Regione Piemonte
14 Gennaio 2026 10:57:00
Nessun passo indietro sulla difesa del lavoro, dei territori e della continuità produttiva.
È un messaggio netto quello emerso al termine del tavolo Konecta, svoltosi ieri (martedì) in Sala Giunta al Grattacielo della Regione Piemonte a Torino, in occasione dello sciopero dei lavoratori delle sedi piemontesi dell'azienda procalamato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
All’incontro hanno partecipato i sindaci di Asti e Ivrea, gli amministratori dei territori coinvolti, i consiglieri regionali e le rappresentanze sindacali. Il tavolo, coordinato dall’assessore alle Attività Produttive Andrea Tronzano, ha visto la partecipazione in videocollegamento da Bruxelles del presidente Alberto Cirio, oltre agli assessori Marco Gabusi e Maurizio Marrone, e sarà ora portato avanti dal vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino, che aveva già avviato interlocuzioni sul tema.
«L’annuncio di Konecta, multinazionale spagnola del customer care, di procedere alla chiusura delle sedi di Asti e Ivrea entro giugno 2026, con il trasferimento a Torino di oltre mille dipendenti (circa 400 da Asti e 700 da Ivrea) - spiegano dalla Regione - apre uno scenario grave e inaccettabile, che mette a rischio occupazione, famiglie e interi territori».
«Nei prossimi giorni convocheremo l’azienda con l’obiettivo di aprire un confronto diretto, sia con i vertici italiani sia con la casa madre spagnola, affinché si costruisca un dialogo vero e non formale su alternative concrete alla chiusura dei siti. Insieme al governo, siamo al fianco dei lavoratori e degli amministratori locali, per difendere i posti di lavoro e preservare la capillarità di un patrimonio strategico come quello delle telecomunicazioni, che è centrale per l’innovazione e la digitalizzazione dei servizi a cui il Piemonte e questi territorio non vogliono rinunciare», ha spiegato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha partecipato all’incontro in videocollegamento da Bruxelles.
«Non può e non deve essere chi rispetta le regole, lavora con professionalità e garantisce servizi essenziali, a pagare il prezzo di strategie aziendali che non tengono conto delle conseguenze destinate ad abbattersi sui lavoratori. Su queste vertenze non ci saranno scorciatoie né rassegnazione: lavoreremo pancia a terra, insieme ai sindacati e agli amministratori locali, perché nessuno venga lasciato solo di fronte a decisioni che rischiano di avere pesanti ricadute sociali sui lavoratori e sulle loro famiglie», ha affermato il vicepresidente Elena Chiorino, annunciando la disponibilità a mettere a disposizione ogni strumento regionale dedicato alla formazione in questa delicata fase di transizione per il settore.
«La difesa del lavoro passa anche dalla difesa dei territori», ha sottolinea l’assessore alle Attività Produttive Andrea Tronzano. «Asti e Ivrea non sono aree periferiche - ha proseguito - ma nodi fondamentali di un sistema produttivo che la Regione vuole mantenere vitale e diffuso. Il trasferimento di oltre mille lavoratori rischia di impoverire due comunità che hanno sempre garantito competenza e continuità. Per questo, dalla questione dei costi ai contratti, passando per la sfida della digitalizzazione, metteremo in campo ogni strumento possibile: con piena disponibilità al confronto ma anche con la necessaria fermezza. Sarà nostra cura provare a interloquire direttamente con la casa madre spagnola, perché ogni ipotesi alternativa sia valutata con attenzione. L’obiettivo è tutelare l’occupazione, salvaguardare la presenza produttiva nei territori e costruire, con il contributo dei sindacati e delle istituzioni locali, alternative concrete a scelte unilaterali che non possono essere accettate», ha concluso Tronzano, annunciando la disponibilità a creare e convocare il tavolo di confronto sul settore delle telecomunicazionie richiesto dai sindacati.
«La Regione farà la propria parte per impedire l’impoverimento di città come Asti e Ivrea. Ci aspettiamo che l’azienda raccolga la nostra disponibilità a comprendere le difficoltà ed eventualmente a sostenere i maggiori costi aziendali in modo da mantenere l’occupazione nelle due sedi», ha aggiunto l'assessore ai Trasporti, Marco Gabusi.
«Siamo pronti a ripartire 3,7 milioni di euro, provenienti dal Ministero dell'Economia e Finanze, per promuovere la digitalizzazione dei servizi delle ATC agli inquilini e aiutare i servizi socio assistenziali dei comuni piemontesi a dotarsi delle cartelle informatizzate dei cittadini assistiti», ha concluso l’assessore alle Politiche sociali, Maurizio Marrone.
«L’auspicio è che queste risorse welfare possano contribuire a dare ossigeno ad un settore che rischia un'emergenza disoccupazione sui nostri territori, come dimostra la crisi Konecta, e ha bisogno della presenza della Regione».
Numerosi gli esponenti politici che hanno preso parte, a fianco di lavoratori e sindacalisti, al presidio. Tra loro Sarah Disabato, capogruppo regionale M5S Piemonte, e Antonino Iaria, deputato M5S, che hanno commentato: «Siamo al fianco dei manifestanti nel chiedere alla Giunta Cirio una presa di posizione forte verso la proprietà, per aprire un confronto vero sul piano industriale e individuare soluzioni alternative all’accorpamento, che garantiscano continuità occupazionale reale e tutela dei territori. Non si può scaricare il costo delle riorganizzazioni sui lavoratori e sulle comunità locali. Qui non è in gioco solo una sede, ma un pezzo di futuro occupazionale del Piemonte».
Iaria aveva anche parlato direttamente, lunedì ad Asti, con i lavoratori Konecta, insieme alla collega Chiara Appendino, che sul tema è intervenuta ieri alla Camera dei deputati. «Lunedì - ha affermato - ero ai cancelli di Konecta e oggi intervengo per portare in quest'Aula la loro voce: quella di 1.100 lavoratori che questa mattina hanno scioperato. Quello che stanno vivendo – l'accorpamento delle sedi di Ivrea e Asti su Torino – non è una riorganizzazione, è una dismissione aziendale che riguarda tutti noi. Ci riguarda perchè non è moralmente dignitosa: in un settore caratterizzato da stipendi medio-bassi e con un'alta incidenza di part-time, obbligare a un trasferimento quotidiano in un'altra città è un licenziamento mascherato. Ci riguarda perchè permettere la desertificazione sociale e industriale delle nostre province significa spegnere intere comunità. È una sconfitta dello Stato e tocca a noi - alla politica - richiamare alla responsabilità sociale quelle grandi imprese, spesso legate a fondi pubblici o concessioni statali, il cui atteggiamento decide la vita di queste famiglie».
Ad intervenire al termine del presidio anche i consigliere regionali del Pd Gianna Pentenero, Alberto Avetta e Fabio Isnardi: «E’ necessario - hanno affermato - individuare soluzioni alternative all’accorpamento delle sedi: le organizzazioni sindacali hanno avanzato proposte concrete che avrebbero dovuto essere vagliate. L’azienda, invece, si è mostrata indisponibile a rivedere il piano. Per questo è fondamentale che la Regione intervenga, ascolti i territori e contribuisca a costruire un percorso che salvaguardi l’occupazione e mantenga aperti i presidi di Ivrea e Asti. Continueremo a seguire la vertenza e a sostenere i lavoratori di Konecta perché difendere questi posti di lavoro significa difendere intere comunità e il loro futuro».
Vicinanza ai lavoratori è stata infine espressa dal gruppo consigliare di Asti dei Giovani Astigiani, che ha visto partecipare al presidio il consigliere comunale Alberto Toscano: «Espriamo forte preoccupazione, ma al contempo una prudente fiducia - ha affermato Toscano - nel percorso avviato. La mobilitazione odierna, unita alla disponibilità manifestata dalla Regione Piemonte, all’impegno dell’Amministrazione comunale e di tutte le parti istituzionali, può rappresentare un passo concreto per aprire uno spiraglio positivo e scongiurare lo spostamento della sede».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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