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Intervista

Carlo Ratti, progettista della torcia olimpica: «La vera protagonista è la fiamma»

L'architetto astigiano domani assisterà alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano - Cortina

Carlo Ratti, progettista della torcia olimpica: "La vera protagonista è la fiamma"

«Certo!». Così Carlo Ratti, brillante e stimato architetto astigiano dalla carriera internazionale, risponde a chi gli domanda se sarà presente, domani, alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano - Cortina.

Non ha dubbi perché sarà il momento in cui farà ingresso allo stadio di San Siro, per dare il via ai giochi, la "sua" torcia olimpica. Sì, perché a progettarla, insieme a quella paralimpica, è stato lo studio internazionale da lui diretto, il Carlo Ratti Associati, con sede principale a Torino. Frutto di un lavoro di squadra che ha visto il contributo, tra gli altri, di altri due professionisti astigiani: Luca Bussolino e Ludovica Casalone.

Per l'architetto Ratti un nuovo capitolo di una carriera che lo impegna in tutto il mondo. Docente al Politecnico di Milano e al Massachusetts institute of technology (Mit) di Boston, dove ha fondato il Senseable City Lab, è stato incluso dalla rivista Wired "tra le 50 persone che cambieranno il mondo".

Luca Bussolino durante la presentazione della torcia olimpica all'Istituto italiano di cultura di Parigi, in occasione dle lancio del numero della rivista "Interni" dedicato allo sport

 

Architetto, sarà presente alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano - Cortina?
Certo!


Il Comitato Olimpico ha chiamato la torcia progettata dallo studio Carlo Ratti Associati “Essential”.
Si riconosce in questo aggettivo?

Sì. Abbiamo lavorato partendo dalla fiamma, ad fontes, come nell’antica Grecia, dove il fuoco era il centro del rito e il contenitore restava quasi secondario. La domanda era volutamente elementare: che cosa serve davvero perché una fiamma bruci in modo affidabile e con una certa dignità?
Se dovessi aggiungere altri termini direi “inclusiva”, perché la superficie assorbe ciò che la circonda — la città, le montagne, la neve — fino talvolta a scomparire. E “responsabile”, perché la torcia è pensata per essere riutilizzata, non consumata in un unico gesto cerimoniale. In questo senso si comporta più come uno strumento che come un trofeo.


Con quali materiali è stata realizzata?
La struttura è composta principalmente da alluminio e ottone riciclati. La superficie è trattata con una finitura PVD (Physical Vapor Deposition), scelta per la resistenza al calore, ai cicli ripetuti di accensione e alle condizioni invernali. È una soluzione tecnica che produce anche un effetto percettivo preciso: la torcia si comporta come uno specchio, mutando continuamente in relazione all’ambiente circostante.

Un video di YouTube in cui Carlo Ratti spiega come sono state progettate le torce


Prima dell’avvio del viaggio verso l’apertura dei Giochi, come è stata testata la torcia?
Con moltissimi test: accensioni ripetute, stabilità della fiamma, resistenza al vento, temperature estreme, trasporto, uso continuo. Il lavoro con Cavagna Group sull’ingegnerizzazione del bruciatore è stato centrale in questa fase. L’obiettivo era pragmatico: affidabilità assoluta e una fiamma sempre leggibile alla luce del giorno e sotto le telecamere.
Solo dopo aver risolto questi aspetti la torcia poteva permettersi di diventare anche un segno.


Ha ricevuto riscontri dai tedofori che l'hanno portata in giro per l’Italia?
Sì, e sono stati molto concreti: bilanciamento, impugnatura, facilità d’uso, percezione del calore, affidabilità dell’accensione. D’altronde è la torcia più leggera e maneggevole mai progettata. Per un progettista è un ottimo segnale: quando le osservazioni restano pratiche significa che l’oggetto sta funzionando nel modo giusto, lasciando spazio al gesto e alla persona che porta la fiamma.


Il suo studio ha progettato anche la torcia paralimpica. In cosa differisce da quella olimpica?
La logica progettuale e la tecnologia sono le stesse, così come la finitura PVD riflettente. Cambia il colore: la torcia olimpica ha tonalità verde-blu, quella paralimpica vira verso il bronzo.
In entrambi i casi la superficie reagisce costantemente alla luce e al contesto, facendo sì che la fiamma resti la vera protagonista.


Qual è il suo principale motivo di soddisfazione rispetto a questo progetto?
Aver spostato l’idea di icona dalla “forma” alla “performa”, cioè al modo in cui viene usata. La torcia può essere riutilizzata fino a dieci volte grazie a un sistema ricaricabile alimentato a bio-GPL, sviluppato con Versalis ed Eni. Questo ha permesso di ridurre la produzione a circa 1.500 unità, una quantità molto inferiore rispetto al passato.
In un progetto così visibile la soddisfazione nasce dalla misura: fare meno, farlo meglio.


Oltre alle Olimpiadi, su quali progetti è impegnato attualmente?
In Italia stiamo lavorando, tra gli altri, alla ristrutturazione della sede storica di Generali, Palazzo Carciotti a Trieste, e a uno dei più grandi poli culturali del Paese, AGO Modena. All’estero abbiamo progetti in corso in molte città, da Parigi a Palm Beach a Singapore. Alcuni di essi saranno visibili anche durante la prossima Milano Design Week.

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