Vertenza
26 Gennaio 2026 18:29:00
«Per il 2026 Iren non prevede un aumento dei volumi di lavoro. Anzi, addirittura si parla di ulteriore calo. A soffrire, quindi, saranno ancora i call center Mediacom e Tecnocall».
A parlare è Carlotta Scarpa, sindacalista della segreteria regionale Slc Cgil, al termine dell’incontro, svoltosi la scorsa settimana, tra i sindacati e le due aziende che nelle scorse settimane hanno aperto la procedura di licenziamento collettivo ai sensi della legge 223, per un totale di 62 esuberi su 121 dipendenti.
LA VICENDA
Le due società, nel 2024, avevano costituito un Raggruppamento temporaneo di impresa (Rti) per partecipare all'appalto Iren, che poi avevano vinto “sottraendolo” a Konecta, l’azienda specializzata nel servizio clienti con sede in via Guerra. In virtù di quel trasferimento di commessa era scattata la clausola sociale, per cui i lavoratori che alla Konecta si occupavano della commessa Iren erano stati assunti dalle due aziende vincitrici dell'appalto, che in base ai vincoli della normativa avevano aperto una sede in città (entrambe negli ex uffici Tubosider in corso Torino).
Così 59 dipendenti sono passati a Tecnocall, che ora annuncia 30 esuberi; 62 a Mediacom (tra cui cinque impegnati in un distaccamento di Padova, inserito nella clausola sociale), che comunica 32 licenziamenti.
IL CONFRONTO
All’incontro la sindacalista Cgil era affiancata dai colleghi Silvia Poletto (Fistel Cisl), Maurizio Sfondrini e Fabio Aquilino (Uilcom Uil), oltre che dalle Rsu delle due aziende. Presenti il management, i consulenti e i legali di Tecnocall e Mediacom.
«Nel corso della riunione - spiega Scarpa - le due aziende hanno ripercorso le plurime interlocuzioni effettuate, dal luglio 2024 (avvio dell’appalto) all’estate 2025, per chiedere al committente di aumentare i volumi del lavoro. Sulla comunicazione ufficiale a noi inviata lo scorso 7 gennaio, infatti, è scritto che la ragione degli esuberi è legata principalmente al fatto che Iren, dall’avvio dell’appalto, non ha mai riconosciuto i volumi di lavoro previsti nel bando di gara, per cui ora il personale impegnato sulla commessa è eccessivo.»
«Il problema è che le due aziende hanno riferito che la situazione nel 2026 è destinata a peggiorare. Per l’anno in corso, infatti, Iren non prevede un aumento dei volumi. Anzi, si parla addirittura di calo, perché punta ad uno sviluppo in due direzioni: da una parte il potenziamento dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, dall’altro l’apertura di uffici per l’assistenza in presenza ai clienti.»
Alla luce di questa situazione, quindi, l’azione unitaria dei sindacati andrà in due direzioni. «Da una parte - assicura Scarpa - faremo di tutto per richiamare Iren al rispetto del capitolato, coinvolgendo tutti coloro che ci possono aiutare nella vertenza, come politici e amministratori locali. Dall’altra valuteremo gli strumenti che abbiamo a disposizione per tamponare la situazione ed evitare i licenziamenti collettivi, che, sia chiaro, non firmeremo mai. Si può pensare, ad esempio, all’avvio di contratti di solidarietà abbinati a qualche uscita volontaria, con accesso alla Naspi e un minimo di incentivazione che potranno concedere le due aziende. Consapevoli, comunque, che se non arriveranno volumi di lavoro sarà una soluzione temporanea che “sposterà in avanti il problema”».
La trattativa tra sindacati e aziende proseguirà il 3 febbraio in occasione di un incontro in remoto, cui seguiranno il giorno successivo le assemblee con i lavoratori.
L'INTERVENTO DEL CONSIGLIERE COMUNALE MALANDRONE
Sulla questione è intervenuto Mario Malandrone, consigliere comunale (lista civica Ambiente Asti), che ha trasmesso una interrogazione in Consiglio comunale. «Non è accettabile - ha affermato - che l’innovazione tecnologica o l’introduzione dell’intelligenza artificiale diventino il pretesto per tagliare l’occupazione. Condividiamo e sosteniamo la richiesta dei sindacati di una chiara assunzione di responsabilità da parte di Iren, azienda che opera anche nei servizi pubblici sul territorio astigiano».»
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
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