dei lavoratori: quelli indicati nelle comunicazioni pervenute sono i "numeri" annunciati dalle aziende. Noi faremo le nostre proposte."

L'intervento del consigliere comunale Miravalle

Ad intervenire sulla vicenda, con un post su Facebook, il consigliere comunale Pd Michele Miravalle: "Entrambe le aziende - scrive - lavoravano per conto di un unico cliente, Iren Mercato, che non ha garantito i volumi di lavoro previsti. E così si licenzia. Eppure le due aziende si erano “staccate” da Konecta proprio per seguire quella commessa di Iren che ora, dopo pochi mesi, si scopre essere molto ridimensionata". 
"Da amministratore pubblico, quindi - prosegue - mi pongo alcune domande doverose. Primo: i flussi di lavoro si sono davvero ridimensionati a tal punto da dover dimezzare la forza lavoro? Al riguardo, perché Iren non ha garantito quei carichi? Considerando, poi, che ha diversi interessi e investimenti su Asti (Asp, su tutti), può fare qualcosa per evitare che 70 lavoratori vengano licenziati?"
Infine il consigliere si domanda se i call center rappresentino davvero un business finito oppure se si possano sperimentare modelli sostenibili e compatibili con l'utilizzo dell'intelligenza artificiale (considerata uno dei principali motivi di crisi del settore, ndr). Da qui l'appello: "La politica locale - afferma - dovrà muoversi unita e decisa. È evidente che la città non può permettersi, nel corso di un mese, di perdere quasi 500 posti di lavoro (400 a Konecta e 70 tra Mediacom e Tecnocall). Va al più presto aperto un dialogo con Iren per non rassegnarsi e chiedere che arrivi il lavoro promesso".

L'opinione di Mauro Bosia (Uniti si può)

Sulla questione ha espresso un'opinione anche il consigliere comunale Mauro Bosia (Uniti si può), che su Instagram fa riferimento agli interessi di Iren sul territorio, "non solo vendendo ai cittadini i suoi servizi di luce e gas, ma anche tramite Gaia e Asp, aziende di cui detiene il 45% delle azioni e la gestione operativa. Per questo deve rispettare gli impegni e mantenere il posto di lavoro per queste 70 famiglie".
"Ed è proprio per questo - prosegue - che l'Amministrazione ha una responsabilità ancora maggiore in questa vicenda e deve attivarsi fin da subito per fare rientrare questa crisi, visto che Iren da anni viene descritta come l'unico interlocutore possibile per i nostri servizi pubblici".  

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